Album
Gommalacca
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Daniele Rigoli
- 29 Gennaio 1998
Come per molti dischi di Battiato, Gommalacca è figlio del suo tempo. In esso convive la cifra stilistica battiatesca, ma allo stesso tempo emerge in maniera preponderante l’uso del computer, mezzo attraverso il quale modificare la voce, tagliarla e rimontarla oppure dedicarsi ai campionamenti. Ne deriva un album oscuro (Il Mantello E La Spiga), a metà tra pop esotico (Il Ballo del Potere) e rock claustrofobico (Shock In My Town) fusi nello sperimentalismo che è ormai diventato un marchio di fabbrica del siciliano.
Si tratta di un disco celebrale, apocalittico ma, soprattutto, tremendamente affascinante, come lo stesso Sgalambro ha affermato: “I suoni di Gommalacca sono suoni di superficie, di striscio… solo i cantanti e gli indovini li praticano, solo i fortunati li ascoltano”.
Una superficie crepuscolare, d’altronde il mondo intero, che con un misto di inquietudine e fascino si avvicinava alla fine del millennio, correva ai ripari firmando il protocollo di Kyoto e fronteggiando il morbo della Mucca pazza, reagiva al capitalismo con la nascita dei movimenti No Global e in Italia, mentre Zucchero, Ramazzotti e Bocelli svettavano nelle classifiche di vendita, si cercava di comprendere lo strazio della vicina guerra dei Balcani tentando di familiarizzare coi tassi di conversione dell’Euro.
Su SA trovate un ampio approfondimento di carriera dedicato a Battiato scritto da Fernando Rennis.
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