Station To Station
gen
23
1976

David Bowie

Station To Station

RCA

PopRock
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Info

Il decimo long playing in studio per David Bowie viene pubblicato il 23 gennaio 1976. Tra il plastic soul di Young Americans e la trilogia berlinese, Station To Station è album di transizione come tutto l’anno 1976, anche se in fondo tutti gli album e tutti gli anni sono album e anni di passaggio, da stazione a stazione… Sei canzoni per un totale di poco più di 38 minuti, frutto di sessioni di registrazione (tra ottobre e novembre 1975 ai Cherokee Studios di Los Angeles) che Bowie stesso non ricorda, ai tempi completamente distrutto dalla dipendenza da cocaina. La produzione è, come in Young Americans, del Nostro insieme a Harry Maslin: sempre dall’album precedente vengono confermati i chitarristi Carlos Alomar e Earl Slick, il batterista di estrazione fusion Danny Davis e Warren Peace come seconda voce e percussionista, ai quali si aggiungono il bassista George Murray e il pianista della E-Street Band Roy Bittan. L’immagine di copertina è una foto di scena da L’uomo che cadde sulla Terra, cerebrale sci-fi movie di Nicolas Roeg con Bowie attore protagonista (il film debutterà nel Regno Unito il 18 marzo 1976, sugli schermi USA si vedrà da fine maggio – anche la copertina del successivo Low sarà tratta dallo stesso film).

Ascoltiamo l’album canzone per canzone, accompagnati dai commenti di Stefano Solventi (di seguito tra virgolette e in corsivo), tratti dalla seconda parte della nostra monografia dedicata a David Bowie, “Le dinamiche del cambiamento”.

Station To Station: con i suoi oltre 10 minuti, l’opening track dell’album è il brano più lungo tra tutti quelli registrati in studio da Bowie. “Una sorta di mini suite”: il primo minuto è occupato dal suono di un treno che passa stereofonicamente da destra a sinistra, introducendo uno straniante “blues meccanico” dominato dai feedback delle chitarre di Slick e Alomar. Solo dopo oltre tre minuti dall’inizio entra il canto, “ieratico e istrionico, solenne e sordido, come dovesse officiare un bieco cerimoniale”: accompagnato da un ritmo beguine compare il Thin White Duke, il Sottile Duca Bianco, istrionica maschera da rockstar decadente e nazistoide. A metà strada il pezzo vira verso il glam, “come un guizzo di vitalità sprezzante che si permette di calpestare l’angoscia”. Intriso di riferimenti esoterici, l’ermetico testo della canzone si presta a tante interpretazioni (Bowie ha ad esempio affermato che il titolo si riferisce alle stazioni della via crucis e non a quelle ferroviarie). Come riconosciuto direttamente dallo stesso autore, Station To Station è davvero brano preconizzatore dei prossimi sviluppi berlinesi.

Golden Years: uscito nel novembre del 1975, è il singolo che anticipa l’album (l’esibizione al Soul Train rimane negli annali), il momento più vicino alle atmosfere black e danzerecce di Young Americans. “Il soul scorre oppiaceo e accattivante come un nastro di celluloide avariata”.

Word On A Wing:”una preghiera straziante rivolta a Dio, sorta di ultima risorsa per fuggire l’abisso senza perdere il gusto della più ipertrofica e crooneristica teatralità”.

TVC 15: “col suo delirio riguardo ad una fidanzata rapita dalla televisione, chiama a raccolta fregole glam e turbe cabarettistiche, chitarre e sax in un gioco rock veemente, tuttavia come irrigidito entro strutture robotiche”.

Stay: costruita sulla progressione armonica di John, I’m only dancing, supportata da un egregio lavoro complessivo del gruppo (su tutti la chitarra di Slick e il basso di Murray), Stay è “la litania acida e algida che più definisce il personaggio del Duca Sottile, un funky-soul sul punto di farsi disco cocainica, interpretata con una sorta di sprezzante disperazione, quasi confessasse uno stato delle cose oramai insostenibile”.

Wild Is The Wind: l’unica cover del lotto (tratta dalla colonna sonora di un film del 1957) è una “ballad melodiosa e malinconica” già nel repertorio di Nina Simone, artista riverita da Bowie, viene qui trasfigurata “con una prova vocale in bilico tra abbandono e romanticismo travolgente”.

Tra i reperti del periodo disponibili in rete, a parte la già citata partecipazione in Soul Train, spicca l’ospitata allo show TV di Dinah Shore: dove presenta Stay, viene intervistato anche da Henry “Fonzie” Winkler e Nancy Walker, prende lezioni di difesa personale da un maestro di karate e premia con il disco d’oro la compianta Natalie Cole.

Station To Station è stato ripubblicato nel 2010 in versione deluxe, con la registrazione del concerto del marzo ’76 al Nassau Coliseum (fino ad allora uno dei bootleg più apprezzati da fans bowieani) ad accompagnare la rimasterizzazione dell’album originale.

di Alessandro Pogliani

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