Album

Ultra

14 Aprile 1997 pop rock industrial blues

Pubblicato il 14 aprile 1997, Ultra, nono album in studio dei Depeche Mode, fu un vero e proprio disco rinascita per una band vessata dalla riabilitazione di Dave Gahan e dall’uscita di scena di Alan Wilder. Brani come Barrel of a Gun, Home, It’s No Good e Useless diventeranno classici del loro repertorio.

Tra la conclusione dell’Exotic Tour nel 1994 e la  morte clinica del frontman per tre lunghissimi minuti due anni più tardi, nel maggio del 1996, il gruppo sembrava agli occhi di tutti arrivato all’inevitabile capolinea. Alan Wilder aveva mollato, Dave Gahan, ripulitosi, faticava a riprendersi specie dal punto di vista della performance vocale. Flood, visti i trascorsi, aveva declinato l’invito di una nuova collaborazione con una formazione riconfiguratasi a trio.

Le peggiori premesse portano, a sorpresa di tutti, a un lavoro solo leggermente inferiore ai capolavori appena precedenti. Ultra è un album più che solido, variegato e coerente, una ferma attestazione di vitalità e freschezza di un gruppo che abbandona tanto la dance degli ormai lontani inizi quanto le infiltrazioni più gospel e spirituali dell’immediato predecessore, calcando invece su ritmiche mutuate dall’hip hop e sulla visceralità del blues, da sempre sottesa al gruppo, con la massiccia presenza di riferimenti industrial a far da ponte tra passato e futuro.

Barrell of a Gun apre il disco con un attacco di batteria che sembra una Ava Adore degli Smashing Pumpkins più adrenalinica, per poi diventare quello che potrebbe essere un singolo scritto dai Nine Inch Nails: è un testo catartico in cui Dave, attraverso la penna di Martin, sembra mettere sul piatto i propri demoni («A vicious appetite / Visits me each night / And won’t be satisfied») ed evidenzia un impellente bisogno di umiltà («Whatever you’ve planned for me / I’m not the one») che è l’esatto opposto della maschera da maledetto eroe del rock indossata fino al disco prima. The Love Thieves è la prima delle crepuscolari e introspettive ballate di cui si accennava, seguita da una Home che invece parte come una Barrell of a Gun più ovattata, ma si svela lentamente a sua volta come una delle ballad più intense e personali mai cantate da Gore: ritornello da accendino in mano sostenuto da un florilegio di archi in cui Martin ringrazia un generico «you» che potrebbe riferirsi alla moglie, ai fan del gruppo oppure ai compagni di avventura.

It’s Not Good si adagia su un’elettronica più matura, guidata dal groove e con lo spettro dei nuovi padroni dei dancefloor inglesi (Chemical Brothers e Prodigy su tutti) evidente sullo sfondo; Useless parte con un ritmo hip hop per poi trasformarsi in un bluesaccio grazie ad un riff di chitarra acidissimo, ma il cantato – soprattutto nel ritornello – non potrebbe essere più Depeche Mode di così; Sister of Night è una preghiera notturna (che la «sister» in questione sia una musa amorosa, l’eroina o la morte stessa non ci è dato saperlo), mentre l’inquietante e ossessivo intermezzo strumentale Jazz Thieves fa da ponte con il lancinante blues acustico di Freestate, le sperimentazioni di Bottom Line tra una lap guitar tipica del country e la batteria di Jaki Liebezeit dei Can, e una magistrale chiusura affidata alle incantevoli melodie di Insight.

Su tutto abbondano testi in cui Gore sembra farsi carico della sofferenza dell’amico cantante, scrivendo in prima persona quello che pensa frulli per la testa di Gahan. Quindi ancora dipendenza, bisogno di amore, auto-flagellazionee una serpeggiante volontà di ripresa e di riscossa.

[continua la lettura nell’approfondimento di carriera dedicato ai Depeche Mode, Questo è pop, ma non per tutti]

Tracklist
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Discografia
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  • 1 Barrel Of A Gun
  • 2 The Love Thieves
  • 3 Home
  • 4 It's No Good
  • 5 Uselink
  • 6 Useless
  • 7 Sister Of Night
  • 8 Jazz Thieves
  • 9 Freestate
  • 10 The Bottom Line
  • 11 Insight
  • 12 Junior Painkiller
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