Album

Gabor Lazar - Source

26 Giugno 2020 elettronica

Dopo la minimale sperimentazione elettronica dei suoi primi lavori in solo (ILS sulla Presto?! di Senni, EP16 su Death Of Rave, Crisis Of Representation su Shelter Press) e in collaborazione (The Neurobiology Of Moral Decision Making con Mark Fell), l’ungherese Gábor Lázár riprende le fila del suo ultimo album per Death Of Rave (Unfold), per affondare un altro colpo da maestro sulla Planet Mu di Mike Paradinas. Alle taglienti e antigravitazionali trame future electro della precedente prova – metti DJ stingray e Logos chiusi in un ascensore – il lavoro aggiunge morbide glasse sui bassi e funk cubista, dimostrando maestria e intuito degni di Millie & Andrea.

Lungi dall’essere un disco facile, Source è hyperfunk suonato live in studio. Molti suoni vengono veicolati dai pad, ed è eccitante osservare Lázár maneggiare onde sinusoidali di locked groove e lanciarsi in eleganti mosse di danza schivando acuminati beat e fasci laser. La precisione e i tagli techno sono paragonabili a quelli di Objekt e pure l’amore per il lavoro di Gerald Donald e Autechre li accomuna; la differenza la fa l’approccio, sul piano inclinato di un rave sound tutto contemporaneo, lontano dall’ennesima installazione sonora pronta per le gallerie d’arte.

Source è codice Morse di spugnosi bassi e beat, un lavoro che si piazza su un ideale continuum funk che dai Kraftwerk arriva agli anelli di Saturno del weightless sound, un riduzionismo che Lázár ricalibra con intuito, insistenza, pressione costante e innegabile urgenza. Della drop music di Return alla fine dei 40 minuti del disco c’è senz’altro bisogno, ma finita quella è già tempo di riaccendere la strobo e l’arte marziale del suo dancefloor.

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