Album
Physical Graffiti
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Stefano Solventi
- 12 Dicembre 2013
I Led Zeppelin sembravano sul punto di scoppiare, dopo cinque album in quattro anni che li avevano spediti sul tetto del mondo. I quasi due anni di silenzio discografico dopo Houses Of The Holy furono tra i più travagliati della loro storia, tra l’intervento alle corde vocali di Plant e le illazioni sull’imminente fuoriuscita di John Paul Jones (non del tutto prive di fondamento). In realtà il sesto album era pronto già nell’estate del ’74, ma la sua pubblicazione divenne un affare assai controverso: a parte le discussioni sulla copertina (con la celebre facciata del palazzo newyorkese con le finestrelle apribili), il loro ambiziosissimo manager Peter Grant volle farne un doppio, anche per inaugurare col botto la nuova etichetta della band, la Swan Song.
Tra i quindici pezzi in scaletta fecero la loro comparsa anche outtakes dei lavori precedenti, esponendo Physical Graffiti ai feroci attacchi della critica che non digerì la discontinuità stilistica e di ispirazione. Il tempo ha stemperato i giudizi e oggi viene considerato uno dei più significativi album hard rock di ogni tempo, anche se la varietà dei riferimenti e delle forme rende difficile ogni catalogazione. In ogni caso, tra diffusi contagi funk, boogie sabbiosi (una The Rover che sembra ammiccare ai coevi ZZ Top), vecchie ossessioni blues (In My Time Of Dying) e folk terrigni (Bron-Yr-Aur), più la consueta attitudine per il riff devastante di Page (quelli di Kashmir, The Wanton Song e Custard Pie su tutti), la tracklist si mantiene dinamica e molto godibile.
A ridosso della stagione punk e new wave, con l’hard rock impegnato a rendere sempre più ipertrofica la propria calligrafia (i Rainbow di Ritchie Blackmore), a lasciarsi impollinare dal glam (Kiss) e a ipotizzare le prime rappresaglie heavy metal (i Judas Priest debuttarono nel ’74), l’uscita di Physical Graffiti a metà dei Seventies assume un aspetto simbolico da canto del cigno di tutta una stagione, nonché di una band che non saprà più ripetersi a così alti livelli.
Tracklist
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Discografia
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- 1 Custard Pie
- 2 The Rover
- 3 In My Time Of Dying
- 4 Houses Of The Holy
- 5 Trampled Under Foot
- 6 Kashmir
- 7 In The Light
- 8 Bron-Yr-Aur
- 9 Down By The Seaside
- 10 Ten Years Gone
- 11 Night Flight
- 12 The Wanton Song
- 13 Boogie With Stu
- 14 Black Country Woman
- 15 Sick Again
