Album
Love/Dead
-
Giuseppe Zevolli
- 14 Maggio 2020
L’artista di Connemara, Irlanda, Olan Monk attinge a un immaginario new wave/industrial, i cui risvolti goth diventano un’occasione per riflessioni filosofiche su vita e morte spesso presentate ambiguamente tra il serio e il faceto. «I am no longer a functioning member of society», mormorava con il fare di uno zombie su uno scheletrico beat in Saint Homeless, uno dei brani più dissacranti del suo album a nome Olan intitolato, per l’appunto, Monk (2015).
Love/Dead, pubblicato dall’etichetta/collettivo di artisti da lui co-fondato C.A.N.V.A.S., si annuncia come «a reflection on the transience of life and certainty of death», condotta tra accecanti episodi industrial, in cui i sensi vengono violentemente travolti dalla disperazione (Brother, Gold) e da rifocillanti soste più vicine alle astrazioni dell’ultimo doppio EP Inis/Aman (2018). Sul disco compaiono anche James K (già collaboratrice, tra gli altri di Yves Tumor) e l’artista irlandese Maria Somerville, i cui catatonici vocals graziano l’affascinante inno sepolcrale Dead.
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