• Apr
    03
    2020

Album

Warp Records

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Nel suo monumentale primo disco per Warp Safe In The Hands of Love (2018) Yves Tumor trasfondeva la sua sensibilità di produttore di elettronica sperimentale in un immaginario e un sound più marcatamente pop-rock. In brani chiave come Licking An Orchid e Noid Tumor sembrava persino riuscire nell’impossibile: riportare dimenticate traiettorie indie/alternative rock nelle orbite “cool” della musica elettronica. Al contempo, sul disco comparivano collaborazioni con artisti attivi in cricche più vicine all’underground industrial (Oxhy, Croatian Amor, Puce Mary), lugubri episodi ambient e noise che nell’insieme costituivano una sorta di metaforico lato B presentato alla rinfusa, quasi a voler accontentare i fan delle sue impressionistiche produzioni negli ottimi When Man Fails You (2015), Serpent Music (2016) e Experiencing The Deposit of Faith (2017).

Negli show dal vivo a seguire, presentati a nome Yves Tumor & Its Band, tuttavia, questo lato B scompariva a favore di dirompenti assoli alla chitarra elettrica, assordanti batterie e, nei seducenti movimenti di un istrionico Tumor slanciato nella semioscurità, uno swag da consumata rock star. Ha molto senso che l’unico brano pubblicato dall’artista nel 2019 sia Applause: come notavo all’indomani del suo concerto londinese, il verso «I’m just a rock and roll baby / Come and be my rock and roll lady», più di tutti, sembrava riassumere lo spirito delle sue esibizioni dal vivo e anticipare la direzione a venire. Pur perdendo indubbiamente per strada le sottigliezze e le astrazioni dei suoi dischi precedenti, nelle dodici tracce di Heaven To A Tortured Mind, un vero e proprio bagno di sonorità rock a cavallo tra psichedelia e i consueti riferimenti soul, Tumor immortala il suo status di icona glam rock, raddoppiando in elettricità, caos e torbido sex appeal.

Il singolo apripista Gospel of A New Century, tra scoppiettanti false partenze e inneggianti, baldanzosi sassofoni decostruiti a colpi di sample, introduce la prima di una lunga serie di decadenti racconti incentrati su relazioni amorose consumate tra dissolutezze e morbosi tira e molla. «You know I’m out my mind, girl / Don’t make this harder / Come and light my fire, baby», sbraita lamentoso. Mentre chitarre e batterie sembrano azzuffarsi sullo sfondo, Tumor si riscopre verboso tombeur in preda a una diabolica egomania tutta glam. Solo lunghi, esasperati assoli all’elettrica (componente chiave del disco, persino nelle sue note conclusive, gli ultimi secondi di A Greater Love), sembrano riuscire a sfidare e, in alcuni casi, sovrastare i suoi sproloqui. Nell’incontenibile calderone psichedelico Medicine Burn, Tumor esce vincitore da questa priapica sfida con lo strumento, ripetendo ossessivamente il verso «And six hundred teeth, and six hundred» in coda a un robertjohnsoniano incontro con il Diavolo, prima di assumerne lui stesso le sembianze e lanciarsi in una sequenza di urla che mi riportano alla mente istrioni post-punk come il demonico Fad Gagdet di Coitus Interruptus. Nella dirompente Kerosene!, invece, spicca, bypassando un iperdrammatico assolo all’elettrica, la voce di Diana Gordon, in duetto con Tumor alla ricerca di un compromesso amoroso («Oh, I can be your only girl, little baby»). A tratti sembra di sentire l’eco di uno dei più pomposi, lascivi duetti di Prince, l’esplosiva sinergia tra i due interpreti più adatta ai bagliori di un concerto da stadio che a una qualunque pretesa di intimismo.

Riferimenti agli anni Settanta di soul, hard rock e glam abbondano, sia da un punto di vista sonoro che nel recupero di cliché e significanti volti a dipingere Tumor come sregolato rockeur in cerca di bagni di folla. «Hate me like no other lover, baby / Tell me, lately, do I drive you crazy?», canta nella sprezzante ballata psych Super Star. Oltre alla magnetica personalità di Tumor, ciò che impedisce a Heaven To A Tortured Mind di sconfinare in un’indulgente retromania, è l’impianto pressoché fulmineo dei pezzi: fatta eccezione per la sopracitata Kerosene!, i brani scorrono rapidi e riescono a mantenere alta la tensione grazie a minori ma incisivi cambi di rotta o effetti sorpresa. La doppietta Romanticist/Dream Palette è indicativa in questo senso. Unite da un concitato crescendo di percussioni e sample di fuochi d’artificio (strategia già adottata da Tumor in Experiencing The Deposit of Faith), i due brani vedono il sorprendente compenetrarsi di una sublime ballata RNB in duetto con Kelsey Lu e di una vorticosa suite psichedelica trainata da un aggressivo basso e i vocals disperati di Tumor e Julia Cumming.

La presenza di queste voci femminili a tratti in lotta con Tumor per il primo piano, spesso teletrasporta le atmosfere glam dei brani in territorio più marcatamente soul, come accadeva su Mechanical Animals di Marilyn Manson, artista cui Tumor fa cenno non poco in quanto a estetica e ideali sincretistici (c’era anche Floria Sigismondi, non a caso, dietro al suo luciferino video di Lifetime). «Tell me, is this confidential love?», sbraita minacciosa Cumming in Dream Palette, mentre in Strawberry Privilege i suoi controcanti sembrano quasi mitigare la drammaticità del falsetto di Tumor («I didn’t know what to do / I knew I would find my way») e ricreare la spensieratezza di un girl group Motown. C’è della varietà anche nei breakbeat della mesta Folie Imposée, nell’accavallarsi di animaleschi versi della strumentale Asteroid Blues, e nei due minuti di Hasdallen Lights, l’unico brano che, con quei bislacchi archi synth nel sarcastico stile di un Dean Blunt o un James Ferraro, molto probabilmente accontenterà i più rockfobici tra i nostalgici dei suoi primi lavori. Difficile dirlo, ma come loro, più che sperare, sospetto che Tumor si stia prendendo un po’ gioco di noi, e che tornerà presto alle soluzioni più astratte e marcatamente sperimentali di ambient e noise, ambiti in cui, è giusto ammetterlo, ha raggiunto picchi d’idiosincrasia e futuribilità. Nel mentre, Heaven To A Tortured Mind rimane un affascinante documento di questo suo presente da rock star assoluta.

4 Aprile 2020
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