The Long Goodbye
Lug
12
2019

Pere Ubu

The Long Goodbye

Cherry Red Records

AvantGarage rock
Precedente
The Flower And The Vessel Félicia Atkinson - The Flower And The Vessel
Successivo
Smooth Big Cat Dope Lemon - Smooth Big Cat

Info

«Questo disco riepiloga tutto ciò che i Pere Ubu hanno raccolto da quarant’anni a questa parte. E’ il momento definitivo, in cui si dà risposta alle domande che abbiamo sempre posto, in modo risolutivo e inequivocabile» (David Thomas).

Ispirato dal romanzo di Raymond Chandler ma anche da vicende personali e interne alla band, The Long Goodbye, pubblicato da Cherry Red il 12 luglio 2019, è l’album dei Pere Ubu che segue a distanza di 2 anni 20 Years in a Montana Missile Silo. Le veloci session del disco – un mese circa – si sono svolte in conseguenza a una pausa forzata del tour relativo a quel disco, uno stop dovuto a un ricovero del frontman David Thomas. Uscito dall’ospedale, il cantante si è immediatamente chiuso in casa e, armato di soli sintetizzatori, fisarmonica e qualche scalcinata drum machine, ha composto lo scheletro di questi dieci brani, che in seguito sono stati arrangiati in studio assieme alla band, ovvero Keith Molinè (chitarra), Darryl Boon (clarinetto), Michele Temple (basso), P.O. Jorgens (battieria), Gagarin Wheeler (laptop e drum machine) e Robert Wheeler (theremin e synth analogici). 

«Ho ascoltato pop commerciale alla radio per mesi – scrive Thomas in una nota – Questo è quello che ho voluto riscrivere e reimmaginare. La musica pop non dovrebbe essere senza messaggio o non sincera. Abitiamo in città disperate ma continuiamo a viverci, nonostante la puzza. Non spesso trovi risposte. Forse mai. Ma ecco, questo è il pop per come dovrebbe suonare».

Giocato sul rantolo dadaistico/declamatorio che da sempre contraddistingue il frontman e qui in particolare su un’elettronica impressionistica tra wave e apocalisse, con svisate 8bit e occasionali inserti acustici, il disco si rappresenta e presenta, allo stesso tempo, come il succo maturo di ciò che i Pere Ubu sono sempre stati (al netto del punk e del rock), una narrazione noir da dopo bomba recitata incastrando le storie e le fiction di un’umanità suburbana allo sbando ma tenace, attaccata alla pellaccia. A dimostrazione ultima della estemporaneità e ispirazione del progetto: un secondo album che ne contiene una versione dal vivo registrata a Montreuil, in Francia, assieme a una band formata dai sopracitati Gagarin e Molinè, ma anche dal ritrovato Chris Cutler alla batteria.

di Edoardo Bridda

Altre notizie suggerite