Album

Musik

8 Novembre 1994 techno

Plastikman, l’incarnazione techno di Richie Hawtin, prende vita nel 1993, in un’epoca in cui l’anonimato e l’enigmaticità dominano la scena elettronica. Negli anni, artisti come Drexciya, Aphex Twin e Daft Punk hanno costruito universi immaginari, mascherandosi dietro identità sfuggenti e narrative parallele. Hawtin, invece, rappresenta un caso a sé: una figura essenziale, trasparente, che fonda la propria forza sull’immediatezza. Le sue esibizioni dal vivo – sempre più maestose e tecnologicamente avanzate – cristallizzano un’immagine nitida e riconoscibile: un uomo, senza maschere, che è tutt’uno con la sua musica.

Musik, pubblicato nel 1994, segue il debutto di Sheet One (1993) e alcuni EP fondamentali. Qui Hawtin esplora le possibilità della techno di seconda generazione, partendo dall’eredità di Detroit per spingersi verso territori più personali. Le tracce, acide e minimali, sono l’incontro trascendente di ritmiche austere, schegge di TR-303, giochi di oscillatori, sprazzi luminosi. La sua estetica sonora è rigorosa, quasi ascetica, ma non priva di slanci visionari.

Tracce come Fuk ritornano sull’ossessività ritmica già marchio di fabbrica in Spastik (1993), intrecciando percussioni ipnotiche e kickdrum intransigenti, una sintesi che sembra collegare idealmente l’Africa alle utopie cosmiche (si vedano anche Koception, Ethnik e Kriket). Marbles é un manifesto techno, marziale, 11 minuti monolitici di saliscendi acid. Le macchine, nelle mani di Hawtin, non solo produconi suoni, emergono come entità vive e pulsanti, quasi dotate dell’abilità della parola (Outbak), oppure disegnano quadretti melodico-ritmici in costante tensione tra lo status quo e il futuribile (Plastique, Lasttrack).

La musica di Hawtin non fu esente da critiche. Nel 1995, in una celebre intervista a BBC Radio 3 (la stessa dei consigli ad Aphex Twin), Karlheinz Stockhausen liquidò le sue creazioni come effimere, adatte al successo di una stagione, incentrate su ripetizioni troppo semplicistiche per avere un valore duraturo. Si può dire che la storia gli abbia dato torto. La traiettoria creativa di Plastikman si è estesa ben oltre le previsioni del compositore tedesco, concentrando le sue produzioni seminali fino alla fine degli anni ’90, e comunque proseguendo nei 2000, seppur con un ritmo produttivo più blando: Closer (2003), ma poi anche EX (2014), dieci anni fa superficialmente liquidato dal sottoscritto come valido ma poco originale, ma che consumato a dovere si rivela un ottimo disco, drammatico e immaginifico, rivolto al futuro – segni comuni della parabola artistica di Hawtin.

Tracklist
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Discografia
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  • 1 Konception
  • 2 Plastique
  • 3 Kriket
  • 4 Fuk
  • 5 Outbak
  • 6 Ethnik
  • 7 Plasmatik
  • 8 Goo
  • 9 Marbles
  • 10 Lasttrak
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