Richie Hawtin (UK)

Biografia

Dagli anni Zero noto più come ricca star del circuito della club culture internazionale che per i suoi contributi alla storia della techno, Richie Hawtin riveste in realtà un ruolo di pioniere della musica elettronica, come dice il titolo del bel documentario Slices a lui dedicato. Deejay tra i più apprezzati e innovativi di sempre – dall’istituzione dei DJ Awards (1998) ad oggi (gennaio 2016), ha vinto tre volte e ha ricevuto 17 nomination -, il biondino dall’iconico ciuffo a schiaffo va annoverato come uno dei principali protagonisti della cosiddetta seconda ondata della Detroit Techno (pur non essendo di Detroit), e in particolare tra gli artefici essenziali della svolta minimal della metà degli anni Novanta, con una carriera che lo ha portato dagli hardcore rave europei ai deliri di folla dei megalocali di Ibiza, passando per tanti alias (il più famoso è Plastikman, con un logo che è diventato uno dei pochi veri simboli della dance community), tante collaborazioni e tanti, tantissimi eventi in giro per il pianeta. Nel luglio del 2015 Hawtin ha ricevuto dall’Università di Huddersfield il Dottorato Onorario in Music Technology: se lo è sicuramente meritato.

Richard Michael Hawtin nasce il 4 giugno 1970 a Banbury, nell’Oxfordshire inglese, ma a nove anni si trasferisce con la famiglia a LaSalle, sobborgo di Windsor, Ontario: in Canada, ma con il solo fiume Detroit a dividerlo dalla Motor City capitale della techno. Influenzato dal padre, ingegnere di robotica alla General Motors, Richie si appassiona subito di elettronica e tecnologia; ispirato dagli eclettici mix suonati alla radio da Jeff “The Wizard” Mills, accarezza presto l’idea di diventare un DJ. Nel 1989 troviamo Hawtin (noto come Richie Rich) a mettere dischi allo Shelter, uno dei locali di Detroit destinati a prendere l’eredità dello storico Music Institute (qui è disponibile la registrazione di un suo show radiofonico del novembre ‘89). Nello stesso anno, attraverso l’amico comune Karl Kowalski, Richie conosce John Acquaviva, altro DJ canadese (di origine italiana, classe 1963) della zona e proprietario di un rudimentale studio casalingo, dove i due cominciano a fare musica insieme: vista la mancanza di interesse delle label techno detroitiane alle loro produzioni, nel 1990 Richie e John fondano l’etichetta Plus8 (dall’alias di John, J’Acquaviva +8, ispirato dall’abitudine di suonare le Jack tracks chicagoane alla massima velocità concessa dai piatti Technics), che ospiterà le loro prime release, in coppia (come States Of Mind firmano nel maggio del ’90 il primo EP: Elements Of Tone – i suoni campionati dal gioco elettronico Merlin rimandano al trend “bleep” di Sheffield) o insieme all’amico Dan Bell (il 12” Technarchy, a nome Cybersonik, diventa rapidamente un anthem della scena rave europea, e apre le porte per date oltreoceano, in UK, Germania e Olanda), e del primo dei tanti alias che Hawtin utilizzerà nel corso della sua carriera: come F.U.S.E. (Futuristic Underground Subsonic Experiments) si segnalano i 12” Approach & Identify e Substance Abuse, ma soprattutto la hardcore-kraftwerkiana traccia F.U., che insieme a Vortex (by Final Exposure, progetto collaborativo di Hawtin con Mundo Musique e Joey Beltram) rappresenta una perfetta sintesi del Future Sound of Detroit portato avanti dal fronte canadese (il claim, stampato sul 12” white label PLUS 8003, causa malumori nella cerchia black della techno, colpita da lesa maestà), fortemente influenzato dalle interpretazioni più estreme, rievocanti furori EBM, della techno europea. Tra gli altri nomi del catalogo +8 prima fase vanno citati Kenny Larkin e l’olandese Jochem Paap, aka Speedy J. La prima compilation +8, From Our Minds To Yours (giugno 1991) dimostra peraltro che la label è – fino a quel momento – soprattutto faccenda privata di Hawtin e Acquaviva.

Nell’estate del 1991 viene creata la sublabel Probe, spin off della +8 dedicata alle produzioni più estreme, e dove trova casa l’alias di Hawtin Circuit Breaker, di cui vanno segnati i 12” Experiments In Sound (luglio 1991) – contenente Overkill (F.U. +8), traccia da suonarsi mettendo la puntina all’interno del vinile, con il solco che andava verso l’esterno (“When this song ends, so will your needle!”) – Trac-X e Trac-K del 1992 (The End (1991-1996) sarà poi l’ultima release dell’etichetta). Nella primavera del 1992 Hawtin, Acquaviva e Kowalski aprono la label Definitive, con l’esplicativo payoff “house for all” (l’etichetta è ancora attivamente portata avanti, almeno fino al 2014, da Acquaviva): il terzo EP a catalogo, Never, firmato da Hawtin con l’alias Robot Man, contiene Do Da Doo, citazione diretta – con sample – di un classico di Chicago (Do The Doo di Marshall Jefferson), e dimostra che i riferimenti del Nostro all’epoca non si limitavano alla hardcore techno (ulteriore testimonianza: la registrazione del DJ set radiofonico per il programma olandese Live at For Those Who Like To Groove dell’aprile del ’92).  I moniker Circuit Breaker e Robotman verranno ripescati solo nel 2015 per la rentrée celebrativa From My Mind To Yours.  Memorabilia-curiosità del giugno 1992: il fumetto Plus 8019, di Alan Oldham, DJ e artista grafico di Detroit (Ministro dell’Informazione per Underground Resistance, poi noto come DJ T-1000), pubblicato dalla +8 con allegato un 7” flexi contenente due tracce inedite di F.U.S.E. Ma il momento clou dell’anno va ricercato nella partecipazione alla seminale raccolta Artificial Intelligence pubblicata nel luglio del 1992, dove la Warp cercava (con successo) di segnare il territorio della nascente IDM: tra i nomi presenti, oltre a Richard D. James (qui nelle vesti di The Dice Man), Autechre, B12 (come Musicology), Ken “Black Dog” Downie (come I.A.O.) e Alex “Orb” Patterson, compaiono pure Speedy J e Richie Hawtin (come UP!: la traccia Spiritual High verrà pubblicata un mese dopo dalla Probe). Nella seconda compilation +8 From Our Minds To Yours, uscita a novembre ’92, Hawtin è presente solo con Xntrik by F.U.S.E. e la distorta Red Alert by Cybersonik.

Nel maggio del 1993 esce il primo album di Hawtin: Dimension Intrusion, firmato come FUSE, raccoglie lavori editi ed inediti registrati negli ultimi tre anni,  a metà tra frenesie rave (F.U., Train-Trac.1) e riflessività più ambient (A New Day, Theychx, Nightdrive, Into The Space). L’album verrà pubblicato un mese dopo anche dalla Warp, come quinto disco della serie Artificial Intelligence. Ulteriore testimonianza degli stretti rapporti con la label di Sheffield è la collaborazione LFO vs. FUSE, che frutterà una delle tracce techno più significative del periodo: Loop (FUSE mix) circola dal 1993, ma sarà pubblicata ufficialmente solo due anni dopo dalla Plus8. Il ‘93 è soprattutto l’anno del lancio del progetto di maggior impatto mediatico della carriera dell’anglo-canadese: Plastikman. Con l’album Sheet One, pubblicato nel giugno del 1993 da Plus8 e in ottobre (2 vinili, CD e audiocassetta) anche da NovaMute, sublabel della Mute di Daniel Miller, viene portata a compimento la quadratura del cerchio che collega la techno di Detroit alla acid house di Chicago: le macchine Roland (303 e 909 su tutte) vengono utilizzate per legare insieme sviluppi minimal e rimandi più groovie, per un risultato metronomico ma liquido, sostanzialmente lisergico. La copertina dell’album, presentata come un foglio prefustellato di francobolli all’acido, scherzava col fuoco (“not all of these tabs are acid – but some of them are“) in modo così convincente da trarre in inganno la polizia del Texas, che arresta per possesso di droga un tizio che aveva il CD sul sedile dell’auto. Su Sheet One compare anche il famoso logo dell’uomo di plastika (lo “street worker” del designer Ron Cameron), uno dei simboli più forti della cultura techno underground del periodo. E l’album è tra i dischi fatti ascoltare a Karlheinz Stockhausen per la famosa intervista del novembre 1995 di The Wire:  il compositore tedesco esprime le sue perplessità nei confronti delle “centinaia di ripetizioni della stessa piccola sezione di un ritmo africano: duh-duh-dum, eccetera”, e prevede che il pubblico le abbandonerà non appena un’altra “musical drug” verrà messa sul mercato. Si sbagliava.

La crescita esponenziale del successo di Plastikman, segnata dai successivi album Recycled Plastik (in realtà un mini-album, pubblicato solo su CD, contenente il tamburino impazzito di Spastik, probabilmente il singolo di maggiore successo e riconoscibilità) e Musik (“ballate 303 mid-tempo che, più che superare i limiti di velocità sull’Astrobahn, ti portano in giro per piacevoli passeggiate nel cosmo” – Simon Reynolds, Energy Flash), che raccolgono quasi tutte le tracce pubblicate fino al 1994, viene interrotta da un problema con le autorità di confine, che nell’aprile del 1995 impediscono a Hawtin di entrare negli Stati Uniti fino alla fine del 1996. Da questo forzoso cambio di programma deriva il progetto “concettualmente” più importante nella carriera discografica del Nostro, “uno dei classici della minimal” (dalla recensione di Marco Braggion): Concept 1 comprende ventiquattro tracce non titolate, pubblicate in coppia mensilmente su dodici 12” in edizione limitata (2.000 copie ciascuno). Nel 1998 verrà pubblicato (dalla M_nus, vedi sotto) un CD riassuntivo del progetto, affiancato da una rivisitazione (Concept 1 – 96:VR) a cura di Thomas Brinkmann e del suo speciale giradischi a due puntine, utilizzando sostanzialmente lo stesso procedimento attuato nel 1996 nei confronti del progetto di Wolfgang Voigt Studio 1, quasi certamente ispiratore del lavoro di Hawtin (nel caso di Voigt si trattava di dieci 12”, ognuno identificato da un colore, pubblicati dal novembre 1995 al marzo del 1997). I contatti di Hawtin con i più recenti sviluppi dell’elettronica tedesca non si limitano all’ambito della techno: vanno infatti segnalate le collaborazioni con Pete Namlook (al secolo Peter Kuhlmann, 1960-2012), il prolifico guru dell’ambient degli anni novanta, con il quale Richie firma, a nome From Within, tre album (usciti rispettivamente a febbraio 1994, settembre 1995 e ottobre 1997 per la Fax +49-69/450464, l’etichetta di Namlook).

Il 1997 vede a nome Plastikman l’uscita dell’EP Sickness, con Panickattack sul lato B, e del remix di Painkiller dei Depeche Mode, e, a firma Richie Hawtin, la pubblicazione del 12” 8068, contenente le tracce 005, 003 e 002 (il successivo 8069, con le tracce 006, 007 e 009, non verrà mai ufficialmente pubblicato: il raro white label ha oggi quotazioni interessanti). E’ anche l’anno in cui la Plus8 sospende i lavori, che riprenderanno saltuariamente a partire dal 2000 (un modo comodo per ripercorrere le pietre miliari dei primi otto anni della label è quello di recuperare la compilation in tre volumi 1990 – 1997: Plus 8 Classics): nel 1998 Hawtin fonda infatti una nuova label, dall’esplicativo nome Minus e dall’evocativa estetica sottrattiva (M_nus): se il primo progetto pubblicato è il compendio del Concept 1, la release a catalogo con il numero 1 è l’album Consumed firmato Plastikman. Riprendendo il rigore teorizzato nel Concept 1, l’album ha l’obiettivo dichiarato di esplorare l’idea di “spazio sonico”, con le vastità dei territori del Michigan e dell’Ontario come ispirazione primaria, ma i riferimenti più forti vanno ancora alla Germania, in particolare alla minimal dub techno stile Basic Channel. L’uscita successiva è Artifakts (BC), dove BC sta per Before Consumed, che raccoglie infatti tracce create nel periodo 1995-1997 (quando Hawtin stava lavorando all’album Klinik, poi abortito).

Nel 1999 si segnalano in particolare (oltre alla partecipazione al progetto Innerzone Orchestra di Carl Craig) due pubblicazioni a nome Richie Hawtin: il 12” Minus Orange, composto da 4 tool costruiti su vari sample di Oh Yeah degli Yello (nel 2000 seguirà Minus Yellow, con ulteriori locked grooves presi dalla stessa fonte), ma soprattutto il rivoluzionario mix Decks, EFX & 909, dove vengono selezionate e ricombinate 38 diverse tracce (utilizzate in segmenti da nove secondi a tre minuti di durata), utilizzando – come dice il titolo – piatti, effetti e una Roland TR-909. Tra le scelte: Jeff Mills, Ratio, Nitzer Ebb, Ben Sims, Surgeon, Vladislav Delay, Marco Carola, e quattro pezzi dal suo Minus Orange. Un nuovo concetto di DJing, che verrà portato ancora più avanti nel 2001 con  DE9 | Closer to the Edit, dove le tracce utilizzate saranno oltre 100 (tra cui Basic Channel, Carl Craig, Roman Flügel, Voigt/Studio 1, Ricardo Villalobos, ma anche Spastik e altre di Plastikman) sminuzzate in oltre 300 diversi loop utilizzando il nuovo software Final Scratch Pro, per la realizzazione del quale Hawtin e Acquaviva avevano fornito input e suggerimenti.

Al volgere del terzo millennio Richie Hawtin è uno dei più famosi DJ del mondo. Il circo internazionale dei set ultrapagati lascia meno tempo al lavoro in studio. Del 2002 vale la pena tenere le frequenze sub-sub-basse della traccia Low Blow, firmata Bug vs. Hawtin (Bug è il producer tedesco Stefan Brügesch) e il mix The Sound Of The Third Season, firmato Richie Hawtin & Sven Väth, che cerca di cogliere lo spirito degli eventi Cocoon dei lunedì all’Amnesia di Ibiza. Nell’ottobre del 2003 esce l’album più personale (e meno dance oriented) di Hawtin: Closer, firmato con l’alias Plastikman. “Caratterizzato da ambienti claustrofobici e sci-fi sinfonici arrangiati su trame minimali di bassi, intermissioni noisey e rintocchi tattili di snare ed effetti, il lavoro, della durata di 75 minuti, prosegue lungo le coordinate estetiche del precedente Consumed. Per la prima volta – ribassandola di tono – il producer utilizza la propria voce come guida narrante, interrogandosi anche sul proprio percorso umano ed artistico” (Edoardo Bridda).

Alla fine del 2003, dopo aver lasciato Windsor e aver passato circa un anno a New York, Hawtin si trasferisce a Berlino, ulteriore riconoscimento del ruolo centrale che la capitale tedesca riveste per la comunità techno. Ma in realtà a casa ci sta poco: dal 2004 al 2009 si contano più 400 show in giro per il mondo (soprattutto DJ set, ma anche sparuti live show: spicca l’evento multimediale al festival Mutek di Montreal del giugno 2004, dove Plastikman controlla – con il padre ingegnere ad aiutarlo negli aspetti tecnici! – in tempo reale suoni, video e impianto luci). Da segnalare, soprattutto nel periodo 2004-2005, i frequenti, lunghi back-to-back condotti con Ricardo Villalobos (solo un esempio: un estratto di 59 minuti dal set di ben 11 ore tenuto a Francoforte nel marzo del 2004).

Il tempo e la voglia di produrre nuove cose si assottigliano, ma rimane l’attenzione lo sviluppo della Minus, con gli artisti del rooster spesso e volentieri coinvolti in eventi e showcase internazionali. Nella compilation Minimize To Maximize del marzo del 2005, intitolata con il payoff dell’etichetta e ottimo compendio dell’estetica della label, sono presenti tutti i nomi migliori, introdotti da un’ottima traccia inedita firmata Plastikman (la rigorosissima Circles): Matthew Dear (con l’alias False), Magda, Marc Houle, Mathew Jonson.

Mentre l’Hawtin DJ e label manager non sta fermo un secondo, l’Hawtin producer si limita a fare ordine negli archivi (i tre 12” Nostalgik, pubblicati rispettivamente nell’ottobre 2004, agosto 2005 e novembre 2007, ripescano tracce inedite del 1994 o propongono evergreen remixati, come Spastik rivisto da Dubfire). Eccezione di pregio: l’uscita nell’ottobre del 2005 di DE9 | Transitions, terzo passo tecnologico in avanti della serie di mix cominciata con Decks, EFX & 909, dove il lavoro di taglia & cuci digitale (fatto qui con Ableton Live e ProTools) viene presentato in forma più compiuta in DVD, in versione lunga 96 minuti, in Dolby Surround 5.1 (ma funziona alla grande anche nella versione CD, stereofonica e ridotta nel minutaggio): oltre 150 tracce sviluppate in 28 segmenti, con passaggi dove gli elementi suonati contemporaneamente arrivano ad essere otto, nove, forse dieci. Il risultato è fluido, ipnotico, mostruosamente perfetto. Nel 2006 Hawtin viene invitato a collaborare con il coreografo italiano Enzo Cosimi per la cerimonia d’apertura delle Olimpiadi Invernali di Torino. Alla fine dello stesso anno esce il già citato documentario Slices – Pioneers Of Electronic Music, dedicato alla sua carriera (visione obbligata non solo per tutti gli hawtiniani ma anche per tutti gli appassionati di musica elettronica).

Con il decennale Minus da festeggiare, nel 2008 comincia a prendere forma l’evento itinerante Contakt (immortalato nel 2010 dal documentario Making Contakt in DVD, con in allegato il CD audio con le tracce usate per la colonna sonora), dove troneggia The Cube, strumento interattivo in grado di connettere direttamente l’audience allo show.  Dal 2010 torna Plastikman: Hawtin rispolvera il suo alias più famoso per una serie di live set di pregio accompagnati da pubblicazioni enciclopediche (alla Kompilation in versione compatta in CD singolo seguono l’anno dopo gli Arkives 1993-2010, completissima raccolta dell’opus plastikmaniano, che nella versione più estesa consta di 15 CD, 1 DVD video, 6 12” in vinile e file bonus in digitale). Nel giugno del 2011 Hawtin viene invitato al Gran Palais di Parigi a chiudere con un DJ show la residenza di Anish Kapoor, di fronte a Leviathan, la grandiosa installazione dell’artista anglo-indiano.  Non è la prima volta che Richie si avvicina al mondo dell’arte (il più diretto collegamento è sempre stato il fratello Matthew, anch’esso DJ e producer – nel 1994 i due hanno pure realizzato qualche traccia insieme, firmandosi The Hard Brothers – ma anche e soprattutto artista visuale, che tanto ha influito sull’estetica di Richie).

Dal 2012 cominciano gli eventi ENTER., che animeranno ogni giovedì estivo allo Space di Ibiza per quattro stagioni (dal 2016 il concept lascia l’isola balearica per diventare itinerante, promettendo eventi site specific intorno al mondo): a testimonianza rimangono 12 DJ mix (3 compilation ENTER.Ibiza, ognuna composta da 4 CD). Nel resto dell’anno Hawtin è perennemente in viaggio, spesso utilizzando un jet privato che gli consente di raggiungere uno stato di quasi ubiquità: si veda ad esempio il Capodanno del 2014, con 4 set in 4 città diverse in due giorni.  Per la legge dei grandi numeri, e per l’ormai onnipresenza di videomaker con i telefonini, si segnalano sparute defaillances dettate dallo stress da superlavoro, come l’episodio definito “the most epic DJ fail ever” avvenuto nell’agosto 2013 all’Amnesia di Ibiza, o la volta in cui rovescia una cassa monitor su una fan troppo pressante (Time Warp US, dicembre 2014).

Nel giugno del 2014, a undici anni da Closer, arriva un nuovo album firmato Plastikman. Registrato live nel novembre 2013 al Guggenheim Museum di New York, EX è un album “levigato, scolpito minuziosamente, pulito da tutte le imperfezioni. (…) Progressioni di maniera, esplorazioni sonore poco originali, forse. Non sempre però queste ultime sono da considerarsi prerogative totalmente negative di un’opera, soprattutto quando l’accademia che si dispensa è la propria, perfezionata durante anni di produzioni” (dalla recensione di Elia Galli). L’album viene presentato al Sonar di Barcellona, in uno show dominato da un imponente monolite di led.

Hawtin afferma che EX è soltanto l’inizio, ed è di parola: nell’ottobre del 2014 presenta al Centre Pompidou di Parigi la sonorizzazione del film muto Brumes d’automne, (il lavoro è visibile e ascoltabile qui); alla fine del 2015 pubblica, in occasione delle  celebrazioni per i venticinque anni della Plus 8, l’album From My Mind To Yours, contenente quindici tracce che erano state poco prima pubblicate in sette vinili 12” white label, usciti dal 30 ottobre al 25 novembre. “Il tocco è quello del maestro, che con il minimo sforzo produce un risultato non originale ma non disprezzabile, anzi a tratti (…) anche esaltante” (dalla nostra recensione).

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