Album

Sevdaliza - Shabrang

28 Agosto 2020 rnb

Pubblicato il 28 agosto Shabrang è l’album della cantante iraniano-olandese Sevda Alizadeh, in arte Sevdaliza, che segue a tre anni di distanza lo splendido debut ISON. Il nuovo album si muove lungo le coordinate del precedente, mescolando cristallina strumentazione acustica, contrappunti elettronici di stampo trip hop e un gusto cinematografico per le atmosfere. Soprattutto c’è la sua voce, assoluta padrona della scena.

L’eclettico intimismo della performance vocale e la resa cinematografica degli arrangiamenti (fate conto un Ghostpoet con meno drammaturgia) s’intascano perfettamente in una scaletta impegnativa, composta da 15 brani per oltre un ora di musica. All Rivers At Once, una delle tracce più significative, tratta il cadavere del rock come lo farebbero i Radiohead ultima maniera, ovvero cercando una tortuosa catarsi. Altrove, Dormant esplora i gradienti del noir non temendo confronti con il contralto della divina Beth Gibbons (sentire per credere). E sempre in tema Portishead, in Wallflower pare pure di sentire gli scratch, i breaks e gli effetti ai piatti di Mr. Geoff Barrow. Anche lì nessuna ruffianeria, semmai consapevole citazione. In Shabrang alcuni brani partono con la chitarra, altri col pianoforte, Gole Bi Goldoon ha un sapore antico ed è uno di loro, e viene impreziosito dal canto in iraniano. Viceversa, Oh My God è un pezzo electro r’n’b fatto e finito, con il ritornello con l’autotune spinto, le serpentine trap e le vocine in elio à la Pc Music cosparse nel mix.

Indossare classica, rock, elettronica e trip hop come abiti prêt-à-porter, giocare con tempi interiori e assieme le epoche storiche con distacco teatrale eppure mostrando il proprio volto così com’è all’ascoltatore (e qui il richiamo va anche alla copertina), sono i migliori pregi di un lavoro che si farà ricordare alla fine dell’anno.

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