Safe In The Hands Of Love
set
05
2018

Yves Tumor

Safe In The Hands Of Love

Warp Records

IndustrialElettronicaSperimentale
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Mercurial Skin Shlømo - Mercurial Skin
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MITH Lonnie Holley - MITH

Info

A sorpresa, il 5 settembre 2018 (e per la prima volta su Warp Records) esce la versione digitale (il 12 ottobre quella fisica) del terzo lavoro sulla lunga distanza di Sean Bowie sotto l’alias Yves Tumor, Safe In The Hands Of Love. Il disco dello schivo multi-strumentista di stanza a Torino segue l’autoprodotto When Man Fails You, Serpent Music – suo esordio su PAN del 2016 – e la compilation, anche questa autoprodotta e dello scorso anno, Experiencing the Deposit of Faith, che virava la sua mutante proposta elettronica – fate conto, una psichedelia black macchiata di soul maneggiata come se fosse musique concrète – su un mix di piano loop à la William Basinski (per via dei piano loops), hauntologie elettroniche di marca Actress e brandelli di folk nel solco di Dean Blunt.

Il nuovo album dell’elusivo producer, che come al solito mescola una buona quantità di suggestioni – r’n’b, soul-tronica, jazz (anche nella sua versione spiritual, come in quella Swordfishtrombones), cinematica noir, taglia e cuci Hip Hop, folk, psych ecc. – è quello che lo avvicina al formato canzone pop rock dalla porta delle pregresse sperimentazioni elettroniche, forte di una sensibilità tutta black. Dal lo-fi a livello produzione siamo passati all’ibridazione indie come potrebbero intenderla dei Tv On The Radio denaturati, ma anche a cose più orchestrali e “in grande” con stratificazioni di fiati cinematico noir (succede nel singolo Lifetime) che possono da un momento all’altro collassare in incubi ballardiani in HD (Hope In Suffering…) o sciogliersi in un folk per loops&cut (Recognizing The Enemy). Non è un album difficile, tutt’altro, interessante anche l’utilizzo delle batterie, spesso molto live, in primo piano e rock (Let The Lioness In You Flow Freely). Da lì viene naturale anche una considerazione sul layering, il ricorso ad un (laptop) massimalismo che ricorda le produzioni di Caribou quando ancora si faceva chiamare Manitoba. Ospiti Croatian Amor e James K.

Hanno anticipato il disco le tracce Noid, Lifetime e Licking An Orchid, quest’ultima, la più potabile commercialmente, anche accompagnata da un videoclip.

di Edoardo Bridda

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