Tv On The Radio (US)

Biografia

All’epoca dell’esplosione, sull’asse New York – Londra, del revival post-punk con band come The Strokes, Interpol e Franz Ferdinand, i Tv On The Radio sono sicuramente stati tra i protagonisti più coraggiosi e autorevoli. La band ha mostrato, sin dagli esordi, lungimiranza e passione, intraprendendo un percorso lineare dapprima concentrato sull’ibridazione e poi sul raffinamento, partendo da una cifra stilistica immediatamente riconoscibile. La morte di uno dei membri fondatori, Gerard Smith, non frena il progetto che negli anni ’10 pubblica Seeds, album che ne conferma la cifra stilistica e la raffinata produzione.

Tutto parte da Brooklyn, nel 2001, anno caldissimo per la musica indie, con il fenomeno The Strokes in piena deflagrazione. David Sitek e Tunde Adebimpe, nucleo del progetto Tv On The Radio, dividono un appartamento: il primo è bianco, faccia da ragioniere, polistrumentista e produttore raffinatissimo (nome dietro a produzioni stellari come Santigold, Little Dragon, Liars, Foals, Yeah Yeah Yeahs); il secondo è afroamericano, nato a St.Louis ma cresciuto in Nigeria tra afrobeat e musica indiana. Una coppia ben assortita insomma. 2001: esce l’autoprodotto OK Calculator (titolo che fa un po’ il verso al ben più famoso OK Computer dei Radiohead). Per farlo girare il più possibile, i Nostri lasciano CD di nascosto nei cafè, nei negozi di dischi e nelle stazioni della metropolitana di N.Y: riescono a venderne qualcuno pure ai concerti, poi si rompe il masterizzatore e il sogno finisce.

La band intanto si è allargata: sono entrati Kip Malone (voce, chitarra, basso e mente dietro i Rain Machine), Jaleel Bunton (batteria) e Gerard Smith (basso) e il nome Tv on The Radio comincia a girare negli ambienti underground, merito anche di concerti esplosivi e imprevedibili. Nel 2003, con in pratica la formazione attuale, i Nostri entrano in studio e registrano l’Ep Young Liars, rilasciato da Touch and Go e acclamato dalla stampa di settore (Pitchfork lo premia con ben 4 stelle e il nostro Stefano Solventi gli assegna un bel 7.5). Cinque tracce, tra cui il singolo Staring at The Sun e la cover a capella di Mr. Grieves dei Pixies, che apparecchiano la tavola per il debutto ufficiale sulla lunga distanza del 2004, Desperate Youth, Blood Thirsty Babes. Rilasciato dall’accoppiata Touch and Go e 4AD, l’album entra in pratica in tutte le classifiche di gradimento di fine anno e si aggiudica il Shortlist Music Prize, riconoscimento che premia il miglior album statunitense dell’anno.

Dopo due anni di pausa, siamo nel 2006, Return to Cookie Mountain, recensito su queste pagine da un entusiasta Antonello Comunale, segna il ritorno discografico della band. Più maturo e quadrato del suo predecessore, il nuovo lavoro conta collaborazioni di lusso, una su tutte David Bowie, che presta la voce per i controcanti in Province. Spartiacque del tour promozionale del disco, un concerto a settembre in una torbidissima Bologna e l’esibizione al David Letterman con Wolf Like Me. Come capitato per altre band, l’apparizione negli studi più famosi degli Stati Uniti dopo quelli di Oprah Winfrey, proietta velocemente i Tv On The Radio sulle copertine dei più autorevoli magazine musicali, garantendo alla band lusinghiere recensioni da parte di Pitchfork (secondo posto nella classifica dei cinquanta album del 2006) e di Metacritic (quinto posto nella classifica di fine anno).

Dear Science del 2008 è la definitiva consacrazione. Solito balletto di recensioni positive (Pitchfork, RS Usa, Spin e The Guardian lo inseriscono ai primissimi posti delle classifiche di gradimento) e l’inserimento di DLZ come colonna sonora nelle serie Tv Breaking Bad e The Vampire Diaries. Un nostro articolo metterà un po’ di sale sulla coda senza negare alla band le sue meritate virtù (“la band di Brooklyn fa il suo ingresso ufficiale nella società del pop rock con tutto lo charme che è necessario“).

Nine Types of Light arriva a ben tre anni di distanza dal predecessore (2011), rompendo in qualche modo la sistematicità che aveva contraddistinto il gruppo nella pubblicazione di un album nuovo ogni due anni. Succedono tante cose nei tre anni di pausa: David Sitek produce sempre più dischi (It’s Blitz degli Yeah Yeah Yeahs è opera sua), Kyp Malone si butta a capofitto nel progetto Rain Machine e Tunde Adebimpe presta la voce in Pray For Rain dei Massive Attack. Più introspettivo e intimista dei precedenti lavori, Nine Types of Light è forse il disco più complesso dei Tv On The Radio, TVOTR che in una certa maniera hanno cercato di smarcarsi dalla precedente produzione per andare ad esplorare altre direzioni, rinunciando alla schiettezza che aveva caratterizzato il loro linguaggio in favore di strutture melodiche ricercate e più rarefatte. Accompagnato da un film della durata equivalente a quella del disco (Adebimpe, che in passato aveva lavorato alla realizzazione degli effetti speciali del programma Celebrity Deathmatch e alla regia del video di Pin degli Yeah Yeah Yeahs, ne cura la realizzazione), l’album viene accolto bene dalla critica. “Sedata la fregola dell’ibridazione, esaudita la smania di cercarsi, i cinque si sono accoccolati nel proprio sound come piselli nel baccello” afferma Stefano Solventi in sede di recensione; in definitva, un lavoro “pungente, radioso e per nulla banale“.

Sembra che niente possa incrinare il meccanismo Tv On The Radio. Succede però che dopo soli nove giorni dall’uscita del disco, Gerard Smith muore di cancro ai polmoni ad appena 36 anni; un colpo incredibile che rischia di mettere a repentaglio la vita stessa della band. Il gruppo si prende una pausa ed entra in stand by per circa tre anni, a parte qualche intervista sporadica. Maggio 2013 lo vede curatore della versione inglese del festival All Tomorrow’s Parties in cui suona e presenta la nuova traccia Mercy; bisogna aspettare novembre 2013 per l’annuncio ufficiale del nuovo album Seeds, pubblicato a novembre 2014. A proposito del nuovo disco, il frontman Adebimpe dichiara: “Ne abbiamo passate tante in questi ultimi annima sono contento che ce l’abbiamo fatta e che abbiamo trovato la giusta connessione tra di noi. Si tratta al 100%, della cosa migliore che abbiamo mai fatto”. Come detto in sede di recensione, “c’era molta aspettativa attorno alla band e al nuovo lavoro discografico ma Seeds non esce assolutamente ridimensionato dal paragone con i suoi predecessori; semplicemente offre onestà, perizia tecnica e una grande bravura compositiva“. Insomma, l’album non aggiunge nulla a quanto già fatto dalla band di New York, ma arrivare, dopo sei album, a scrivere lavori del genere è sicuramente un risultato eccezionale.

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