U2
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4 febbraio 1985 “la prima ma non l’ultima volta” degli U2 in Italia

«Buonasera Milano! La prima ma non l’ultima volta», disse Bono dal palco esattamente 35 anni fa, il 4 febbraio 1985, introducendo il primo concerto degli U2 in Italia inizialmente previsto al Palazzetto dello Sport del capoluogo meneghino e poi spostato al Palatenda. E sarebbe stato di parola, accidenti. «La gente irlandese e quella italiana hanno spirito vicino», avrebbe detto due anni dopo a Modena in occasione di un altro concerto, però ce ne volle per far sbarcare gli irlandesi U2 per la prima volta in Italia.

Nel 1985 avevano da poco pubblicato il loro quarto disco, The Unforgettable Fire, ed erano al loro ennesimo tour europeo. Mai prima di allora avevano toccato il suolo nostrano, nonostante il seguito che avevano a queste latitudini fosse già abbastanza nutrito, tant’è vero che nella serata milanese il pubblico conosceva già a memoria molte delle canzoni in scaletta. La fama degli U2 arrivò da noi sull’onda del successo di War, il precedente lavoro in studio, e soprattutto a seguito della pubblicazione di Under A Blood Red Sky, il leggendario mini LP live del 1983 che definì una volta per tutte i contorni del mito U2.

Ma l’epicità della prima italiana di Bono & co. toccò picchi inauditi anche per via della storica nevicata che quell’anno ricoprì Milano e non solo, la famosa nevicata dell’85, come da sottotitolo di un album dei Bluvertigo. Fu la più grande nevicata nel capoluogo lombardo di tutto il ventesimo secolo, una nevicata che fece addirittura crollare il tetto dello stesso palazzetto dove doveva tenersi il concerto, che fu quindi spostato al meno capiente Palatenda, il quale nonostante fosse più piccolo riuscì comunque a contenere tutti coloro che avevano acquistato il biglietto.

Lo show partì con l’intro strumentale dato da 4th Of July, brano dagli echi quasi ambient presente sul succitato The Unforgettable FireMa subito la scaletta pescò a ritroso affidandosi a un dittico storico di brani che aveva caratterizzato i live degli U2 fin dalle prime esibizioni, 11 O’Clock Tick Tock/I Will Follow. C’era bisogno di scuotere il pubblico. Il nuovo album, realizzato con il decisivo contributo di Brian Eno e Daniel Lanois in cabina di regia, aveva sì ridefinito il sound del gruppo di Dublino rendendolo più levigato e “impressionista”, ma per aprire gli show dal vivo c’era ancora bisogno di qualcosa di forte, di tremendamente rock, e il repertorio della band fino al 1983 ne offriva a volontà. Gli U2 erano cambiati nell’approccio in studio ma non sul palco. Tra gli U2 del 1984/1985 e quelli del 1983 poco era cambiato in fatto di energia live. Ciononostante, molti brani di The Unforgettable Fire erano presenti in scaletta, seppur riarrangiati – laddove se ne presentasse la necessità – in modo più duro, spigoloso e meno “etereo”, da Pride a Bad, passando per la title track, Wire, MLK, Indian Summer Sky e A Sort Of Homecoming. Accanto a queste non potevano mancare le hit ormai storiche: Sunday Bloody Sunday, New Year’s Day, Gloria, The Electric co., Seconds, October, Party Girl e quella 40 che per tutti gli anni ’80 rimase il brano di chiusura praticamente di ogni concerto degli U2.

Il giorno dopo la band si sarebbe spostata a Bologna per esibirsi due sere consecutive al Teatro Tenda. Da allora, sarebbero tornati in Italia ad ogni tour. Se non sbagliamo i conti, ad oggi la formazione irlandese ha suonato nel nostro paese la bellezza di 34 concerti, al netto di ospitate e minishow promozionali. «La prima ma non l’ultima volta»: se c’è qualcosa che non si può rimproverare a Bono è saper mantenere le promesse.

4 Febbraio 2020
4 Febbraio 2020
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