DICE arriva in Italia. “Siamo la cura al virus del secondary ticketing”

La piaga del bagarinaggio sta per subire un nuovo duro colpo. Almeno la speranza è quella con DICE, la piattaforma digitale in cui è possibile, ora anche in Italia, accedere e acquistare i biglietti dei concerti scongiurando nello stesso tempo il rischio del secondary ticketing. L’accordo stipulato dalla società con Radar Concerti ne ha consentito l’arrivo nel nostro Paese e non ci stupiremmo se sempre più locali e agenzie di booking aderissero in futuro al progetto per far muro comune contro un sistema – quello della vendita dei biglietti di eventi live in Italia – che da anni mostra falle da ogni parte. Una speranza avvalorata dal fatto che dietro all’innovativa applicazione c’è gente che conosce bene il settore dell’industria musicale, dell’intrattenimento live, e che senza alcun dubbio ha a cuore l’esperienza di chi da anni gode nel sentire i propri artisti dal vivo.

In occasione del lancio della piattaforma, a Milano, abbiamo avuto modo di incontrare personalmente Russ Tannen e Giorgio Riccitelli, head promoter di RADAR e da poco head of music italiano di DICE.

Da dove è iniziato tutto?

RT: Il nostro background è sempre stato ancorato all’industria musicale, abbiamo lavorato per diverse etichette e anche per major. A un certo punto, credo circa sei o sette anni fa, abbiamo iniziato a raccogliere informazioni su come stesse funzionando il sistema della vendita dei biglietti e ci siamo immediatamente resi conto di quanto ancora si potesse raggiungere in quel settore, sul loro controllo, sul fatto che fossero venduti in maniera pulita, di come arginare il problema del mercato secondario (il secondary ticketing). Quindi abbiamo ricevuto parecchi feedback dai fan, nella maggior parte dei casi da gente che andava spesso ai concerti, e in pratica non erano contenti. E l’idea ci è venuta di conseguenza: “Sarebbe meraviglioso se esistesse un app in grado di soddisfare i propri clienti nel sistema dei biglietti dei concerti”. Non eravamo sicuri se qualcuno lo stesse già facendo nel settore e al tempo ci sembrava che circa un centinaio di compagnie fosse al lavoro sullo stesso progetto perché a noi sembrava un’idea così ovvia – una maniera facile di procurare biglietti e trovare i propri eventi preferiti – ma poi abbiamo realizzato che eravamo gli unici all’opera sulla cosa. Abbiamo subito stretto una partnership con uno studio di design per le app mobile, così da unire al meglio il nostro background musicale con il loro background tecnologico, per poi fare un po’ di fundraising all’inizio per racimolare i fondi necessari, e abbiamo lasciato il nostro lavoro per dedicarci al progetto a tempo pieno. E adesso ci troviamo qui, a cinque anni dalla prima comparsa di Dice in Inghilterra.

All’epoca del primo lancio qual è stata la risposta che avete avuto?

RT: Sarò sincero: avevamo questa campanella nel nostro ufficio, e ogni volta che vendevamo un biglietto la facevamo suonare all’impazzata. Non è stato facile all’inizio, sicuramente è un lavoro duro che coinvolge anche accordi con i luoghi in cui avverranno i concerti, con gli artisti stessi, con le agenzie di booking e in ultima istanza con il pubblico che deve riuscire a venire a conoscenza dell’app. Però diciamo che la voce ha iniziato a spargersi molto presto, soprattutto perché l’app era davvero buona, quindi la gente comprava i biglietti e poi lo diceva ai propri amici e mandava la richiesta ad altra gente; c’era gente che condivideva gli acquisti sui social media o gli eventi ai quali partecipava grazie all’app. Siamo riusciti a ottenere dei primi finanziamenti grazie ad alcuni sponsor e ad accordi con alcuni artisti i cui biglietti potevano essere acquistati solo da noi. A Londra in particolare, grazie a un evento specifico, abbiamo ottenuto una mega pubblicità su tutti gli autobus della città, in cui veniva indicato di andare sul nostro sito per acquistarne i biglietti, e in quattro/cinque settimane c’è stata un’impennata negli accessi: tutti andavano su Dice per i biglietti. Non è stato immediato il responso, certo non ci aspettavamo di sfondare dal Day 1, ma la cosa si è diffusa gradualmente e poi rapidamente.

Quali sono i piani futuri di una società ancora giovane come Dice?

RT: La missione principale è far uscire di casa la gente. Quindi se riusciremo a raddoppiare il numero degli eventi ai quali le persone partecipano, gli artisti verranno pagati di più e i fan dovranno pagare di meno, e tutte le location ne gioverebbero. Odiamo leggere ogni volta sui giornali che alcuni club storici chiudono perché sono con l’acqua alla gola e non riescono a sostenere le spese necessarie per continuare la propria attività live. Siamo felici che le persone partecipino in massa alle aperture di nuovi locali adibiti, ma dovrebbero anche continuare ad andare in quelli già esistenti per evitare che chiudano. Il nostro obiettivo principale è che Dice diventi in sostanza il Netflix dei concerti per il pubblico: quando sei a casa la sera e vuoi vedere un film vai su Netflix, se vuoi uscire per assistere a un concerto o a uno spettacolo andrai su Dice.

Ho visto che l’app comunica in maniera intelligente con Spotify e Apple Music, è davvero intuitiva…

RT: Sì, il lato discovery dell’applicazione è uno dei tool principali dell’app e sul quale ruota praticamente tutto. Abbiamo lavorato a stretto contatto con Spotify e Apple Music in modo da concedere il massimo dell’esperienza. L’utente avrà quindi modo di poter consultare rapidamente sul calendario di Dice se il suo artista preferito o quello che sta ascoltando in quel momento ha delle date programmate nelle vicinanze. E partendo da quegli artisti l’algoritmo poi ne suggerisce degli altri che possono combaciare con il gusto dell’ascoltatore, così da rimandarti a quegli eventi. Poi man mano la cosa progredisce una volta che il profilo viene aggiornato e riempito di input, una volta che l’utente entra in connessione con i propri amici (e ti comunica cosa piace a loro e a quali eventi parteciperanno o hanno partecipato).

Parlando del vostro debutto in Italia, che tipo di panorama avete trovato?

RT: Quando siamo venuti la prima volta in Italia, circa un anno fa, ci siamo subito resi conto di quanto potessimo lavorare qui e di quanto esteso fosse il problema del secondary ticketing, che è una delle cose che siamo riusciti a sistemare negli altri territori proprio grazie a Dice. Nessuno dei nostri biglietti finora è stato venduto su mercati secondari o simili, da Kanye West a Adele, da A$AP Rocky a Stormzy e tutti gli altri con cui abbiamo lavorato. La risposta che abbiamo ricevuto è stata grandiosa, ma abbiamo avuto alcune iniziali difficoltà tecniche per procedere al lancio, specialmente dovute al complicato sistema burocratico, ma adesso siamo più che mai pronti per addentrarci con la nostra attività anche nel mercato italiano.

GR: Sono anni che in Italia c’è il problema gravissimo del bagarinaggio e del secondary ticketing e negli ultimi anni si è addirittura aggravato, sia dal mio punto di vista di promoter che da quello di un normale fan. Quindi dopo aver consultato le varie ticket company di major ed etichette indipendenti in Italia, il nostro incontro è arrivato come una manna dal cielo per me, perché improvvisamente avevo trovato quello che cercavo da tempo. Onestamente ho sempre guardato alla mia attività come a uno spingere sempre verso il lato culturale dell’evento, di promuoverlo in senso culturale, non solo economico, sia per quanto riguarda i nostri artisti che per quelli internazionali, ma ogni volta che provavo a vendere i biglietti mi imbattevo sempre nei soliti problemi. Questo perché quando immagini uno show e pensi a un prezzo per i biglietti che è strettamente connesso alla tua idea di quello show e di quello che vuoi comunicare al tuo pubblico, alla fine ti ritrovi con un gruppo di persone che non è soddisfatto, non per colpa tua, ma perché magari la compagnia che vende i biglietti aggiunge dei sovrapprezzi e non sta svolgendo il proprio lavoro in maniera leale. Per me questo è come un suicidio. Qualcosa di totalmente opposto alla mia visione. Improvvisamente, l’arrivo di Dice in Italia è stato un sollievo, perché era quello di cui avevamo bisogno e, sì, c’è grande concorrenza tra le compagnie che rivendono i biglietti, ma c’è anche un universo molto vasto nel mezzo, un sacco di underground, boutique festival, promoter, che nonostante tutto continuano a sponsorizzare la buona musica in Italia.

Quando è arrivata l’opportunità di mettervi in contatto con Dice?

GR: Ci siamo conosciuti a Milano, io e Russ avevamo un amico comune. Io non sapevo nulla di Dice, ma quando abbiamo iniziato a parlare e discutere abbiamo scoperto immediatamente di parlare la stessa lingua e che i nostri obiettivi erano gli stessi. Ci siamo quindi presi il giusto tempo per preparare il lancio nel modo migliore. Chiaramente non abbiamo iniziato subito dall’app, dovevamo ottenere tutta una serie di permessi, concessioni e licenze in modo da avere tutto in regola – non c’è bisogno che stia qui a spiegare come ragiona la burocrazia italiana – e questo ci ha tenuti impegnati per circa un anno. E nonostante sia trascorso un anno intero, penso che questo sia davvero il momento migliore per l’arrivo di Dice, perché abbiamo appena iniziato con FKA Twigs e sta andando alla grande.

RT: Se posso mostrarti una cosa, se andiamo su internet e ci muoviamo su un noto sito di secondary ticketing, e cerchiamo l’evento di FKA Twigs a Milano, notiamo subito che non ci sono biglietti disponibili. Questo a dimostrazione che il sistema funziona, che nessun biglietto venduto esclusivamente da Dice finisce poi su quel mercato. L’evento è infatti indicato come non disponibile [sul sito appare infatti: “Nessun biglietto disponibile sul nostro sito“, ndSA].

GR: E questa è la prima volta che in Italia succede qualcosa di simile. Il punto è che il pubblico ha bisogno di avere chiarezza, di aver modo di trovare facilmente i biglietti e in maniera estremamente legale. Dice è la risposta. Nel nostro paese c’è anche un problema di assistenza al cliente, dove più la compagnia è grande e più è difficile accedervi. Noi qui stiamo parlando di musica, di passione, di fan, quindi non dare loro nessuna risposta, nessun feedback, e intascare solo i soldi della vendita, non è affatto giusto né comprensibile. Non è quello che voglio fare io come promoter.

E Radar Concerti continuerà a lavorare in via esclusiva con Dice? E il vostro contratto insieme per quanti anni si estende?

Certamente. Per me questo è davvero un passaggio importante, all’inizio vendere biglietti esclusivamente su app in Italia potrebbe sembrare un problema, ma i fatti ci dicono l’opposto, perché stanno andando tutti molto bene. Noi speriamo duri per sempre. Al momento abbiamo un contratto di esclusiva di tre anni, ma penso che siamo esattamente sulla stessa barca. Abbiamo trovato un partner ideale.

L’applicazione è già disponibile per il download gratuito sia per i sistemi Android che per IOS. Per l’Italia il sistema è già attivo e consente – tra gli altri – l’acquisto dei biglietti per il concerto, il 29 novembre prossimo, di FKA Twigs al Fabrique di Milano. La piattaforma ha già chiuso alcune partnership in via esclusiva, come quella già esplorata con RADAR Concerti, i Magazzini Generali e il Circolo Arci Ohibò.

7 Ottobre 2019
7 Ottobre 2019
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