È nata una stella? Il sorprendente esordio di Nilüfer Yanya

In uscita il 22 marzo 2019, Miss Universe rappresenta l’ingresso nel mondo delle pubblicazioni che contano di Nilüfer Yanya, artista londinese che si era imposta all’attenzione dei media casalinghi grazie all’arrivo di due EP dal corpus incisivo, grazie al suo stile caratteristico capace di coniugare un pop iper-moderno a una tradizione cantautoriale che non vedeva l’ora di esplodere. Classe 1995, la Nostra ha già i piedi puntati verso la scena pop mondiale, con l’obiettivo di aggiungere anche la sua particolarissima voce (che ricorda a più riprese una Cat Power calata in questa sorta di presente-futuro, anche se lei stessa giura di non aver ancora mai ascoltato un suo brano) al già più che variegato panorama commerciale. Miss Universe, nonostante sia un primo album, un esordio da trattare quindi come tale, mostra già i primi segni di un’ambizione sconfinata, supportata da una produzione all’altezza di un lavoro maturo e da un tema – tra il fantascientifico e il fantapolitico – che non può certo essere etichettato come pretenzioso, anzi. Ne abbiamo parlato direttamente con lei, in occasione della presentazione del disco.

Dopo aver pubblicato un paio di EP, ecco finalmente il grande passo del primo album. È stata una produzione faticosa o è avvenuta in maniera abbastanza spontanea?

È stata piuttosto difficile, perché il tutto doveva avvenire in tempi molto rapidi e stretti. Sono finita a lavorare con un sacco di persone diverse, quindi per qualche periodo niente aveva senso e credevo di aver perso un po’ di confidenza nella scrittura.

Ci spieghi meglio l’idea di concept dietro Miss Universe? È un po’ inquietante, ma in un modo divertente…

Allora, WWAY Health è una compagnia fittizia per la cura della salute delle persone ed esiste all’interno dell’album; quello che fa è occuparsi della tua salute al posto tuo, ma tutto questo ha un prezzo molto alto. Miss Universe è quindi un personaggio che esiste anch’esso all’interno del disco, lei (o lui) è la voce che si sente negli intermezzi strumentali, ma non è solo quello. Lei è il linguaggio, il tono con il quale tu sei presentato come informazione, la riconoscibile voce dell’autorità. Si è trattato semplicemente di giocare a far finta di forgiare la nostra realtà giorno dopo giorno, il ché è molto difficile perché veniamo costantemente bombardati da informazioni e da altre cose che ci vengono vendute.

Come si è evoluto il tuo sound dagli inizi a questo particolare album? E quali influenze ti hanno condotto a questo ambizioso progetto?

È stata un’evoluzione e un’esplorazione interessante per me, perché non c’è un unico sound che sovrasta tutto l’album. È stato più il frutto di una sperimentazione su sound diversi, perché provenienti da un sacco di influenze anche molto differenti tra loro. C’è anche un tipo sound molto più “rock”, che deriva da questa mia ossessione che ho sviluppato nel corso degli anni per la guitar music e band come i Cure e i Pixies, ma se torno ancora più indietro, all’inizio dei lavori per l’album, ero nel pieno di ascolti molto più “pop punk”… penso che si percepisca molto nel disco. Per quanto riguarda la mia scrittura, penso di aver abbandonato l’idea di scrivere quella che posso pensare essere una “buona canzone” o robe così, preferisco scrivere brutte canzoni, ma che rappresentino di più il mio stile e secondo le mie regole.

Possiedi una voce molto potente e riconoscibile, mi viene da pensare a Cat Power. Ma sicuramente avrai qualche modello che per te è importantissimo oggi…

Sai, se devo essere sincera non ho mai veramente ascoltato con attenzione Cat Power, quindi non ti saprei dire. Però sì, se ci sono artisti che significano molto per me, uno del passato è sicuramente Jeff Buckley; tra i contemporanei, invece, direi assolutamente Frank Ocean.

I tuoi testi sono subito riconoscibili per la portata universale dei temi affrontati. Hai mai pensato di dirigerti verso territori più schietti e politici, anche per via del tuo impegno con Artist in Transit insieme a tua sorella?

Penso che tantissime canzoni abbiano il potere di diventare politiche senza esserlo mai veramente. Personalmente, mi piace tenere i miei testi più aperti possibile, così qualcuno potrebbe anche interpretarli da un punto di vista politico. Qualsiasi espressione musicale può essere politicizzata.

22 Marzo 2019
22 Marzo 2019
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