He Might Say. La nuova vita di “Our Kid” Liam Gallagher

«Glastonbury? Ho preferito Collisioni». Si è conclusa così la nostra chiacchierata con Liam Gallagher, arrivato a presentare il suo secondo album solista, Why Me? Why Not., uscito lo scorso 20 settembre. Fin dalle prime battute appare evidente che quello che abbiamo di fronte è un nuovo Liam, il cantante (non chiamatelo cantautore) che ha fatto pace con il suo passato, che continua a sognare una reunion degli Oasis (sì, compreso l’amato/odiato fratello Noel), che si sveglia presto la mattina per andare a fare jogging, che si emoziona ancora a ogni concerto al quale il suo fedelissimo pubblico accorre festante pronto a ricevere esattamente quello che si aspetta («Voglio dare alla gente quello che vuole, insomma pagano dei soldi e si spaccano il culo per venire ai concerti»). Una persona salvata e rimessa in carreggiata da una nuova e stabile relazione, dal ritrovato e consolidato rapporto coi figli, disposto a seppellire l’ascia di guerra nella persistente faida famigliare che per larga parte è stata gonfiata in maniera spropositata e gratuita dai media. Un Liam Gallagher sereno, consapevole di aver sfornato un signor disco e addirittura pronto a registrarne uno nuovo sulla scia di un probabile successo. Our Kid è cresciuto, maturato, non rimpiange le sbornie quotidiane (anche se «non mi definirei un salutista, non sono mica Sting, non faccio yoga per nove cazzo di ore») e culla gelosamente la sua ossessione per John Lennon (dal quale ha ricavato anche il titolo dell’ultimo lavoro).

Why Me? Why Not., sembra la tipica espressione alla Liam Gallagher: ci spieghi da dove hai preso il titolo?

È ispirato a due dipinti di John Lennon. Mi trovavo a Monaco, circa 20 anni fa, a un’esibizione delle sue opere curata da Yoko Ono. Stavo dando un’occhiata, quando ho notato un quadro di John che recava la scritta “Why Me?”. Mi è piaciuto così tanto che l’ho comprato. Poi, un paio d’anni dopo, ho incontrato proprio Yoko Ono a casa sua a New York e mi ha raccontato che John ne dipinse un altro nello stesso tempo promettendomi di spedirmelo. Così ritorno in Inghilterra e quando arrivo a casa vedo questo quadro che ritrae John Lennon su una nuvola con due gatti: c’era scritto “Why Not”. Ho pensato che un giorno quella frase mi sarebbe tornata utile, ed eccoci qui con quel titolo.

Ancor più che nel tuo esordio, As You Were, stavolta hai deciso di co-scrivere tutti i brani con Greg Kurstin e Andrew Wyatt. Cosa ti ha portato a questa decisione?

Per As You Were avevo alcune canzoni già scritte, ma stavolta volevo che il nuovo album fosse di molto migliore. Le mie canzoni andavano bene, ma non raggiungevano un certo livello di qualità. Così non ho avuto problemi a co-scrivere i nuovi pezzi con Andrew e Greg. Conosco i miei limiti, non mi definisco un cantautore, non lo sono. Sono un cantante. Certo, so scrivere qualche canzone, ma comporre tutto un album è un’altra cosa. Il mio approccio, poi, è rimasto lo stesso: io mandavo le mie bozze, poi loro prendevano il meglio da quello che avevo composto io e ci costruivano sopra qualcosa di meglio.

Ammettere di conoscere i propri limiti è un’affermazione non scontata per una rockstar…

In realtà è molto facile. Io sono quello che sono. Non sono Noel Gallagher, non sono Paul McCartney. So, però, che come cantante nessuno può darmi lezioni. Se riesco a concentrarmi su un’interpretazione killer, è lì che do il meglio, che eccello. Non sono interessato a essere “The Man”.

Entrando nello specifico delle registrazioni, c’è stata qualcosa che avete cambiato rispetto al passato?

No, è andato tutto come sempre. Certo, non è come quando sei in una band, che se hai voglia di cambiare qualcosa è più faticoso di quando invece sei da solo, dove è più semplice modificare in corsa. Ma io non sono un egomaniaco, anche se potrei sembrarlo.

Hai fatto un album molto rock ‘n’ roll, a differenza di tuo fratello, il quale sembra stia frequentando altri territori…

Si, adesso si è dato alla disco.

Ti ritieni l’ultima grande rockstar?

Non l’ultima, ma sicuramente la più importante. Faccio il lavoro che ha inventato Elvis: non ho inventato io la ruota, ma cerco di riportare il rock alla gente, cerco di dare al mio pubblico quello che vuole. Penso che la musica rock stia tornando di moda, parlo della musica fatta con le chitarre, quella roba lì, la gente la rivuole. Non voglio reinventare nulla, non ne sarei capace, e non ne vedo il motivo. Voglio dare alla gente quello che vuole, insomma pagano dei soldi e si spaccano il culo per venire ai concerti. Che la mia musica venda oppure no, non è rilevante. Ovvio che vuoi vendere il più possibile, come un Ed Sheeran o altra merda simile, ma a me non interessa. Mi interessa che il pubblico si diverta.

E di quello che sta facendo Noel, cui accennavamo, che ne pensi?

Noel non è mai stato davvero rock ‘n’ roll. Scrive canzoni, ma per quanto possa pensare di essere un bravo cantante, non lo è. Non è capace di fare una bella interpretazione vocale, non ha quella capacità, così diluisce tutto per sentirsi a suo agio mentre canta. Non è a suo agio con la figura del rocker. Noel si è sempre trovato più a suo agio con roba più da signorine, tipo gli Smiths, io invece ero più uno da Stone Roses o Pistols. Forse è invecchiato, magari quella musica piace a sua moglie o non gli piace vedere la gente che salta ai concerti. Ma questo è quello che fa ora, e io non ho nessun desiderio di cambiare il mio genere di musica. A me piace quello faccio. Mi piace rimanere in questa comfort zone.

Si tratta probabilmente del periodo migliore della tua carriera, cosa è cambiato in questi ultimi due anni?

Lavoro con grandi autori, quindi le mie canzoni sono migliori. Anche nei Beady Eye c’erano dei bravi cantautori, ma la gente non ci sopportava, specialmente dopo gli Oasis, non se ne capacitava. Ovviamente ai concerti era tutta un’altra storia, una serata no può capitare, ma credo che il 90% dei miei concerti siano ottimi. E adesso ho anche canzoni migliori, quindi si tratta di avere le canzoni giuste.

Why Me? Why Not. è un album che appare da subito molto più rilassato e gioioso del precedente. Queste sensazioni riflettono anche il tuo attuale stato nella vita privata?

Sono felice ora. Ho una bella famiglia, mi sento in salute. Mia madre è ancora viva. Gli avvocati si sono tolti dalle palle, la mia ex moglie si è presa le mie case e pure i cani. Così mi sono costruito una nuova vita. La vita affronta diversi stadi: ho avuto una vita con gli Oasis, una con i Beady Eye, e adesso ho questa vita che mi sembra molto spontanea e naturale. E continuerò in questa direzione. Se alla gente piacerà quest’album, ne farò un altro. Non vedo il senso di pubblicare qualcosa che alla gente potrebbe non piacere.

In pratica potremmo soprannominare il nuovo album “As You Are”…

Si, se vuoi. Why Me? Why Not. è meglio, però…

Hai detto più volte che ti piacerebbe una reunion degli Oasis. Avrebbe senso?

Il fatto è che ho sempre preferito far parte di una band e voglio bene a quei ragazzi, nonostante tutta la merda che ci siamo tirati addosso. Per me gli Oasis erano importanti, e il fatto che ci siamo sciolti è un po’ patetico. Non sto dicendo che ho bisogno degli Oasis, mi piace quello che sto facendo ora, semplicemente non doveva succedere, almeno non in quel modo. Molte persone hanno creduto che la band fosse finita per colpa mia, ma non è così. Gli Oasis sono affondati per colpa di entrambi, anche se lui [Noel] non ha fatto altro che raccontare balle. Ha dato la colpa di tutto a me. Sarebbe stato meglio se avesse detto la verità, il fatto che volesse provare la carriera solista.

Sicuramente, deriva tutto da quando eravamo bambini. Se penso alla nostra infanzia, c’era Paul, il primogenito, e poi è arrivato Noel, e nostra madre non aveva occhi che per lui. E poi che succede? Ta-da! Ecco che arriva Liam, e diventa il cocco di mamma, e tu scendi dalle sue ginocchia, perché quello è diventato il posto di Liam, che si prende tutte le attenzioni e cazzate varie. L’infanzia è sempre un periodo strano, e se Noel andasse da uno psicologo scoprirebbe di essere un piccolo idiota insicuro, perché ha sempre covato gelosia nei miei confronti. E tutti sanno ciò di cui parlo. Deve smetterla di nascondere chi è davvero, di celarsi dietro quell’atteggiamento da “miss sorriso”, perché tutti sanno chi è veramente. E, cosa più importante, anche nostra madre lo reputa un coglione.

Ora si sente migliore di me, invece è esattamente come me, ha le stesse colpe che ho io, anche se cerca di buttarmi addosso tutti i mali del mondo. Il mondo sarebbe un posto migliore se entrambi ammettessimo di essere due stronzi. Su Don’t Look Back in Anger diventava un gigante, quello era il suo momento, ma per il resto era sempre geloso. Non è il mio capo o mio padre, e io non sono il suo. Non mi deve niente e io non gli devo niente. Io vorrei che lui fosse felice, ma non sono sicuro che lui voglia che lo sia anche io.

E i media ovviamente, soprattutto i tabloid inglesi, approfittano di questa situazione…

Non è solo Noel, infatti. È anche il tutto il casino creato da certi giornalisti. Quando mi vedono fanno i simpatici, ma appena ti giri scrivono stronzate: per quello ho smesso di fare interviste con i magazine. Ogni tanto potrei anche lasciar perdere, ma non è possibile. Se loro la smettessero, la smetterei anche io. Ma se scrivi cazzate, non sto lì a guardare e ti correggo.

Se gli Oasis si riformassero domani, quale pensi sarebbe la formazione ideale?

Penso quella vecchia, penso a Bonehead, a Guigsy, a White, e ovviamente Noel. Questo perché con quella formazione gli Oasis erano molto più rozzi, più punk che mai. Quando si sono uniti Andy e Gem siamo cambiati, qualcosa è cambiato, non eravamo più così diretti. Eravamo come i Pistols, che avevano creato un suono. Comunque sono orgoglioso del mio passato, così come lo sono del mio presente.

Tornando al disco, anche tuo figlio è tra i musicisti. Pensa di intraprendere una carriera?

Sì, suona i bonghi in One of Us. Suona la batteria da quando aveva sei anni, ed è davvero bravo. Adesso sta provando la chitarra e anche a cantare, perché sa che i batteristi sono quelli che non vengono considerati dalle ragazze.

Penso che Once sia una delle migliori canzoni del disco, ha quel giusto senso di malinconia e ha anche diversi livelli di lettura. Cosa ne pensi?

La amo, è la mia preferita. Non vedo l’ora di cantarla dal vivo e penso che sarà una di quelle che lascerà di stucco il pubblico, che lo emozionerà seriamente. Mi piace completamente, mi piacciono le parole. Quando tutto va a rotoli è abbastanza semplice uscirsene così. È un periodo molto bello e semplice per me, e senza Debbie [Gwyther, compagna di Liam dal 2014, ndSA] sarei ancora sommerso dall’alcool. Lei invece mi ha rimesso in pista.

Quanto c’è di lei e della tua famiglia nel nuovo album?

Moltissimo. La mia famiglia è in tutte le nuove canzoni. C’è dentro mia figlia, i miei due ragazzi, mia madre. Anche i miei fratelli… anche se sono delle teste di cazzo.

E hai cambiato anche stile di vita. Adesso ti alzi presto la mattina e vai a correre…

Quando ero ragazzino correvo per le strade di Manchester, e ora che sono più vecchio faccio jogging. Come dicevo, mi piacerebbe ancora far festa, ma non riesco più a reggere quattro giorni di fila in hangover, sarebbe una follia. Ora vado a letto presto e mi sveglio alle sei di mattina per andare a correre, nelle ore in cui non c’è nessuno. Mi piace uscire quando ci sono giusto un paio di persone con i cani, gli scoiattoli che corrono nei prati. Poi verso mezzogiorno è il caos, tutti che mi chiedono selfie o roba del genere. Ma non mi definirei un salutista, non sono mica Sting, non faccio yoga per nove cazzo di ore. Vado a correre, torno a casa, e controllo l’orologio per vedere quanto manca all’apertura dei pub. È quello che ho sempre fatto, in realtà.

Chiudiamo con Glastonbury, come ti sei sentito a tornarci dopo tutti questi anni?

È stato bellissimo, man. Davvero grandioso. Insomma, ad essere onesti ho preferito il concerto a Collisioni, quello è stato veramente selvaggio, ma è stato bello tornare laggiù. Ci sono stati dei momenti in cui era tutto perfetto e altri non così eccitanti, ma in generale è stato positivo. Gli ho preferito Collisioni, però.

Su SA potete leggere la nostra recensione di Why Me? Why Not. Liam Gallagher sarà nuovamente in Italia nel 2020 per due attese date, il 15 febbraio a Roma e il 16 febbraio a Milano.

30 Settembre 2019
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