Intervista agli autori di Industrial Soundtrack For The Urban Decay, documentario sulla musica Industrial
Interview with the authors of Industrial Soundtrack For The Urban Decay, a documentary about Industrial music
Intervista ad Amélie Ravalec e Travis Collins, sulla storia del movimento Industrial
Interview with Amélie Ravalec and Travis Collins, about the history of Industrial music

Industrial Soundtrack For The Urban Decay è il nuovo documentario diretto da Amélie Ravalec e Travis Collins, sulla storia della musica Industrial. Abbiamo intervistato i due autori in vista dell’uscita del film, in questi mesi nelle ultime fasi di post-produzione. Il lavoro uscirà tra gennaio e febbraio di quest’anno e sarà presentato in diversi Festival, oltre ad essere distribuito in DVD. Nel documentario saranno presenti molte interviste ai pionieri della musica industrial, girate nelle principali città americane ed europee: Throbbing Gristle, Cabaret Voltaire , NON, SPK, Test Dept, Clock DVA, Re/Search – V Vale, Z’EV, Click Click, Sordide Sentimental, Hula, In The Nursery, Hands Production / Winterkälte, The Klinik / Dive, Ant Zen, Orphx e Prima Linea.

Il film è stato accompagnato da due ottimi mix pubblicati su Soundcloud. Il primo, compilato da Paul Jamrozy dei Test Dept., presentava brani di Zev, Monte Cazazza, Laibach, Throbbing Gristle e molti altri. Il secondo, a cura dello stesso Travis Collins, giornalista musicale che ha lavorato con la regista francese Amélie Ravalec al documentario, presentava brani di gruppi come Click Click, Dernière Volonté, Bourbonese Qualk, Can etc.

Nella nostra intervista agli autori del documentario, abbiamo spaziato su molti temi riguardanti la musica industrial e post-industrial: dalla situazione politica ed economica degli anni Ottanta alla “crisi” di oggi; dai collegamenti degli artisti industrial con le avanguardie novecentesche (futuristi, dadaisti, surrealisti) all’influenza di scrittori come William Burroughs, Brion Gysin e James Ballard. Abbiamo ragionato un po’ attorno al concetto di distopia (1984 di Orwell, ma non solo) e sulla sua importanza per l’immaginario apocalittico che si trova spesso in molti lavori degli artisti industrial di oggi e di ieri. Infine, abbiamo accennato anche allinfluenza che hanno avuto, e che continuano ad avere, i pionieri della musica industrial sulla musica elettronica di oggi e di domani, in particolare all’interno dellodierna scena techno industrial. Nella nostra discussione è venuto fuori come la musica industriale sia stata – e sia ancora – il perno centrale attorno a cui ruota un forte immaginario “alternativo” e “controculturale”, oggi sempre più conosciuto e diffuso.  

Potete dirci qualcosa su di voi, sul vostro lavoro precedente e il vostro background?

Amélie Ravalec: io sono una regista francese di documentari e questo è il mio secondo film. Il mio primo documentario Paris/Berlin: 20 Years Of Underground Techno è uscito nel 2012. L’ho diretto e montato in tre anni, intervistando alcuni dei miei dj preferiti, i produttori e le etichette della scena techno. Il documentario è stato accolto bene in tutto il mondo e ho avuto la fortuna di farlo proiettare in Europa, USA, Asia e Australia. Oltre a fare film, ho co-fondato nel 2011 una public utility foundation e un’etichetta discografica, Fondation Sonore, dedicata alla techno industriale e alla musica sperimentale. Ospitiamo eventi in luoghi insoliti, a Bruxelles in Belgio, e abbiamo pubblicato dischi con Ancient Methods, Kareem, Adam X, Regis, Makaton, Oyaarss e Archae & Grovskopa. Lavoro anche come colorista freelance e editor video.

Travis Collins: ho vissuto in Europa ed ho lavorato su questo film negli ultimi due anni; prima ho vissuto a Perth in Australia, lavorando in un negozio di dischi, occupandomi di cinema e facendo il giornalista musicale per la National Street Press; ho fatto anche il dj in bar e club e ospitato diversi programmi radiofonici negli ultimi dieci anni. È stato Stephen Mallinder, dei Cabaret Voltaire, che ha ispirato il mio lavoro in radio. Quando Mallinder viveva a Perth, diversi anni fa, mi ha fatto conoscere i primi Cabaret Voltaire e la musica di 23 Skidoo, Holger Czukay e molti altri. Non ho mai pensato che avrei lavorato ad un film, ma eccomi qui! È stata una grande esperienza fare il documentario con Amélie; ha coinvolto tutte le mie competenze e i miei interessi come giornalista di musica e appassionato di cinema.

Come avete avuto l’idea di fare questo documentario? Come avete iniziato a lavorare sul progetto?

Amélie Ravalec: stavo pensando di dirigere un documentario sulla musica industrial da diversi anni. Ci sono stati alcuni buoni documentari realizzati sulla scena industriale attuale e documentari su artisti o gruppi specifici, ma io non ero ancora riuscita a vedere un documentario approfondito sulla nascita del movimento industrial. Un paio di mesi dopo il rilascio di Paris/Berlin, ho deciso di iniziare un nuovo film e così è andata. Travis ed io ne abbiamo parlato per un paio di giorni e poi abbiamo contattato tutti gli artisti per le interviste.

Travis Collins: entrambi abbiamo una passione in comune per gruppi come Cabaret Voltaire, In The Nursery e Throbbing Gristle, così abbiamo iniziato a discutere le nostre idee, mandato alcune email a diverse band e un paio di settimane più tardi, abbiamo iniziato a registrare le nostre prime interviste. Abbiamo avuto l’opportunità di incontrare Boyd Rice prima del suo tour a Berlino, dove ora viviamo, poi abbiamo viaggiato nel Regno Unito e abbiamo registrato altre interviste: così il film ha iniziato a prendere forma.

BoydRice

Quando penso alla musica industriale, penso ad una musica essenzialmente europea/continentale. A parte l’originaria scena anglo-americana (Throbbing Gristle, Cabaret Voltaire, Test Dept., Boyd Rice) e australiana (S.P.K.), nel vostro documentario accennate anche alla nascita e all’evoluzione della musica industriale in paesi come Italia, Belgio, Francia, Spagna, Svezia, Slovenia e, naturalmente, la Germania?

Travis Collins: tra le persone che abbiamo intervistato, ho parlato con artisti provenienti principalmente da Regno Unito, Francia, Belgio, Australia e Stati Uniti. Non ho troppa familiarità con i primi artisti industriali svedesi o italiani, ma la Germania, ad esempio, è stata molto influente grazie a band come gli Einstürzende Neubauten, così come lo è stata Slovenia per i Laibach. Purtroppo entrambe le band hanno rifiutato o non erano disponibili per essere intervistate quando le abbiamo contattate. Dal lancio del trailer, band provenienti da tutto il mondo ci hanno contattato per essere presenti nel film, ma il film era già troppo in là con la produzione, per fare altre interviste. Abbiamo oltre venti ore d’interviste registrate e già così c’è materiale più che sufficiente per un realizzare film.

Dal lavoro dei pionieri della musica industriale sono nati e si sono sviluppati nuovi generi musicali: dall’EBM, con gruppi come Front 242, Nitzer Ebb e Klinik, fino all’inizio della musica post-industriale con progetti neofolk/apocalyptic folk che hanno coinvolto artisti attivi fin dall’inizio della musica industrial, come Boyd Rice e David Tibet (penso ai primi Current 93), per esempio. Cosa pensate di queste diverse evoluzioni della musica industrial, sviluppatesi principalmente nella seconda metà degli anni Ottanta? Nel vostro documentario trattate quest’argomento?

Amélie Ravalec: nel film abbiamo voluto mettere a fuoco la storia dei pionieri della musica industrial. È già un grande argomento da coprire in un’ora, e abbiamo preferito andare più in profondità con quello, rispetto a cercare di coinvolgere altri generi simili. Le band che hai citato, Nitzer Ebb, Current 93, Skinny Puppy e Front 242, a me e Travis piacciono molto, ma il nostro documentario non si è focalizzato su di loro. Vedo l’evoluzione della musica industrial come una cosa positiva. C’è ancora molta buona musica odierna che rende omaggio al movimento industrial originario, soprattutto nelle scene rhythmic noise e techno contemporanee. È per questo che abbiamo intervistato Orphx, Hands e Ant Zen nel film.

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Travis Collins: dopo il boom iniziale delle band industriali alla fine degli anni ’70 e nei primi anni ’80, molte persone hanno iniziato a fare musica, autoproducendosi, integrando le loro rispettive influenze. Da questa evoluzione sono emersi inevitabilmente nuovi sotto-generi come l’EBM, il rhythmic noise, il neofolk, il dark ambient e molti altri. Ci sono così tante band, oggi, che chiamano la loro musica “industrial”, ma alcune mi sembrano più electro o synth pop; in ogni caso, chi sono io per giudicare se si tratti di musica industriale o no? Ora che la tecnologia ha reso più facile produrre e distribuire la musica, ci sono molte più cose che escono, quindi ci vuole solo un po’ più tempo per scovare musica realmente valida.

Un altro tema caldo di cui certamente vi siete occupati nel vostro documentario, è il controverso rapporto tra politica, controcultura e “l’arte della provocazione” ben presente nel lavoro dei pionieri della musica industriale, come Test Dept, TG, S.P.K., Boyd Rice, ecc… Potete dirci qualcosa su questo?

Amélie Ravalec: i gruppi industrial hanno davvero spinto “oltre” i confini della loro arte, presentando alcuni temi impegnativi e rompendo diversi tabù, con la loro musica ed i loro spettacoli. Elementi molto provocatori erano già presenti nei primi gruppi industrial, come nel collettivo artistico da cui emersero i Throbbing Gristle, ovvero i Coum Trasmission, o anche negli S.P.K., penso ai loro video sulle autopsie, ad esempio.

Travis Collins: la maggior parte dei nostri intervistati per il documentario proviene dall’Inghilterra. Il film mostra come il crescere durante gli eventi dell’epoca di Margaret Thatcher ha avuto un impatto su di loro, sia come musicisti, sia come persone. È stato difficile ignorare la politica nel Regno Unito durante questo periodo. Il lavoro di Genesis P-Orridge è sempre stato molto dibattuto, dai suoi primi lavori di mailing-art, in cui mandava “arte pornografica” alla Regina, sino alla fondazione del Thee Temple ov Psychick Youth. Le idee politiche di Test Dept o Throbbing Gristle sono state ben documentate, ma anche i Cabaret Voltaire e gli Hula hanno fatto dichiarazioni politiche con la loro musica.

SPK

 

Nel trailer del documentario si evidenzia il ruolo che il declino delle città industriali, della loro economia e industria manifatturiera, ha giocato nella nascita e nello sviluppo della musica industriale negli anni Ottanta. Possiamo dire che la crisi economica di allora (ma forse anche quella di oggi) ha favorito la nascita di una controcultura che ha cavalcato “creativamente” le distopie e la disillusione, piuttosto che una certa idea di progresso e di benessere materiale?

Amélie Ravalec: gli artisti sono sempre un prodotto del loro tempo, non si può negare l’impatto della società e dell’ambiente intorno a noi. La crisi economica induce sicuramente idee e pensieri tetri e distopici, come sanno bene un sacco di persone che stanno lottando contro la crisi in questo momento. È diventato sempre più difficile guadagnare, mentre la vita è diventata sempre più costosa. D’altra parte è anche molto più economico fare musica o film, con i prezzi delle attrezzature che sono diminuito drasticamente negli ultimi anni. Concetti ed elementi distopici sono stati presenti per un lungo periodo nell’immaginario occidentale. 1984 di Orwell è stato pubblicato negli anni ’50, per esempio, ma certamente ha continuato a ispirare gli artisti. L’arte e la musica sono sempre state valvole di sfogo per sfuggire alla realtà della vita.

Travis Collins: il declino dell’industria negli anni ’80 e il recente declino economico sono entrambi collegati, entrambi riflettono la volatilità di un’economia globale basata sull’avidità e il consumo. Come abbiamo visto nel corso della Storia, le ondate di cambiamento sociale e politico, le guerre e il declino economico, sono, in realtà, i momenti in cui emergono la musica e l’arte più creativa. La gente vuole fuggire, cercare un modo alternativo di vita, e questo è il motivo per cui giochi, film, musica e libri sono così importanti. Essi ci ispirano, e le controculture sono essenziali per dare alle persone un punto di appoggio per fuggire dalla vita quotidiana e dalla schiavitù del lavoro. Tu parli di questa nozione di distopia, io personalmente amo i libri di fantascienza e i film distopici con temi post apocalittici. Penso che tutti noi sogniamo un mondo migliore in cui ricominciare daccapo. La musica industriale è la colonna sonora perfetta per questi temi perché è oscura e bellissima al contempo.

1984

1984

Nel vostro documentario sono messi in evidenza anche i rapporti della musica e della controcultura industriale con le avanguardie come il futurismo, dada, surrealismo e costruttivismo?

Amélie Ravalec: assolutamente. Movimenti artistici come Dada, surrealismo, futurismo, ecc, hanno avuto un’enorme influenza sui musicisti industriali e credo che siano essenziali per capire quegli artisti. Molti gruppi industrial presero molto in prestito da quei movimenti artistici d’avanguardia, sia nello spirito, sia nell’estetica. Erano artisti rivoluzionari, in grado di influenzare le persone più di un secolo più tardi.

Travis Collins: larte dadaista è stato enormemente importante per la nascita della musica e della cultura industrial. Genesis P-Orridge, Boyd Rice e Adi Newton erano innanzitutto artisti, prima di essere musicisti. La mailing art, larte postale, era un mezzo, per molti di loro, per condividere idee e collaborare. Non credo ci sia un altro movimento musicale così interconnesso e ispirato dall’arte. Questo è ciò che rende la musica industrial così unica.

Un’altra importante influenza per lo sviluppo della musica Industrial è quella letteraria: penso soprattutto a scrittori pionieristici come William S. Burroughs, James Ballard, ma anche a tutta la corrente letteraria cyberpunk che, a sua volta, ha trovato nella musica di artisti come Clock DVA una fonte d’ispirazione. Volete anticiparci qualcosa su questo?

Amélie Ravalec: Burroughs e Gysin, con e le loro tecniche di cut up, sono stati un’influenza enorme per tutti gli artisti industrial. Throbbing Gristle, Cabaret Voltaire, SPK e Clock DVA nel film hanno tutti posto l’accento su quanto siano stati importanti Burroughs e Gysin per lo sviluppo della loro arte. Le tecniche di cut up letterario lavoravano sulla liricità e sulla musicalità delle parole ed erano facilmente trasponibili ai primi esperimenti di tape loop. J.G. Ballard è stato un pioniere ed ha influenzato molti, come V. Vale, che ha ripubblicato La mostra delle atrocità su Re/Search, o Daniel Miller, la cui prima uscita come The Normal, Warm Leatherette, è stata ispirata proprio da Crash di Ballard.

Travis Collins: non abbiamo potuto fare questo film senza menzionare Burroughs e Ballard. Quando gruppi come Throbbing Gristle e Cabaret Voltaire hanno introdotto il cut up nella loro musica, è cambiato tutto. Loro hanno usato il campionamento prima che i campionatori venissero inventati.

ChrisCarter

 

Nel documentario parlerete anche della scena techno industrial? Oggi sembra essere una scena sulla cresta dell’onda. Pensate che il vostro lavoro sulla musica industriale possa servire anche come promemoria di come la musica di TG, Esplendor Geometrico, Cabaret Voltaire, ecc, sia essenziale per comprendere la nascita e lo sviluppo della musica elettronica contemporanea, anche nelle sue diramazioni più EDM e techno-oriented?

Amélie Ravalec: ho già fatto un documentario sulla musica techno industrial, quindi non volevamo coinvolgere gli stessi artisti in questo film, ma parlare dell’ampia influenza della musica industrial in generale. Molti artisti provenienti da diversi generi e background musicali oggi citano la musica industrial come una grande fonte dispirazione, soprattutto gli artisti techno. Negli ultimi anni la scena techno industrial è divenuta abbastanza grande ed in molti sono stati coinvolti e si sono appassionati a queste sonorità, il che è una cosa senzaltro positiva.

Travis Collins: negli anni ’90, l’EBM veniva considerata una grande influenza per la musica techno, con dj come Richie Hawtin che suonavano brani di Nitzer Ebb e Front 242. Da quando Paris/Berlin 20 Years Of Underground Techno è uscito, la musica techno industrial è divenuta molto più popolare. Oggi molti dj techno e di musica elettronica stanno inserendo nei loro mix tapes brani industrial. Ciò farà sì che sempre più persone saranno indirizzate verso questo genere di musica.

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Quale futuro vedete per la musica industriale?

Amélie Ravalec: la musica industriale ha già influenzato molti musicisti, scrittori e artisti. Gaspar Noé usa la musica di Throbbing Gristle e dei Coil nel suo film Enter The Void, e i film di David Lynch sono molto importanti per i fan dell’industrial. È una musica che ha sicuramente un’importante eredità. Speriamo che influenzi sempre più persone, che si evolva e muti in suoni diversi e mai sentiti prima.

Travis Collins: stiamo ottenendo richieste d’interviste da fashion blog per parlare del film, la musica industrial sta sicuramente iniziando a farsi conoscere sempre di più nella cultura popolare. Film, anime, giochi, cyberpunk e sci-fi introducono colonne sonore di musica industrial ed io credo che sia un ottimo modo per introdurre le persone al genere. Sarebbe bello se il nostro film e le band che abbiamo intervistato fossero apprezzate e conosciute da un pubblico più vasto. Credo che gruppi come Throbbing Gristle e Cabaret Voltaire dovrebbero ricevere un Grammy o riconoscimenti simili per il loro significativo contributo alla musica popolare. Spero che ciò accada al più presto.

Quando uscirà il documentario? In quali forme sarà distribuito?

Amélie Ravalec: stiamo progettando di finire la post produzione nei prossimi mesi e di fare uscire il film agli inizi del 2015. Ci saranno premiere in festival e proiezioni in tutto il mondo e faremo uscire il film in DVD.

Travis Collins: siamo molto vicini al completamento. Non abbiamo un budget per il marketing, così ora ci siamo concentrati sulla ricerca di audience per il film. Vi chiediamo di contribuire a diffondere le notizie e di seguirci sulle nostre pagine sui social media. È un impegno enorme fare un film. Sia io che Amélie vi abbiamo lavorato sette giorni su sette, negli ultimi due anni. Spero che le persone siano in attesa per la sua uscita tanto quanto lo siamo noi!

17 Settembre 2014

Could you tell us something about you, about your previous work, background..?

Amélie Ravalec: I’m a French documentary director and this is my second film. My first documentary Paris/Berlin: 20 Years Of Underground Techno was released in 2012. I directed and edited it over three years, interviewing some of my favourite DJs, producers, and labels from the techno scene. The documentary was well received worldwide and I was lucky enough to get screenings in Europe, USA, Asia, and Australia. Besides making films, I co-founded a public utility foundation & record label in 2011, Fondation Sonore, focusing on industrial techno and experimental music. We host events in unusual places in Brussels, Belgium and have released records with Ancient Methods, Kareem, Adam X, Regis, Makaton, Oyaarss and Archae & Grovskopa. I also work as a freelance colourist and video editor. Travis Collins: I’ve been living in Europe working on this film for the past two years, before that I lived in Perth, Western Australia working in a record store, cinema, as a music columnist and feature writer for national street press. I also used to DJ in bars and clubs and hosted several radio programs over the past ten years. It was Stephen Mallinder from Cabaret Voltaire who inspired me to get on the radio. This was back when Mal lived in Perth, he introduced me to early Cabaret Voltaire and music from 23 Skidoo, Holger Czukay and others. I never thought I would work on a film but here I am. It’s been a great experience making the film with Amélie and it ties all my skills and interests as a journalist, music and film lover.

How did you get the idea to do this documentary? How did you start working on the project?

Amélie Ravalec: I was thinking about directing a documentary about industrial music for a few years. There have been some good documentaries made about the current industrial scene and documentaries about specific artists or bands, however I was yet to see a detailed documentary about the industrial movement. So, a couple of months after releasing Paris/Berlin, I decided to start a new film and that was it. Travis and I talked it through for a couple of days and then I contacted all the artists asking for interviews. Travis Collins: We both have a shared passion for bands like Cabaret Voltaire, In The Nursery and Throbbing Gristle so we started discussing our ideas, sent off a few emails to bands, and a couple of weeks later, we started recording our first interviews. We had the opportunity to meet with Boyd Rice first as he toured Berlin where we were living. Then we traveled to UK and recorded more interviews and the film started to take shape.

When I think about Industrial music, I think of a European/Continental music, a part of the scene, and artists of Anglo-American (Throbbing Gristle, Cabaret Voltaire, Test Dept.) and Australian (S.P.K.) origin. In your documentary, do you also speak about the birth and evolution of Industrial music in countries such as Italy, Belgium, France, Spain, Sweden, Slovenia and, of course, Germany?

Travis Collins: Of the people we interviewed, we spoke to people from UK, France, Belgium, Australia and USA. I’m not too familiar with early industrial artists from Sweden or Italy but Germany has been influential with bands like Einstürzende Neubauten and Slovenia with Laibach too. Unfortunately they both declined or were unavailable to be interviewed when we contacted them. Since launching the trailer, bands from all over the world have contacted us to be featured in the film but the film was already too far into production to do more interviews. We have over 20 hours of interviews recorded already so there’s more than enough for a film.

From the work of the pioneers of industrial music, new music genres have been developed; starting from EBM with groups like Front 242, Nitzer Ebb and Klinik, up to the beginning of post-industrial music such as neofolk/apocalyptic folk projects that involved artists who have been active since the outset of Industrial music, artists like Boyd Rice and David Tibet (The first Current 93) for example. What do you personally think of these different evolutions of the Industrial Music which developed mainly in the second half of the Eighties? I guess you’ll be looking at this in your documentary..?

Amélie Ravalec: We wanted to focus on industrial music pioneers with the film. It’s already a big subject to cover in one hour, and I’d rather do something more in depth than trying to squeeze five related genres in one film. The bands you mentioned, Nitzer Ebb, Current 93, Skinny Puppy and Front 242, me and Travis also like their music but they are not discussed in our film. I see the evolution of industrial music as a positive thing. There is still so much great music coming out that pays homage to the early industrial, especially in the rhythmic noise and techno scenes, which is why we interviewed Orphx, Hands and Ant Zen in the film.

Travis Collins:  After the initial boom of industrial bands in the late 70’s and early 80’s, this really opened the door and inspired many people to start bands, DIY and integrate their own influences. This evolution was inevitable and new sub genres like EBM, rhythmic noise, neofolk, dark ambient and many others emerged. There are so many bands now that call their music ‘industrial music’, some of it sounds more like electro or synth pop to me but anyway, who am I to judge if this is industrial music or not? Now that technology has made it easier to produce and distribute music, there is so much more music coming out so it just takes a little longer to find the good stuff.

Another hot topic, which I’m sure will be mentioned in your documentary, is the controversial relationship between politics, counterculture and the “art of provocation”, clearly present in the work of pioneers of industrial music, like Test Dept, TG, S.P.K., Boyd Rice, etc etc. Can you tell us something about this?

Amélie Ravalec: Industrial bands have really pushed the boundaries of art and presented some challenging and taboo themes in their music and performances. Provocative themes were very prominent in early industrial groups like the pre Throbbing Gristle art collective Coum Transmissions and SPK with their autopsy videos.

Travis Collins: The majority of our interviewees in the documentary are from England so the film highlights the impact of growing up during the Margaret Thatcher era and other politic events that had an impact on them as musicians. It was hard to ignore politics in the UK during this time. Genesis P-Orridge has always been controversial from his early days mailing ‘pornographic art’ to the queen to founding the Thee Temple ov Psychick Youth. The political views of Test Dept or Throbbing Gristle have been well documented but Cabaret Voltaire and Hula were also making political statements with their music.

In the trailer of your documentary you highlight the role that the decline of industrial cities, economy and manufacturing industry played in the birth and development of Industrial music in the eighties. Can we say that the economic crisis of that time (maybe even today) results in the emergence of counterculture riding dystopias and disillusionment, rather than a certain idea of progress and material well-being?

Amélie Ravalec: Artists are always a product of there times; you can’t deny the impact of society and the environment around you. The economic crisis surely induces bleak ideas and dystopian thoughts as a lot of people are struggling right now. It’s becoming harder and harder to make money and life is always getting more expensive. On the other hand it’s also much cheaper to make music or films as the hardware prices dropped dramatically over the last few years. Dystopian concepts have been around for a long time, 1984 was published in the 50s for example but it certainly continues to inspire artists. Art and music have always been a good way to escape the reality of life.

Travis Collins: The decline of industry in the 80’s and the recent economic decline are both connected; they both reflect the volatility of a global economy based on greed and consumption. As we have seen throughout history, during waves of social and political change, war and economic decline, this is actually when the most creative music is born. People want to escape, seek an alternative way of life and this is why games, movies, music and books are so important. They inspire us and countercultures are essential to give like-minded people a platform to escape from our everyday life and work. You mention this notion of dystopia; I personally love sci-fi books and films with dystopian and post apocalyptic themes. I think we all dream of a better world or starting over. Industrial music is the perfect soundtrack to these dystopian themes because its both dark and beautiful.

Would it be right in saying that your documentary will also underline the relationship of music and Industrial counterculture with the avant-gardes such as Futurism, Dada, Surrealism and Constructivism?

Amélie Ravalec: Absolutely. Art movements like Dada, Surrealism, Futurism etc have had a massive influence on industrial musicians and I think this is essential to understand those artists. Industrial artists borrowed a lot from those early art movements, whether in spirit or aesthetic. They were revolutionary artists that are still influencing people a century later.

Travis Collins: Dada art has been hugely influential to the foundation of industrial music and culture. Genesis P-Orridge, Boyd Rice and Adi Newton were first artists, then musicians. Mail art was a means for many of these musicians to share ideas and collaborative. I don’t think there is any other musical movement so interconnected and inspired by art. This is what makes industrial music so unique.

Another important influence on the development of Industrial music is the literary one, especially pioneering writers like William S. Burroughs, James Ballard, and then there’s also the whole cyberpunk literary movement which, in turn, has found a source of inspiration in the music by Clock DVA artists. Would you like to tell us something about this?

Amélie Ravalec: Burroughs and Gysin and their cut up techniques have been a massive influence for industrial artists. Throbbing Gristle, Cabaret Voltaire, SPK and Clock DVA have all stressed in the film how important Burroughs & Gysin’s work has been for the development of their art. The cut up techniques worked lyrically, musically, and was easily transposable to early tape loop experiments. J.G. Ballard is also a pioneer and influenced many, such as V. Vale who republished The Atrocity Exhibition on Re/Search, or Daniel Miller first release as The Normal’s Warm Leatherette which was inspired by Ballard’s Crash.

Travis Collins: We couldn’t make this film without mentioning Burroughs and Ballard. When bands like Throbbing Gristle and Cabaret Voltaire introduced cut ups in their music, it changed everything. They were sampling before samplers were invented.

In the documentary do you also speak about recent developments and influences of Industrial techno scene that today seems to be pretty famous? Do you think your work on Industrial music can serve as a reminder of how music by TG, Esplendor Geometrico, Cabaret Voltaire, etc is essential in understanding the birth and the development of contemporary electronic music, even in areas more EDM and techno-oriented?

Amélie Ravalec: I made a documentary on industrial-influenced techno, so I didn’t want to feature the same artists in this documentary, but we do mention industrial’s wide influence and reach in the film. A lot of artists from different music backgrounds and genres quote industrial as a big influence today, especially techno artists. Over the last few years, industrial techno became pretty big and a lot of artists got into that sound, which is great.

Travis Collins: In the 90’s, EBM was being praised as a major influence on techno music with DJ’s like Richie Hawtin playing tracks by Nitzer Ebb and Front 242. Since Paris/Berlin 20 Years Of Underground Techno came out, industrial techno has become much more popular. Now many other techno and electronic DJ’s are putting industrial music in their mix tapes which is great for introducing more people to this genre of music.

What future do you see for Industrial music?

Amélie Ravalec: Industrial music has already influenced many musicians, writers and artists. Gaspar Noe features Throbbing Gristle and Coil’s music in his film Enter The Void, and David Lynch’s films are also relevant to many industrial fans. Industrial music definitely has an important legacy. Hopefully it will influence more and more people, and it will evolve and mutate into different sounds that we haven’t heard before.

Travis Collins: We are getting interview requests from fashion blogs to talk about the film so industrial music is definitely starting to get acknowledged more in popular culture. Anime, games, cyberpunk and sci-fi films incorporate industrial music soundtracks, which is a great way to introduce people to the genre. It would be great if our film and the bands we interviewed were enjoyed by more people. I think its time bands like Throbbing Gristle or Cabaret Voltaire receive a Grammy or similar accolades for their significant contribution to popular music. I hope this will happen soon.

When will the documentary be released?

Amélie Ravalec:  We’re planning to finish post production in the next few months and release the film early 2015. It will be premiered in festivals and screenings worldwide and we’ll release the film on DVD.

Travis Collins: We are very close to completion. We don’t have a budget for marketing so I’m now focused on finding an audience for the film. Please help spread the word and join our social media pages. It’s a huge undertaking, making a film, and both Amélie & myself have been working on it 24/7 over the past two years. I hope people are looking forward to its release as much as we are!

17 Settembre 2014
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