Il passato come ispirazione, intervista con i Nu Guinea
-
Luigi Lupo
- 18 Settembre 2018
È bastato un disco, l’acclamato Nuova Napoli, per portare le atmosfere e il groove della scena napoletana degli anni Settanta e Ottanta alle orecchie di un pubblico trasversale, dai millenial a coloro che hanno assaporato quei suoni quando sono originariamente emersi. Ma guai a parlare di retromania. Massimo Di Lena e Lucio Acquilina, partenopei nel sangue ma residenti a Berlino, gli autori del progetto Nu Guinea, respingono tali accuse: «Non riflettiamo troppo nel momento in cui decidiamo di ascoltare e poi comporre musica. Ci piace, a proposito dei brani dell’epoca, non la ripresa vintage di quel suono ma il fatto di andarne a scovare i particolari. Per quanto gli Chic o George Benson abbiano fatto dei brani senza tempo, ci sono tanti altri dischi che all’epoca non hanno ricevuto alti riscontri: noi vogliamo usarli come fonte di ispirazione. Andare a pescare dal passato, ti porta a riflettere su soluzioni differenti in fase di composizione. Preferiamo guardare indietro che all’artista mainstream contemporaneo. E scavando nel passato, si trovano delle storie incredibili: un giorno potremmo fare un disco techno, non ispirandoci a Derrick May, ma a un disco delle Antille che poteva essere considerato del genere nel 1978.».
La ricerca è parte fondamentale del lavoro di Di Lena e Aquilina, che hanno collaborato con la crew Napoli Segreta all’uscita, lo scorso giugno, dell’omonima compilation che raccoglie perle e rarità provenienti dalla scena neapolitan disco. «Viviamo insieme come coinquilini da vari anni. Capita ogni giorno di andare in studio con degli ascolti: troviamo dei dischi dell’epoca, degli anni ’70 e ’80, che ci ispirano e da lì partiamo a comporre qualcosa che abbia di base atmosfere che ci piacciano. A volte se in un brano troviamo, ad esempio, una progressione armonica, la analizziamo e ne prendiamo spunto per far nascere qualcosa di totalmente stravolto e nuovo».
Che si tratti di una formula retromaniaca o di un processo più complesso, poco importa. Nuova Napoli – come raccontavamo in fase di recensione – è un ottimo lavoro e il pubblico dei festival se ne è accorto durante tutta l’estate. Ora per il duo è tempo di un tour live con un’intera band – una formula inaugurata giusto il mese scorso in occasione dell’ultima edizione di Dancity – che li porterà in giro per tutta l’Italia, tra cui una data, il 19 settembre, nella loro Napoli, oltre alle tappe previste a Roma, Padova, Bologna, Bari, Milano, Trento e Torino: «In questi concerti – ci hanno raccontato Di Lena e Aquilina – allunghiamo e stravolgiamo i nostri pezzi, quelli dell’ultimo album, aggiungiamo in scaletta alcuni del disco con Tony Allen più qualche cover. Vogliamo rodare la macchina del live con l’intera band ma al momento non stiamo pensando di trasformare questa esperienza in un album. Non sappiamo ancora in quale forma ma Nuova Napoli Band continuerà…». Intanto, in occasione di Robot Festival, andrà in scena un esclusivo set che vedrà assieme Nu Guinea e Napoli Segreta, il progetto nato da un’idea di Famiglia Discocristiana e DNApoli, alias di Gianpaolo Della Noce, collezionista e dj: ci si aspetta un set ricco delle perle più nascoste nelle pieghe disco-funk tra gli anni ’70 e ’80.
La mole di lavoro è tanta anche perché in programma c’è un nuovo album con il maestro dell’afrobeat, Tony Allen, già coinvolto nel 2016 nell’album The Tony Allen Experiments: «Abbiamo registrato con lui negli studi Red Bull di Berlino. Su venti brani, lui in due giorni, ne registrava dieci. Per la sua età, sembrava un mostro, non si fermava mai. Continueremo a lavorare sulla base di queste registrazioni. Abbiamo abbastanza materiale di batteria, dovremo ora trasformarlo in fase di post-produzione. Possiamo dire di essere al 50% dell’opera – abbiamo lavorato su 5/6 brani – ma siamo sicuri che l’album possa uscire nel 2019».
