La più grande battaglia mai vista in televisione. “Game of Thrones” – 8×03

In un episodio in cui i dialoghi sono stati centellinati per lasciare spazio all’azione, quelle poche parole che vengono scambiate tra certi personaggi chiave assumono una notevole importanza e non solo per chi le pronuncia. Le più significative nascono dall’acquisita saggezza di Bran Stark (nella sua forma da Corvo a Tre Occhi), mentre cerca di attenuare i rimorsi del pentito Theon Greyjoy; durante la seconda stagione, aveva tradito gli Stark (sua famiglia adottiva), conquistando brutalmente Grande Inverno per conto di quel cognome che fin da bambino percepiva come un peso. Poco dopo l’inizio della battaglia contro i non-morti (o la Morte stessa, come detto nel commento dell’episodio precedente), Theon vuole redimersi chiedendo il perdono di Bran, il quale poi lo interrompe dicendogli che tutto quello che aveva fatto in passato lo aveva portato fino a quel punto, a casa. In una serie come Game of Thrones, in cui i moltissimi personaggi che la popolano sono costretti per i più svariati motivi a viaggiare in lungo e largo per il mondo conosciuto, il concetto di casa diventa ricco di sfumature. Può essere inteso sia come famiglia da proteggere o da ripudiare (ricordiamoci che il gioco del trono si basa sull’idea medioevale delle grandi casate) sia come luogo da difendere o da distruggere. Così, la scelta di ambientare l’intera grande guerra contro il Re della Notte a Grande Inverno perde quel retrogusto amaro di povertà narrativa e produttiva e acquista lo statura di una potente metafora.

Diretti dal veterano Miguel Sapochnik (miglior regia agli Emmy Awards per l’episodio La Battaglia dei Bastardi), gli ottanta minuti di The Long Night sono uno spettacolo per gli occhi e il cuore, un unicum nella storia della televisione. Mettendo da parte le doverose ironie sulla scarsa luminosità delle scene e i dubbi sull’apparizione improvvisa di determinati personaggi (che fine avevano fatto la strega Melisandre e il meta-lupo Spettro?), il terzo episodio della stagione finale è un concentrato entusiasmante ed emozionante di tutto quello che lo spettatore si aspetta di vedere sul piccolo schermo dall’inizio di questo lungo viaggio. Grazie ad un’intelligente scelta registica in materia di spazio scenico, la casa di Grande Inverno è stata suddivisa in sei zone precise: il terreno circostante, il cielo, le mura, il cortile interno, le cripte e il giardino sacro. In questo modo, oltre a facilitare la lettura dello scontro e ridare l’idea di uno schema militare realistico, Sapochnik dona ai personaggi principali il tempo di sopravvivere o di concludere il proprio percorso, sfruttando anche la possibilità di “divertirsi” con gli attori e la natura delle situazioni in cui vengono coinvolti. C’è chi combatte senza sosta in mezzo al campo di battaglia, chi guida i draghi alla ricerca di un misero vantaggio (lo scontro a tre è visivamente impressionante), chi è accerchiato dai non-morti (e qui si citano i canoni del survival-horror), chi si avvicina per trovare la forza di agire (lo sguardo tra Sansa e Tyrion è uno dei momenti più commoventi della serie) e così via, in un tripudio visivo difficilmente dimenticabile.

Ed in mezzo al caos, col suo terrificante andamento silenzioso, il Re della Notte avanza ineluttabilmente (giusto per citare un altro grande villain di questo aprile) verso il suo obiettivo: la Memoria degli uomini che ha trovato casa nel corpo di Bran. Apparentemente privo di spessore, il comandante degli Estranei è uno degli avversari più temibili e complessi del fantasy contemporaneo perchè acquista linfa vitale nel momento esatto in cui ci si dimentica della sua esistenza. Come ha detto lo stesso Bran nell’episodio precedente, la Morte è dimenticare, cadere nell’oblio, ed è per questo che gli esseri umani scrivono libri, compongono poesie e portano in scena i miti e le leggende. Acquisita la fondamentale lezione dai più importanti scritti dell’epica classica, Game of Thrones ribadisce al pubblico odierno che non esistono strumenti più importanti dei libri (la casa della Memoria, per l’appunto) per capire il presente, migliorare il futuro e consegnare all’immortalità una vita vissuta. E come se non bastasse, a coronamento simbolico di una straordinaria narrazione senza precedenti televisivi, a porre fine al terrore del Re della Notte è la più giovane delle protagoniste, Arya Stark. Touché.

30 Aprile 2019
30 Aprile 2019
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