The Pain That’s Yet To Come
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Giulia Antelli
- 27 Gennaio 2014
“[The Right To Cry] parla di una donna che nonostante fosse molto presa da me, ha preferito non dare alcuna possibilità alla nostra relazione (e lo ha fatto per proteggersi). È per questo motivo che ha perso il diritto di piangere. Ma forse ha fatto bene a scappare, sono un uomo abbastanza incasinato…”
Giusto un paio di mesi fa vi abbiamo parlato del magnifico ritorno di Matt Elliott, con un album – Only Myocardial Infarction Can Break Your Heart, il sesto della sua carriera – che ce lo ha mostrato leggermente diverso dal passato. Un uomo, vi abbiamo detto, che, anche se non ancora del tutto riconciliato con se stesso, è presumibilmente venuto a patti con i propri tormenti. E dopo aver percorso i desolanti sentieri dell’ubriachezza, del fallimento e degli ululati (con la trilogia delle Drinking, Failing e Howling Songs), lo vediamo adesso nel tentativo di ricostruire se stesso, dopo essersi fatto a pezzi da solo, come aveva testimoniato un paio di anni fa la scarna bellezza di The Broken Man.
Only Myocardial Infarction Can Break Your Heart, dunque, rappresenta un nuovo viaggio, attraverso brani che, seppur ancora profondamente legati alle sensazioni e ai motivi già esplorati, mettono in discussione prima di tutto l’uomo, oltre che la musica. Quella di trovarsi in una nuova dimensione umana ed artistica è un’impressione che Matt stesso ci ha confermato di avere, nel corso della nostra chiacchierata. Ci troviamo davanti a un personaggio difficilmente inquadrabile, scuro e introverso, ma a modo suo gentile, sensibile e romantico come non te l’aspetteresti. Oneste ed essenziali come le sue canzoni, le parole di Elliott rivelano e confermano le qualità di un musicista straordinario, un songwriter sincero ed atipico poco incline a mostrarsi al di fuori dal palco, ma allo stesso tempo curioso e attratto verso tutto ciò che riguarda i tortuosi meccanismi emotivi che generano la sua musica.
Qual è stata l’evoluzione da The Broken Man a Only Myocardial Infarction Can Break Your Heart? Nel comunicato stampa hai dichiarato che, rispetto al passato, nel nuovo album ci sono atmosfere più soft e meno cupe, come se avessi voluto mostrare una nuova dimensione d’artista, ma anche un lavoro di rinascita. In questo senso, mi ha colpito l’affermazione in cui dici:“Emotions are no longer opposed, they complement in the most beautiful way”. Come spieghi questo cambiamento?
A dire la verità non mi occupo mai personalmente della press release, perché di solito si tratta di poche righe in cui gli uffici stampa scrivono le solite stronzate senza senso. La mia musica cambia di volta in volta per le ragioni più diverse, sto invecchiando ma fortunatamente sto anche evolvendo verso qualcos’altro. Per Only Myocardial Infarction Can Break Your Heart ho lavorato con un grande produttore e ingegnere del suono come David Chalmin che ha portato al disco una bella dose d’energia. Per rispondere alla tua domanda, direi che le emozioni, più che essere complementari, adesso sono più luminose, anche se credo che i testi siano tra i più amari che abbia mai scritto.
Le canzoni del nuovo album mantengono la loro funzione di racconto ed espiazione del dolore, ma sembra che stavolta ci sia una sorta di luce assente dai dischi precedenti. Potremmo dire che ci siano due anime contrapposte ma, per molti versi, unite? Se sì, vorrei sapere da te se c’è una canzone in particolare che possa riassumere quest’impressione…
Beh, The Broken Man era un disco davvero cupo, e credo che non avrebbe potuto esserlo più di così. Questa volta non ho deciso coscientemente di registrare un album meno scuro e tormentato, e lo dimostra bene The Right To Cry, che ne rappresenta il nucleo centrale: è la prima canzone che ho scritto, e probabilmente anche la più importante.
Ecco, a questo proposito credo che proprio The Right To Cry sia davvero una delle canzoni più interessanti. Simboleggia tutti gli elementi del disco, sia a livello di tematiche che a livello di sonorità. Puoi dirci qualcosa in più a riguardo?
The Right To Cry è come molte altre mie canzoni, parla dell’avere il cuore spezzato e quindi non si discosta molto da tutto quello che ho fatto finora (ride). Ma è colpa mia, spesso mi sembra che farmi spezzare il cuore sia qualcosa che io cerco deliberatamente: sono come un fottuto drogato, ho bisogno di essere distrutto. Questo brano, in particolare, parla di una donna che nonostante fosse molto presa da me, ha preferito non dare alcuna possibilità alla nostra relazione (e lo ha fatto per proteggersi). È per questo motivo che ha perso il diritto di piangere. Ma forse ha fatto bene a scappare, sono un uomo abbastanza incasinato (ride ancora).
Un altro aspetto che colpisce nel tuo percorso, e che a mio avviso è riconfermato anche nel nuovo album, è la tua figura di cantautore all’interno della contemporanea scena folk. In tutti i tuoi dischi sembra esserci una volontà di ricerca che li rende lontani ed atipici, ma comunque legati e connessi alla tradizione cantautoriale inglese ed americana. La tua è una lezione rielaborata al massimo grado, tanto da far pensare a una sorta di post-cantautorato. Sei d’accordo con questo punto di vista?
Only Myocardial Infarction Can Break Your Heart è effettivamente l’unico album che potrei considerare “americano”, visto che i lavori passati sono stati decisamente più eurocentrici. Però non direi di essere stato influenzato in modo particolare dal british folk: piuttosto, le mie influenze derivano da musica appartenente ad ogni genere e luogo, tranne che all’America (ride). In generale, odio quando i brani prendono una piega troppo bluesy o quando assomigliano troppo a qualcos’altro: a quel punto cerco di cambiarli. Molti pensano erroneamente che a livello di suoni sia stato influenzato dalla musica balcanica o da quella spagnola, in particolar modo dal flamenco, ma non è così. È vero, apprezzo molto questo tipo di musica, come apprezzo tutta la tradizione folk europea e internazionale, ma il motivo per il quale mi ci sono avvicinato è perché volevo allontanarmi da certi standard del cantautorato. Ho rifiutato la tradizionale scala pentatonica in favore di scale ibride come quella est-europea, che alla fine è quella che uso di più. Quindi non penso che la mia musica appartenga ad un genere in particolare, ma mi fa piacere che venga associata al folk, dato che è una grande ed onesta tradizione. Per me “folk” significa esprimere e condividere le emozioni, cioè l’opposto della musica commerciale, che serve solo per fare soldi e creare nuove mode.
Cambiando argomento, quali sono state le influenze principali durante la registrazione del disco? Ci sono state altre suggestioni che hanno influito sull’album oltre a quelle strettamente musicali?
Potrei farti moltissimi esempi, e molti non sono musicali, ma arrivano prevalentemente dalla letteratura e dal cinema. Mentre stavo registrando il disco ho preferito isolarmi dalla musica, soprattutto da quella che poteva essere vicina alla mia. Le influenze più importanti, infatti, vengono per lo più da situazioni in cui mi ritrovavo ad osservare le cose da lontano.
Vorrei chiederti qualcosa anche riguardo al titolo e alla copertina del disco. Entrambi mi hanno fatto pensare a una sorta di rottura con il passato, in particolar modo la cover, ma allo stesso tempo mi è venuta in mente anche una continuità con esso, come se tu avessi voluto dire che non c’è stato un distacco definitivo. Il titolo, invece, mi sembra quasi ottimista, anche se in maniera singolare.
Tutti i miei album vengono fuori dalla mia anima, quindi sono tutti legati tra loro, però hai ragione: volevo davvero che Only Myocardial Infarction Can Break Your Heart venisse considerato in maniera diversa dalla trilogia e da The Broken Man. Per quanto riguarda il titolo, ci sono un sacco di espressioni che la gente usa per consolarsi da sola, proverbi come “il mare è pieno di pieno di pesci” oppure “è meglio aver amato e perso che non aver mai amato”: sono davvero frasi prive di significato, ed è da qui che mi è venuto in mente il titolo. Ho pensato che fosse un buon modo per dire che anche se i cuori vengono distrutti dall’amore, continuano comunque a funzionare: il mio si è spezzato così tante volte da essere diventato insensibile, ma come ho detto prima è un meccanismo che vado a cercare io stesso. In fin dei conti, sono una persona abbastanza sensibile, ma anche io, probabilmente, ho ferito a mia volta delle persone. Rifiutare l’altro, è quello che facciamo costantemente noi umani: le persone sono creature dure e sgradevoli, soprattutto nei confronti dei propri simili.
E riguardo ai due remix alla fine del disco firmati Third Eye Foundation cosa ci dici? Come devono essere considerati?
Sono da ascoltare sotto l’effetto di una dose massiccia di droghe… (ride) Scherzi a parte, è stato molto divertente registrarli. Non avevo mai remixato “me stesso” prima d’ora, infatti Stephane di Ici d’Ailleurs [la label di Elliott, ndSA] all’inizio aveva un po’ di timore a chiedermelo, ma poi mi sono divertito, anche se ci è voluta tutta la mia vecchia energia da Third Eye Foundation.
Ultima domanda: Only Myocardial Infarction Can Break Your Heart è il tuo sesto album, come lo giudichi rispetto ai dischi precedenti? Potremmo dire che segna una nuova tappa nel tuo percorso?
Beh, è un altro passo lungo il mio viaggio verso la morte (sorride). Vedremo, sto già pensando al prossimo disco, quindi dovrete aspettare e vedere cosa verrà fuori.

