Quel lungo nastro vuoto: intervista a Robert Raths
That long erased tape: an interview to Robert Raths

Nel 2007, quando è nata, c’era ancora Myspace, per dire. Nils Frahm, Olafur Arnalds, Peter Broderick erano molto giovani, discograficamente inediti e non certo in grado di attirare le platee oceaniche che oggi li accolgono negli auditorium e sui palchi dei festival di mezzo mondo. La cerchia di amici messa insieme da Robert Raths ha preso il nome di Erased Tapes e, in poco più di dieci anni, è diventata una delle voci più iconiche e autorevoli nel campo della musica d’avanguardia, capace di abbattere ogni possibile confine tra arti visive, installazioni e moda. L’apertura, nel febbraio del 2017, della Sound Gallery a Victoria Park è, in questa chiave, molto indicativa di un’attitudine all’integrazione dei linguaggi espressivi, un ulteriore segno che i confini tra classica contemporanea, elettronica e musica colta sono stati ulteriormente sfumati. La “residenza artistica” dell’etichetta inglese all’interno di Sparks Festival 2018, a Putignano dal 20 al 22 luglio, con le performance di Rival Consoles, Lubomyr Melnyk, Hatis Noit e Douglas Dare, diventa l’occasione per una lunga chiacchierata con il suo fondatore.

Undici anni non sono pochi e possono diventare l’occasione per raccontare tutto dall’inizio. Come è nata Erased Tapes e da quale idea?

Il background è nell’architettura e nell’arte, ma la musica è sempre stata una grande ispirazione e una fedele compagna di viaggio per tutta la mia vita. Sono arrivato a Londra per continuare i miei studi di architettura e specializzarmi nell’acustica degli spazi. È stato a quel tempo che internet e specificatamente MySpace mi hanno aperto le orecchie a un sacco di ottima musica, senza filtri, autentica e non prefabbricata. Era terribilmente eccitante il fatto che artisti di ogni provenienza potessero condividere le proprie proposte online in maniera organica, connettendosi con i propri simili attraverso quella piattaforma. Attraverso questa esperienza la musica ha conquistato il centro della mia vita. Invece di dedicarmi alla realizzazione di grandi progetti e tenere il suono come semplice fonte di ispirazione, ho capito che mi interessava progettare proprio quello perché la musica diventava la ragione principale grazie alla quale svegliarsi con entusiasmo la mattina. Non era un vero e proprio piano ma, piuttosto, una comprensione e un apprezzamento che si sarebbe sviluppato nel tempo. Siamo bombardati da così tanto rumore che tendiamo a dimenticare troppo facilmente il vero valore dell’arte e della musica. Quanto sarebbe noioso questo mondo se il suono non esistesse. Il suo potere va molto oltre la semplice comunicazione e l’intrattenimento. La musica e l’arte ci permettono di pensare, porci domande, esprimerci. Il suono è in grado di costruire interi mondi nelle nostre teste, da scoprire ed esplorare oltre le barriere fisiche.

Da dove arrivano il nome e il logo con le cime di una montagna?

Quando penso a un nome, per me la cosa fondamentale è che ci sia dietro una storia personale, capace di significare qualcosa. Qualcosa che esprima il valore del suono e, al contempo, sia semplice e condivisibile. Da adolescente avevo acquistato un registratore a nastri, un quattro tracce con il quale sperimentavo e registravo i primi progetti musicali. Tutti coloro che hanno avuto una videocamera o un registratore sanno quanto sia semplice cancellare accidentalmente qualcosa di importante. Senza scendere nei dettagli, c’era questa importante registrazione che avevo catturato con un amico molto stretto, in circostanze notturne altrettanto speciali nelle quali io e lui avevamo dovuto fare molta attenzione a non svegliare nessuno. Era stata una registrazione improvvisa, sorprendente, di quelle cose che non puoi pianificare o ricreare, e sfortuna ha voluto che, in un secondo momento, premendo il tasto sbagliato ho sovrainciso il nastro con qualcosa di molto meno interessante. L’aspetto chiave in questa storia è che non avrei avuto l’occasione di parlare con il mio amico per almeno due settimane e non c’era verso di rimediare all’errore. Ho pensato che quanto accaduto potesse metaforicamente rappresentare, in maniera significativa, tutte quelle cose belle che tanto facilmente possono andare perse o essere dimenticate.

Per caso mi sono imbattuto in una serie di dipinti di montagna di un artista americano, Chris Hernandez. Uno in particolare mi aveva colpito molto, tanto da decidere di lasciare un commento sotto quell’immagine: “this is the one!”. Rappresentava la doppia cima di una montagna. Nell’epoca del capitalismo accelerazionista e dell’obsolescenza programmata, mi sembrava la perfetta rappresentazione di ciò che, invece, è duraturo, senza tempo. Un paio di settimane dopo ho ricevuto un plico contenente quell’immagine dipinta su un disco sismografico da 10 pollici, di quelli che si usano per misurare i terremoti. La sezione radiale rappresentava il tempo e mostrava le 24 ore dal giorno alla notte mentre l’anello nel mezzo indicava l’intensità della pressione. Il tutto poteva essere anche letto come: tempo vs. frequenze = musica. O almeno questa era la mia interpretazione di quell’opera. Non ero mai riuscito a pensare nulla che potesse descrivere visivamente la musica in maniera più efficace. A volte, nella vita, puoi cercare per sempre qualcosa che nei tuoi pensieri è già chiarissima, solo per comprendere che, in realtà, ti sfugge. Altre volte riesci ad ascoltare il tuo istinto per vedere ciò che è già lì, davanti ai tuoi occhi. Dopo più di dieci anni credi di poter dire che Erased Tapes è una casa per noi. Una casa per la musica che, altrimenti, non sarebbe mai stata ascoltata o, comunque, sarebbe stata trascurata.

La tua etichetta mi pare una comunità di artisti che hanno molto da condividere, più che un semplice roster di musicisti talentuosi. Quanto è importante questo aspetto, per te?

Il senso di comunità ora, per me, è più importante che mai. In questa epoca digitale la maggior parte di noi si tiene in contatto online – a volte ci vogliono anni per incontrasi di persona – e dopo un po’ che lo si fa si ha la sensazione che si stia perdendo qualcosa. È per questo che incoraggio le persone che conosco a collaborare di persona e passare più tempo possibile insieme. Questo spinge ognuno di noi un po’ fuori dalla propria comfort zone e ci porta a sperimentare di più. Altrimenti qual è il senso della vita se isoliamo noi stessi da tutto ciò che ci circonda? C’è una ragione se ho intitolato la compilation gratuita per i dieci anni dell’etichetta 1+1=X. Credo fermamente che come collettività possiamo raggiungere molti più risultati rispetto a quelli derivanti dalla somma delle parti.

Ryan West e Ólafur Arnalds sono stati due dei primi artisti che hanno firmato per l’etichetta. Come è accaduto e assecondando quali principi avete costruito tutta la vostra famiglia?

Ryan – ora conosciuto come Rival Consoles – è stato il primo a contattarmi quando ha saputo dell’etichetta: mi ha inviato quattro tracce firmate col suo moniker precedente, Aparatec, accompagnato da qualche riga di apprezzamento per la label e da questa frase: «Sono sicuro che queste tracce venderanno come fette di torta calda». Non si sbagliava. Il primo 7” che stampammo andò esaurito in poco più di una settimana. Passavo le notti intere ad ascoltare le bozze dei suoi pezzi. Il suo approccio alla musica elettronica, da chitarrista, fatto di beat pesanti, corde emotive e synth sognanti mi emoziona ancora moltissimo. Ma, più di ogni altra cosa, amo la sua curiosità e determinazione, la sua spensieratezza. Siamo diventati l’uno il miglior amico dell’altro.

Óli l’ho incontrato in una maniera molto simile. Dopo aver ascoltato solo due tracce del suo cd autoprodotto l’ho ordinato assieme a una t-shirt stampata a mano con l’aiuto di sua sorella. Mi scrisse un messaggio chiedendomi se ero interessato a far uscire la sua musica in Inghilterra, dato che era in tour da quelle parti come batterista della band hardcore Fighting Shit. Dopo quel primo contatto ci furono molte chiamate su Skype, nelle quali discutemmo i dettagli della cosa, compresa una lunga telefonata di notte mentre si trovava a Mosfellsbaer, un sobborgo di Reykjavík nel quale viveva assieme ai suoi genitori. La ricordo benissimo perché lui non riusciva a dormire, a causa del sole alto anche di notte. Mi chiamò mentre girava in skate per le vie della sua città. Dopo un anno ci incontrammo di persona, alla Roundhouse di Londra, in occasione della prima notte organizzata a Londra per promuovere la label. Quello che di lui mi ha impressionato maggiormente è stato questo incredibile e puro slancio sia nel creare che nel promuovere la propria musica. Siamo diventati un combo solidissimo sia nel produrre che nel comunicare quello che facevamo, e lo siamo tuttora. Dopo che ci siamo conosciuti, abbiamo girato assieme gli angoli più remoti del mondo, sia digitalmente che fisicamente.

Tra i tanti artisti che hanno firmato con Erased Tapes, raggiungendo un grosso pubblico, Nils Frahm è quello che ha avuto più successo. Come vi siete incontrati e quando avete deciso di lavorare assieme?

L’ho conosciuto tramite Peter Broderick, che è entrato nell’etichetta all’inizio del 2009. Nils stava aprendo le date europee del tour di Peter, il quale era così impressionato dal suo stile pianistico che mi scrisse un’accorata email per chiedermi di ascoltarlo con attenzione. Mi è piaciuto molto che le sue prime registrazioni al piano fossero fatte come un regalo di Natale per i suoi amici e famigliari. Ancora di più mi sono sorpreso quando un sacco di amici che da anni ascoltavano la musica elettronica più ricercata si sono innamorati di quelle tracce composte semplicemente al piano. Erano le sue produzioni atmosferiche e il suo stile a farmi emozionare. Con lui condivido ancora molti valori e principi estetici, come l’idealismo che ci porta a cercare la perfezione nel processo e nella cura delle produzioni. Allo stesso modo, alcune volte ho cercato di convincerlo ad abbracciare l’imperfezione fino a farla diventare perfetta.

State portando in giro per il mondo degli showcase per festeggiare i dieci anni di Erased Tapes. Cosa puoi dirci del programma con Lubomyr Melnyk, Rival Consoles, Douglas Dare e Hatis Noit che porterete a Sparks Festival? E da dove nasce questo legame con Putignano che si sostanzia anche nella collaborazione col fashion brand Vìen?

Non ero mai stato a Putignano sino ad ora. Il tramite è stato il nostro comune amico Vincenzo Palazzo, fondatore di Vìen, che aveva già chiamato Nils Frahm al Locus Festival e aveva commissionato ad Hatis Noit la colonna sonora per una sfilata dopo averla ascoltata nel mio programma radio su NTS. È davvero raro che un marchio di moda riservi così tanta attenzione alla musica, senza considerarla alla stregua di un elemento d’arredo, di una scenografia. Vincenzo, invece, per quella sfilata durante la Milano Fashion Week ha progettato una vera e propria esperienza, costruita attorno alle interazioni tra voce, abiti, corpi e spazio. Siamo diventati amici e così mi ha chiamato a curare una parte della programmazione qui a Sparks 2018. È stata l’occasione per venire a visitare questa parte d’Italia che non conoscevo ancora. Vedrete che questo showcase sarà qualcosa di straordinario ed esprimerà al meglio lo spirito di comunità che c’è dietro la nostra etichetta.

Aiutaci a risolvere un mistero: come è possibile che artisti così tanto diversi risultino così organici al suono e all’estetica molto definita dell’etichetta?

Prendo questa domanda ricorrente come il più bello dei complimenti che il direttore artistico di una label possa ricevere. E anche come una conferma di un piccolo traguardo raggiunto: fare innamorare della nostra musica indipendentemente dai generi musicali di appartenenza. A volte le persone mi dicono di aver scoperto diversi dei nostri artisti senza sapere che appartenessero alla stessa etichetta. Per molti anni ho lavorato alla compilazione di raccolte che rendessero evidenti i punti di congiunzione tra i vari progetti che producevamo. Ora non ce n’è più bisogno e questa mi pare una cosa fantastica. È diventato a tutti chiaro che Erased Tapes non vuole definire un altro genere musicale ma trovare le occasioni per valorizzare le connessioni tra avanguardia e tradizione, mostrando la diversità della musica nella mutua comprensione. I collegamenti non sono solo sul terreno comune del minimalismo, dal momento che anche il massimalismo, a volte, ha un ruolo importante. A volte, questi due termini sono molto vicini e condividono strutture simili. Altre volte domina il contrasto e quindi nella produzione discografica bisogna trovare l’equilibrio. Altrimenti come fai ad apprezzare il silenzio senza il rumore? E come fai ad aver voglia di rallentare se prima non hai accelerato? Si tratta di trovare il bilanciamento giusto per lo spazio e il tempo. La musica è molto simile all’architettura, per me. Definisce uno spazio nel quale l’ascoltatore può navigare.

Vedi nella multidisciplinarità una possibilità di espansione delle potenzialità della musica? E la recente apertura della Erased Tapes Sound Gallery va in questa direzione?

Assolutamente. Ho sempre incoraggiato le collaborazioni cross-mediali. Dalle commissioni a grafici, fotografi e pittori per lavorare sugli art work e i video associati alle uscite, alle composizioni di colonne sonore per balletti e progetti di coreografia contemporanea come quelli con Wayne McGregor o per i lavori cinematografici di Sebastian Schipper. Entrambi hanno lasciato molto spazio disponibile alla musica, creando le condizioni ideali di lavoro. La costruzione del nostro nuovo spazio fisico, la Sound Gallery nell’East London, ha un ruolo fondamentale nel consentirci di sviluppare queste possibilità. Nelle stesso momento ci permettere di restituire qualcosa alla nostra comunità, dando spazio e visibilità agli artisti locali e permettendoci di creare un luogo nel quale incontrare e interagire con le persone attraverso laboratori, presentazioni di libri, live performance e incontri senza restrizioni di sorta.

Parlaci un po’ del tuo programma radiofonico su NTS. Lo vedi come qualcosa di legato al tuo lavoro con l’etichetta o è un’altra cosa?

Adoro preparare il mio programma mensile. Mi permette di avere la testa fuori dalla bolla per tutto il tempo necessario a selezionare bene le due ore di musica e anche di supportare artisti che non fanno strettamente parte di Erased Tapes. Diventa un’occasione per dare più respiro al racconto delle influenze reciproche e di contestualizzare la nostra musica in relazione a quella che fanno gli altri. Le mie puntate preferite sono quelle che non richiedono troppo tempo per essere assemblate, le condizioni ideali si verificano quando torno da un viaggio e, semplicemente, quando metto insieme tutte le cose che ho scoperto da un’esperienza.

Robert Raths fotografato da Heiko Prigge

In queste settimane sei in tour con Rival Consoles per il quale ti occupi della parte visiva dello show multimediale. Quanto è importante la componente visuale del tuo lavoro ad Erased Tapes?

A dire la verità credo che i miei occhi siano molto più allentati delle mie orecchie. Avendo disegnato e dipinto per tutta la mia vita mi viene naturale associare una parte visiva alla musica che amo. All’inizio della storia ho creato l’identità visiva dell’etichetta e tutti gli artwork per le nostre uscite. Ora lavoro più da art director e mi occupo di commissionarli ad artisti dei quali ammiro il lavoro. In questo modo posso concentrarmi sulla loro promozione. Quando ho cominciato a girare in tour con Ryan, lui mi ha fatto vedere queste animazioni che aveva generato con Max/MSP/Jitter come saggio d’esame per il suo corso di tecnologia della musica all’università. All’inizio le trovavo un po’ troppo tecnologiche, poi ho capito che c’era un legame molto forte con la sua musica. Allora ho pensato che non avesse senso commissionare a qualcuno lo sviluppo della parte visiva per il suo concerto e ho cominciato a lavorarci. Abbiamo costruito uno strumento visivo attraverso il quale generiamo immagini organiche al suono, e poi così io non mi annoio durante il concerto [ride, ndSA]. Ne deriva una sorta di jam session audiovisiva. Ogni tasto sulla tastiera del laptop è mappato per variare i parametri che ne determinano la forma, la dimensione, la densità, i colori, i movimenti, la velocità, la percentuale di feedback, etc. Attraverso la camera e il microfono del laptop, invece, acquisiamo luce e suono per determinare una sorta di grana in sincrono con lo spazio del live. Lo so: è “un po’ nerdy” ma è molto divertente!

A cosa state lavorando per l’immediato futuro?

Alla fine di luglio usciranno il nuovo album di Masayoshi Fujita, Book of Life, e la ristampa del suo primo disco di solo vibrafono, Stories. C’è davvero qualcosa di molto particolare e ammirevole nella determinazione con cui Masayoshi si dedica alla sperimentazione con questo strumento usando, a volte, archetti, fogli di alluminio ed altri elementi per ampliarne le possibilità timbriche. Per capire come lavora vi consiglio vivamente di guardare la registrazioni del live che ha tenuto alla Sala Vanni di Firenze in occasione di Hand Signed, ripresa dai tipi di URSSS. Successivamente ci dedicheremo a Tender Symmetry, il nuovo lavoro di Michael Price registrato negli edifici protetti dal fondo nazionale attraverso tutta l’Inghilterra. Ogni ambientazione ci ha fornito spunti e ispirazioni, dando una specifica identità sonora alla traccia che la rappresenta. Abbiamo anche coinvolto molti artisti locali per arricchire ogni composizione e contestualizzarla ancora di più con il luogo nel quale nasceva. Su Vimeo potete avere un’anteprima del suo lavoro ma presto vi racconteremo molto di più.

22 luglio 2018

Erased Tapes is the home of some of the finest contemporary classical output in recent times. One of the most important record labels of the last few years, according to Gilles Peterson. Founded by German-born Robert Raths in 2007, the London-based label has grown and extended across the world with satellite offices in Los Angeles and Berlin. On February 2017 the label that has nurtured avant-garde artists like Nils Frahm, Olafur Arnalds and Peter Broderick among other opened the doors to its new East London home, marking the 10th anniversary by introducing fans to the new Erased Tapes Sound Gallery.

Awarded Best Small Label 2015 at the AIM Awards, the record label is focusing on releasing avant-garde and experimental electronic music, remaining genre-defying and truly independent. The “artistic residency” at the next edition of Sparks Festival, in Putignano (july 20 – 22), with performances by Rival Consoles, Lubomyr Melnyk, Hatis Noit and Douglas Dare, is the occasion for an interview with Robert Raths.

Ten years is a long time going so let’s start from the beginning: how did you first start out Erased Tapes? And starting from which idea?

My background is in architecture and fine art, but music had always been a great inspiration and a great companion throughout my life. I came to London to continue my architectural studies with focus on acoustic spaces. It was around that time that the internet and specifically MySpace opened my ears to so much unfiltered, raw music that wasn’t pre-fabricated. It was terribly exciting as it enabled likeminded artists from all around the world to connect in a somewhat organic way online. All of a sudden music took over and became the centre of my life. Instead of building grand designs and merely finding inspiration in sound, it became the very thing that I’d design for, that I would get out of bed for. It wasn’t so much a concrete plan, but more of an understanding and appreciation that developed over time. We get bombarded with so much noise, that we tend to forget the true value of art and music so easily, how incredibly dull this world would be if sound didn’t exist, a power that goes far beyond just communication and entertainment. Music and art allows us to think, to question, to express. It can build an entire world in our minds to discover and explore beyond physical boundaries.

And what about the name and the mountain tops logo?

When thinking of a name, it was most important to me that whatever I call it, it has to have a personal story attached to it that will always mean something to me. Something that expresses the value of sound, that is very simple and that everyone can relate to. In my teenage years I bought a 4-track tape recorder to experiment and record various early musical projects with. Everyone that owns a recording device or a camera knows how easily you can accidentally erase something that somewhat is important to you. Without going into too much detail, there was this recording I captured with a close friend at night and under special circumstances as we had to keep it quiet to not wake anyone up. It was a very unexpected, fully improvised take we couldn’t have planned nor recreated. And with a simple push of the wrong button I overwrote it with something far less meaningful the next morning. The most important factor here is that I couldn’t bring myself to tell him for at least a week or two. At the time I would have done anything to undo this mistake. So I felt this nicely describes how so many things of beauty can so easily be lost and forgotten.

Randomly I came across this series of mountain paintings by an American artist named Chris Hernandez. There was one mountain top that resonated with me in particular, so I left a comment underneath that image simply saying “this is the one!”. To me it resembled timelessness and endurance, which I guess is something we naturally miss and long for in this fast-paced world of capitalism and planned obsolescence. A fortnight or so later I received a parcel containing the original artwork, painted on a seismographic disk the size of a 10-inch record and used for measuring earthquakes. The radial sections resemble time showing the 24 hours on a clock from day to night, whilst the rings in-between resemble pressure lines from high to low, which can also be read as frequencies — time vs. frequencies = music. It’s merely my interpretation of a piece of art, but I think it’s save to say that I wouldn’t have been able to think up anything nearly as perfect to describe music visually. Sometimes in life, you can search forever to find something you thought perfect in your head only to realise it’s far from it. Other times you manage to be receptive and listen to your instinct to see what’s already there. After ten years, I guess Erased Tapes mostly means home to us now. A home for music that might otherwise never be heard, art that might easily be overlooked in this time we live in.

Erased Tapes looks to me like a community of artists have something to share more than a simple roster of talents. How important is this kind of feeling for your label?

The sense of community is more important to me than ever. As with this digital age, most of us met online — in some cases it took years for us to meet in real life — and after a while it really showed that something was missing. So I very much encouraged everyone to collaborate and spend physical time together, pushing each other outside our comfort zones to experiment. What’s the point in living when we isolate ourselves from everything that surrounds us. There’s a reason why I titled the tenth anniversary box set 1+1=X — I truly believe that as a collective we can achieve more than just the sum of its parts.

Ryan West and Ólafur Arnalds are two of the first artists who signs on the label. How it happened and what was the process to build the whole family?

Ryan — now known as Rival Consoles — was the first to reach out to me with 4 tracks recorded under his first moniker Aparatec, accompanied by a few words expressing his intrigue in what I was building with Erased Tapes and finishing with “I’m sure these tracks will sell like hot cakes”. He wasn’t wrong, the first 7″ record we pressed sold out within weeks. I spent hours and hours listening to various sketches of his on night buses. His approach to electronic music as a guitarist, hard-hitting beats that meet emotive strings and synth sounds, resonated so deeply with me. But most importantly, I liked his curiosity and determination, his confidence yet lightheartedness. Ryan and I became best friends.

Óli and I met in a similar way. After hearing only two songs, I ordered a copy of his self-released CD and a t-shirt he hand-printed with help of his sister. He messaged me asking if I was interested in releasing his music in England as he used to tour there as the drummer in the hardcore band Fighting Shit. I recall many Skype video calls in which we brainstormed ideas and one in particular when he couldn’t sleep due to the sun still shining late at night. So he called me up whilst skating through Mosfellsbaer, a suburb of Reykjavík where he used to live with his parents. It felt so surreal and kind of fantastic really. It took nearly a year until we finally met in person at the first label night I had organised at the Roundhouse in North London. What impressed me most about Óli is his sheer willpower in both creating and promoting music. We became an unstoppable combo in terms of productivity and spreading the word. Within only a few months we had reached the furthest corners of the world together both digitally and physically.

You have signed acts that have become successful. Nils Frahm is the most famous one. How did you meet and why have you decided to work together?

We got introduced by Peter Broderick who joined the label in early 2009. Nils was supporting Peter throughout Europe, who was so impressed by his touch to the piano that he dropped me an email to check it out. I loved the fact that his first solo piano recordings were simply meant as a Christmas gift for his family and friends, and that in fact he was rather surprised that anyone liked them that much after spending years making electronic music. It was his understated playing and his atmospheric production that instantly spoke to me. Nils and I share similar values and aesthetics. Equally driven by idealism, he would encourage me to keep perfecting processes and craftsmanship as much as I would encourage him to sometimes start from scratch and to embrace imperfections to the extend where they’d become perfect.

You are celebrating the 10th anniversary with some showcases around the world. What you can tell about the one at Sparks Festival with Lubomyr Melnyk, Rival Consoles, Douglas Dare and Hatis Noit? You also seem to have a special love for Putignano and a fashion brand that supports Sparks Festival, Vìen. How did it start?

Actually, I’ve never been to Putignano before. But our mutual friend Vincenzo Palazzo, who now runs the fashion label Vìen, used to book some of our artists including Nils for Locus festival and Ryan (Rival Consoles) to perform in his music club Kode_1 in Bari. He discovered Hatis Noit’s work through my NTS radio show and commissioned her to soundtrack his collection showing at last year’s Milan Fashion Week. It’s very rare to see a fashion designer value live music that much. Most hide the musicians behind a backdrop or simply playback recorded music. Vincenzo designed a real experience by use of voice, body, fabric and space. I loved every minute of it. We became friends and he recently invited me to co-curate this year’s Sparks festival. I’m incredibly excited we will contribute four of our artists and to finally visit this part of Italy. These 10th anniversary showcases feel really special as they best express the communal spirit of Erased Tapes.

Please, help us to solve a mystery: how it is possible that artists with incredibly different sounds have something in common when released on ET? Even though the music on the label is quite diverse, there is still a really strong sense of style somehow.

Interestingly, I get asked this question more and more frequently, and I think that’s beautiful. It’s kind of the best compliment I could imagine for running a label, as the question alone proves that people can feel something unites us that defies any genre. Sometimes I have people come up to me and say they discovered many of the artists not knowing they actually share the same label. For many years I’ve been compiling annual compilations to help connect the dots for those who can’t see the connection. But now it almost seems unnecessary to point this out, which is wonderful. It used to be my way of showing how Erased Tapes isn’t about defining a new genre, but about valuing tradition as much as the avant-garde, showing diversity in music whilst sharing a similar understanding. The common thread isn’t just minimalism alone, maximalism has a place too. Sometimes they are sitting next to each other within the same structure. Other times that contrast is missing and I have to put them next to each other on record. Because how can you appreciate silence when you don’t have noise, how can you slow down when there’s nothing to slow down from and nothing to speed you back up? It’s more about the art of finding the right balance of space and time. Music truly feels like architecture to me. It defines a space the listener navigates through.

Do you support the idea of multi-disciplinary art as a way to expand music potentialities? What about the Erased Tape Sound Gallery?

Absolutely. I’ve always encouraged cross-media collaborations — from commissioning painters, photographers and graphic designers to collaborate on the album artwork and videos, to scoring the music for ballets and contemporary dance choreographers like Wayne McGregor or film directors like Sebastian Schipper who both allowed a lot of creative freedom for the music to become an equally important part of the piece. Building our own physical space, the Sound Gallery in East London, plays a big part in developing this further. It allows us to give something back to the community, to showcase and exhibit local artists and their work, to create a place for people to meet and interact through workshops, book launches, live performances and discussions without any restrictions.

Tell us something about your radio show on NTS. Is it relevant for your work process at ET or is something different to you?

I love doing my monthly radio show as it helps keep my head outside the bubble having to compile 2 hours of music every time. It gives me a platform to also support artists outside the label family. It also allows me to tell a much more detailed story through showing influences and putting our own output in context with other sounds out there. My favourite shows are the ones that I don’t even have to prepare, they just come together naturally as I return from my travels and simply share all the musical discoveries I made along the way.

You are touring with Rival Consoles supporting him on the visual side of his audiovisual show. How important is the visual side of work at ET?

Well, to tell you the truth, my eyes are a lot more trained than my ears. Having drawn and painted all my life, it feels natural to me to develop the visual counter-part to the music. I used to create most of the cover art myself in the early days, formulating the visual identity of the label. Nowadays I act more as an art director and conceptualist, commissioning artists whose work I admire to help realise it. Again it enables me to give back and promote their work and unique signatures. As I started to spend more time with Ryan, traveling up to Leicester every few weeks, he showed me these particle animations he created in Max/MSP/Jitter as part of his music technology course at university. They were a little techie to begin with but similar to his music they developed and quickly started to feel more and more organic. I thought that form of expression was equally awesome and that it would be so much more unique for him to run his own live visuals than commissioning someone else. What Ryan created was basically a visual instrument for me to play so I don’t get bored during his shows haha. It honestly feels like jamming with him as everything is live. Each key on the laptop keyboard is assigned to a different parameter to determine the shape, size, density, colour, movement, speed, amount of feedback etc. It even reads the amount of light through the camera and sound through the built-in microphone to give the visuals texture and a slight pulse. Sounds super nerdy, I know, and so much fun!

Is there anything to look out for with Erased Tapes in future? What upcoming releases would you like to give a special mention to?

At the end of this month we’ll be releasing both Masayoshi Fujita’s new album Book Of Life and reissuing his debut vibraphone record Stories. There is something truly special and admirable about his dedication to this unique instrument, how he experiments with cello bows, beads and aluminium foil to get many different types of sounds from it. He previously performed at the Museo Marino Marini in Firenze, which was filmed by URSSS — I highly recommend checking that out here.

Then there’s Michael Price’s new work Tender Symmetry out end of August, which we recorded throughout National Trust-protected buildings across England. Each location inspired and highly influenced the atmosphere and sonic identity of each piece, performed by regional artists, ensembles and choirs. Here is a first glimpse of this very special project and we’ll be revealing more this week.

22 luglio 2018
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