Roger Waters: Behind The Wall

Padova, 26 luglio 2013. Una delle giornate più calde della stagione estiva in una città del Santo che accoglie oltre 44mila fan entusiasti di ogni età e provenienza geografica per uno dei più grandi eventi live dell’anno: Roger Waters, ex bassista e membro fondatore dei Pink Floyd, ripropone per intero il suo ambizioso, claustrofobico e vendutissimo doppio concept-album The Wall (uscito il 30 novembre 1979). Più che un disco, un progetto assai più composito, che ha portato alla realizzazione non solo di una serie di concerti tra il 1980 e il 1981, ma anche di un film (arrivato nelle sale cinematografiche nel 1982) diretto da Alan Parker, con l’allora astro nascente Bob Geldof nei panni del protagonista Pink.

Non è la prima volta che Waters riporta in scena The Wall – il 21 luglio del 1990 infatti, a Berlino, l’intera opera venne rieseguita dopo la caduta del muro con un cast di artisti che comprendeva Van Morrison, Bryan Adams, Sinéad O’Connor (la cui popolarità conobbe lo zenit quell’anno, grazie ad I Do Not What What I Haven’t Got), gli Scorpions, Cyndi Lauper, Ute Lemper. Per molti l’album, il penultimo prima dell’uscita di Roger dalla band, fu in realtà l’ultimo sforzo “corale” di una formazione che già manifestava segnali preoccupanti: si dice che il bassista, autore di ogni concept a partire da The Dark Side Of The Moon, volesse prendere sempre più il controllo della band – il tastierista Richard Wright venne licenziato (in seguito reintegrato) e i contributi in sede di songwriting di Gilmour si ridussero considerevolmente. Eppure The Wall, assieme a The Final Cut che giunse nel 1983, racconta la storia di Roger Waters. Delle sue ossessioni, della sua infanzia, del suo rapporto con la scuola vista come istituzione repressiva (Another Brick In The Wall anticipò di diversi anni un’altra denuncia, quella degli Smiths di The Headmaster Ritual) ma anche del suo rapportarsi con il pubblico, con le donne (in primis una Mother iperprotettiva e castrante), con un padre morto in guerra ad Anzio (cui viene dedicata la toccante When The Tigers Broke Free, canzone che trova posto nel film e che viene in seguito inserita come bonus track nel disco successivo). Waters sarà per certi versi ancora più esplicito in The Final Cut, dedicato alla detestata Margaret Thatcher, con critiche dirette alla battaglia delle Isole Falkland e alla politica economica del suo esecutivo. Nel 2013, l’arte e le idee di Roger Waters fanno ancora discutere: sospetti di antisemitismo per aver messo la stella a sei punte su un maiale, mossa ritenuta grave e inaccettabile dalla comunità ebraica. Lui si difende: “metto in scena un’opera dal messaggio pacifista, e ho messo in scena tanti simboli, anche croci cristiane e la falce e il martello, così come loghi di multinazionali”.

Chissà cosa sarebbe accaduto, se al posto di The Wall gli altri membri del gruppo e il produttore Bob Ezrin avessero selezionato i provini che, cinque anni dopo, sarebbero stati sviluppati nel primo album solista di Roger Waters The Pros And Cons Of Hitch-Hiking. Quella volta non c’era più il fratello-coltello Gilmour alla chitarra, ma Eric Clapton. Furono le femministe ad alzare la voce, a strappare i poster raffiguranti una donna nuda con il fondoschiena in vista. Anche in quel caso Waters parlava di sé, nella sequenza onirica del disco: della sua crisi di coppia, dei desideri di evasione dalla routine matrimoniale e da tutti i tentativi che si possono fare per recuperare un rapporto ormai logorato. Chissà in quali scenari oggi si sarebbero inseriti, i due concept successivi Radio KAOS e soprattutto un Amused To Death che sin dalla copertina ci allarma sul potere dei mass media che da una parte inchiodano i regimi alle loro responsabilità e dall’altro fanno apparire anche la guerra come uno spettacolo. Basterebbe sostituire radio e TV con i social network?

E’ stata una grande serata, quella del 26 luglio. Una scenografia a dir poco imponente, con gli ormai storici disegni di Gerald Scarfe, ha fatto da sfondo allo show di un artista in gran forma e con un’ottima band. Chi nei primi anni Ottanta già c’era e guardava MTV e Videomusic, avrebbe potuto forse riconoscere nella line-up Jon Carin, da parecchi anni turnista di lusso per i Pink Floyd (co-firmò Learning To Fly), Pete Townshend, Richard Butler degli Psychedelic Furs e ai tempi leader di una band-meteora, gli Industry, che spopolava in hit parade grazie all’inno antimilitarista – guarda un po’, i casi della vita… – State Of The Nation.

Il rapporto tra Roger Waters e Padova non si è esaurito, però, in una serata. Per più di due settimane, infatti, il centro culturale Altinate/San Gaetano ha ospitato la più completa mostra italiana dedicata ai Pink Floyd, organizzata dall’associazione Floydseum. Un sogno divenuto realtà per i collezionisti, ma anche l’occasione per incontrare alcuni addetti ai lavori, legati ai Pink Floyd per diverse ragioni. Oltre a Glenn Povey, autore di Echoes: Storia completa dei Pink Floyd, abbiamo incontrato il fotografo londinese David Appleby e il vignettista Gerald Scarfe. Il primo, che iniziò la propria carriera nel mondo della pubblicità, ha esposto alcuni suoi scatti realizzati sul set di The Wall: la sua strada si è intrecciata più volte con quella del regista Alan Parker, visto che lavorarono insieme anche per Evita e altre pellicole di successo (ma sono sue anche le foto promozionali di film come Victor Victoria di Blake Edwards e Robin Hood di Ridley Scott), ma ci confessa che inizialmente non conosceva bene i Pink Floyd. Non era un loro fan. La sua scelta di proporre foto in bianco e nero, rivela, è sia artistica, sia dovuta ad alcune limitazioni dell’epoca (non tutti i magazine pubblicavano fotografie a colori); sono molte le foto evocative che ha mostrato al pubblico e l’idea che traspare è quella di un gruppo di lavoro affiatato che ha cercato di dare il meglio di sé.

Gerald Scarfe

Il secondo, Gerald Scarfe, ha parlato con il pubblico del centro culturale proprio la mattina del concerto. “Mi sento un artista privilegiato, perché con i cartoons e le mie vignette sui magazine ho disegnato la verità e mi sono sentito libero di esprimere le mie posizioni anche in giornali di diverso orientamento. Dagli anni Sessanta la mia satira espone la corruzione, mette a nudo l’incoerenza dei politici, l’abuso di potere”.  L’incontro con i Pink Floyd avvenne dopo che Nick Mason e Roger Waters videro il suo lavoro a Los Angeles per un film d’animazione commissionato dalla BBC (“uno stream of consciousness, in cui trovavano posto icone come Mickey Mouse e la Statua della Libertà… erano entusiasti, vollero contattarmi perché pensavano che fossi completamente pazzo”). Scarfe già realizzò animazioni per Wish You Were Here, ma è indubbio che fu quella per The Wall la collaborazione più compiuta e stimolante. Nacque una vera e propria amicizia tra Gerald e Roger, che sbilanciava i rapporti con un Alan Parker che voleva un controllo completo dell’opera cinematografica: “Tutto dà un senso di oppressione, pensate ai martelli che marciano come nazisti… i disegni si sviluppano attorno a tre personaggi principali: la madre, la moglie e l’insegnante. Non era comune, nel mondo del rock’n’roll, sperimentare e dare significati ‘altri’ alla musica legandola ad immagini, e di sicuro non avremmo mai immaginato allora che l’opera avrebbe avuto un così grande impatto”.

Ho incontrato fan pazzi dei Pink Floyd per anni”, racconta Scarfe. “Ricordo ancora di quando un militare americano che combatté durante la Guerra del Golfo si fece tatuare i miei disegni per The Wall e mi mandò una videocassetta… sentiva che quanto avevo l’avesse aiutato e salvato in quel periodo difficile, volle persino spedirmi la sua medaglia ma, gentilmente, rifiutai”. Quanto c’è di Gerald Scarfe, oltre che di Roger Waters, nel personaggio del maestro? “Io stesso soffrii per il sarcasmo dei miei insegnanti”, dice.

Lavorando a stretto contatto con tutti i membri dei Pink Floyd, Scarfe conferma molte impressioni: “Roger era quello con la personalità più forte, David era interessato alla musica più che al concept e alle immagini. Nick Mason era divertente, e più volte ha fatto da paciere in momenti di fibrillazione. Rick lo ricordo invece molto introverso, era difficile parlare con lui”. The Wall è un disco, un film, sarà mai anche un’opera teatrale? “Se n’è parlato con Roger per diversi anni, ci sono molte idee in proposito”.

Non passa anno in cui non si torni a parlare dei Pink Floyd. La mostra di Padova legata all’evento potrebbe essere solo l’antipasto di altri eventi legati alla band da studiare per il prossimo anno (sarà il venticinquesimo anniversario del celebre e discusso concerto a Venezia, in quel caso senza Waters). Una cosa intanto è certa: per quanto contrastanti possano essere i sentimenti nei confronti di una rockstar di 70 anni, Roger Waters è in grado ancora una volta di rubare la scena. E ogni volta, a distanza di anni e riascoltando la sua opera, ci si accorge di dettagli prima mai notati.

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