Telespazio. Intervista a Fabrizio Mammarella

Telespazio è Fabrizio Mammarella, originario di Chieti, produttore attivo sulla scena elettronica di matrice dance fin dalla metà degli anni Zero. Membro del progetto Clap Rules, è co-fondatore dell’etichetta Slow Motion Records. Con Telespazio, album eponimo pubblicato da Hell Yeah Recordings il 26 gennaio 2015 (recensito su queste pagine da Marco Braggion), Mammarella capitalizza quelle ricognizioni electro, house, ambient, post-rock elettroniche – non necessariamente legate al concetto di dancefloor – che negli ultimi anni hanno caratterizzato la sua ricerca sonora. Lo intervistiamo per farci raccontare la genesi del progetto, e di come quest’ultimo ispiri e tragga ispirazione dalla sua attività di label manager.

Come nasce il concept Telespazio?

Come Telespazio avevo pubblicato un paio di pezzi qualche anno fa su Tiny Sticks, etichetta inglese (Galileo e Telemetric, 2008) e più tardi su Gomma (Odeon, Italo House Now, 2010). Parallelamente a questi, avevo iniziato a produrre una serie di mix, principalmente per uscire dagli schemi tipici delle produzioni firmate Mammarella. Non volevo limitarmi a mescolare house, disco, electro – cosa che comunque già facevo – ma volevo creare una piattaforma dove poter affiancare tra loro dischi di musica non-dance che avevo acquistato nel corso degli anni. Questi mix, appunto, erano un modo per far ascoltare brani che non mi capitava – e non mi capita tutt’ora – di suonare nei club. Un progetto liberamente ispirato al mondo delle telecomunicazioni, e non alla space disco o alla cosmic music come il nome potrebbe suggerire. La scelta dell’alias segue questa direzione: Telespazio è un operatore di servizi di comunicazione satellitare, fondato nel 1962 nella Conca del Fucino, in Abruzzo.

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Fino ad arrivare a questo album…

Marco Gallerani di Hell Yeah ascoltava i miei mix, ed erano cose che gli piacevano. Già nel 2009 mi chiese di replicare quel modus operandi utilizzando pezzi della sua label, ed uscì Hell Yeah Disco Cabinet. Poi però mi chiese anche di pensare ad un album di inediti, che prendesse spunto dalla grande varietà di sensazioni e generi musicali presenti nei mix. Così è nato questo disco, e il suo consiglio è stato decisivo, perchè non era una cosa alla quale stavo pensando.

L’eterogeneità di generi, se così possiamo dire, è abbastanza chiara: electro, house, ambient, post-rock elettronico…

L’idea è sempre stata quella di cercare un suono omogeneo nella diversità di stili. Un album, in quanto tale, permette di spaziare molto, quindi ho prodotto senza schemi rigidi, ho scritto liberamente ogni pezzo. Non mi piace l’idea di un album interamente dance, dato che cambia anche il contesto di fruizione rispetto al singolo da discoteca. Ci tenevo che questo lavoro fosse soprattutto rivolto all’ascolto, solo secondariamente alla pista, e in effetti da ballare c’è poco. Poi è chiaro, pezzi come Nuvolari e Barrier (riconducibili a sonorità italo, electro, ndSA) sono i preferiti di molti, ma mi fa molto piacere il fatto che anche per tracce come Glideshot e Devices, più sperimentali, stia ricevendo feedback che accostano quelle cose alla tradizione italiana library music o alle composizioni di Klaus Schulze.

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Accostamenti che rimandano anche alla tua attività con Slow Motion Records, dove accanto al grande catalogo dance in senso lato troviamo anche numeri soundtrack come quelli di Francesco De Bellis e Marco Antonio Spaventi. Ma prima ancora di diventare vera e propria label, Slow Motion nasce come collettivo impegnato nell’organizzazione di eventi di musica elettronica…

Sì, tutto è iniziato nel 2005, tra Chieti e Pescara. Anche Franz Underwear (fondatore di Slow Motion assieme a Fabrizio, ndSA) è originario di Chieti, ma essendo quest’ultima una città abbastanza limitante con il suo bacino di 60.000 abitanti, abbiamo fin da subito sentito l’esigenza di lavorare anche su Pescara per raggiungere un pubblico più ampio. Poi Franz si è trasferito a Berlino, dove ancora oggi dirige il nostro traffico di eventi nella capitale tedesca, organizzando serate in locali come Griesmuhle, Salon Zur Wilden Renate e Loftus Hall. Io e il resto della crew invece siamo rimasti a Pescara, dove abbiamo una residency alla Tipografia, oltre naturalmente ad eventi spot in altri locali della zona. L’esigenza di creare un’etichetta è arrivata dopo qualche anno, in primis per valorizzare il panorama dance italiano, che conoscevamo e suonavamo. Anche qui, come per il mio progetto Telespazio, non si è cercato di condurre un discorso logico di fondo, ma semplicemente abbiamo dato spazio a cose che ci piacevano, senza barriere di genere. Nel nostro catalogo troverai quindi dischi electro come Squalo di Motorcycle Boy, italo-disco stile Italian Records/Gaznevada come Linea Beat Vol. 1 di Francisco, oppure lavori che ricalcano quelle direzioni soundtrack di cui parlavi, come Nero dello stesso Francisco e Cinema di Marco Antonio Spaventi.

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Com’è nata la collaborazione con Francesco De Bellis?

Francesco è un grande appassionato e conoscitore di certa musica da film italiana, di library music, e quando ci ha proposto di fare un disco legato a quell’immaginario non abbiamo avuto esitazioni. Già quando faceva parte di MAT101 e di Jollymusic credo si potesse capire il suo legame con quel mondo. Non una nostra idea, quindi, ma una scelta precisa dell’artista.

Prossime mosse su Slow Motion?

Clap Rules uscirà con un EP, Faces. Poi una compilation, Italian Dance Wave, che ospiterà tracce inedite di grandi nomi della scena dance italiana del momento – Spiller, Valerio Delphi di Tiger & Woods, Bottin, Jolly Mare, Raiders Of The Lost ARP e altri – prima spalmate su quattro sampler formato vinile, poi su CD.

15 Gennaio 2015
15 Gennaio 2015
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