The Dark Side of Madonna. Intervista con gli … And You Will Know Us By The Trail of Dead

Jason Reece, insieme a Conrad Keely da sempre l’anima dei Trail of Dead (per esteso, …And You Will Know Us by the Trail of Dead), ci parla dei nuovi piani della sua band da Utrecht, dove lo raggiungiamo grazie a una videochiamata via Facebook, che ci permette di “riparare” a una falla del nostro collegamento via Skype. I ragazzi texani – ormai qualcosa più che ragazzi visto che stanno celebrando i vent’anni del loro secondo album Madonna suonando in giro per l’Europa – sono in attesa di salire sul palco per un concerto del tour che tra qualche giorno, il 23 febbraio, farà tappa anche a Bologna (unica data italiana). È di questo che parliamo con Jason, ma anche di un’altra sorpresa che i Trail of Dead hanno in serbo per i loro ammiratori: tra pochi mesi è in arrivo un nuovo album, giunto ormai ai dettagli finali.

Ciao Jason, inizio questa nostra chiacchierata chiedendoti come mai avete voluto celebrare con un tour i vent’anni del vostro disco Madonna

Madonna è un disco che per noi significa ancora tanto. Percepiamo ancora la forza della sua musica. L’idea del tour nasce da una proposta che abbiamo avuto da alcune persone in Europa che ce l’hanno chiesto. E così ci siamo detti: “Bene, facciamolo”. La storia, a dire il vero, è tutta qui.

Che importanza ha avuto quel disco per voi e che cosa rappresenta dalla prospettiva di oggi nella vostra evoluzione come band?

È stata una svolta per noi, che fin lì suonavamo soltanto negli Stati Uniti ed eravamo un po’ soli sul grande sfondo dell’America. Madonna ci ha aperto le porte per viaggiare in giro per il mondo, ci ha fatti conoscere in Europa, ci ha fatti conoscere anche in Giappone. Rispetto a quello che facciamo oggi è un disco che ha strutture più semplici ma anche tanta, tanta energia. È sorprendente come ci piaccia ancora così tanto e non siamo arrivati a odiarlo dopo tutti questi anni. È un album a cui siamo ancora molto legati.

Che differenze trovate tra i Trail of Dead di allora e quelli di oggi?

Eravamo più arrabbiati, più giovani, facevamo musica come dei disperati. Adesso abbiamo visto tante più cose, abbiamo gusti più vari, la nostra musica si è arricchita ed è più complessa. Quando suoni per più di vent’anni non puoi pensare di rimanere sempre la stessa identica persona. Tenti di evolverti in un modo o nell’altro.

Anche il modo in cui suonate gli stessi pezzi è cambiato?

Sì, è un po’ diverso. Siamo diventati musicisti più bravi di come eravamo vent’anni fa. Non che ora abbiamo chissà quali abilità, ma di certo suoniamo più compatti. Allora facevamo un gran casino…

E invece il titolo come era venuto fuori? Avevate pensato, immagino, anche alla “dissonanza” con l’immagine della copertina…

Il nostro bassista di allora, Neil [Busch, NdSA], avrebbe voluto chiamarlo Black Madonna. Ma per noi era troppo dozzinale come titolo. Madonna ci è sembrato più interessante e in più Conrad aveva appena finito quel dipinto della dea Kalì. Il titolo e l’immagine rappresentavano una sorta di nostro tributo all’iconografia religiosa femminile. E se vuoi anche a Madonna la popstar. Anche lei ci piaceva molto [ride, NdSA].

Che ruolo hanno avuto le vostre influenze musicali nel sound di Madonna? Penso ai Sonic Youth o ai Dinosaur Jr per esempio…

I nostri punti di riferimento erano It Takes a Nation of Millions to Hold Us Back dei Public Enemy, i Pink Floyd di Dark Side of the Moon, i Sonic Youth di Daydream Nation. Con una prospettiva se vuoi un po’ alla Brian Eno che incontra i Sex Pistols: quell’approccio al suono così concentrato e super arty per una musica molto aggressiva.

Che cosa vi ha spinti a scrivere un pezzo come Mark David Chapman?

L’idea, anche questo caso di Neil, era di aggiungere un che di controverso alla nostra musica. Certo non avevamo nessuna intenzione di esaltare Mark Chapman, anche questa era un’idea simbolica, legata al concept di tutto l’album, l’intreccio di arte e distruzione, creatività, amore e odio, fusi insieme.

Dopo questo tour che piani avete per il futuro?

Abbiamo un nuovo album che uscirà tra tre mesi. È tutto pronto, anche la copertina. È un album pensato molto più in grande, anche sotto il profilo strettamente musicale, sempre molto alla Trail of Dead ma allo stesso tempo con un suono e una prospettiva diversa da tutti gli altri lavori, unica.

Gli avete già dato un titolo?

Ci stiamo pensando, non ne ha ancora uno definitivo.

Saluto Jason. L’appuntamento per i fan italiani della band americana è invece il 23 febbraio al Covo di Bologna.

19 Febbraio 2019
19 Febbraio 2019
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