Rome
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Marco De Baptistis
- 24 Gennaio 2013
Jérôme Reuter è un musicista lussemburghese dal 2005 attivo sotto la sigla Rome. Evolutosi nel corso degli anni da un martial-folk, debitore di gruppi come Death in June e Der Blutharsch, Reuter è riuscito a creare poi un proprio stile cantautorale/dark folk riconoscibile e originale. Come ha più volte dichiarato, l’artista è stato influenzato da cantautori come Leonard Cohen, Nick Cave e Jacques Brel. Dopo nove anni, otto album e una manciata di singoli ed EP, Rome è riuscito a diventare, negli anni Duemila, il progetto più importante e conosciuto in ambito dark-folk, attirando l’interesse di un pubblico molto eterogeneo non gravitante necessariamente attorno al genere. Quello che colpisce di Reuter, è la capacità di scrivere ottime canzoni con una propria cifra stilistica e un’atmosfera chiaramente riconoscibile. Altro elemento fondamentale della sua musica è il curare moltissimo i contenuti e le ambientazioni dei lavori, riuscendo ad andare al di là degli stereotipi e delle affettazioni presenti nei dischi di molti gruppi neofolk. I suoi album evocano alcune pagine buie o rimosse dalla memoria, anche grazie a vecchie registrazioni d’epoca che l’artista dissemina sapientemente. I testi si focalizzano principalmente sui temi della guerra (della Seconda Guerra Mondiale, in particolare), della rassegnazione, dell’indifferenza, andando a scavare in quell’area grigia della storia europea in cui il bene e il male sembrano confondersi.
Dopo un EP, Berlin, uscito nel 2006 per Cold Meat Industry, Reuter dà alle stampe, sempre per la famosa label svedese, tre ottimi lavori che lo impongono all’attenzione internazionale: Nera (2006), Confessions D’Un Voleur D’Ames (2007) e Masse Mensch Material (2008). I primi due dischi, pregni di pathos e “romanticismo oltranzista”, si pongono nel solco dei lavori dei Der Blutharsch, dei compagni di etichetta Puissance, e dell’attitudine martial del primo Dernière Volonté (il quale, assieme a Rome, è stata l’altra grande rivelazione in ambito post-neofolk-martial dei Duemila). Masse Mensch Material è la prova di maturità di Reuter, che qui si spinge verso un cantautorato dark-folk affascinate quanto oscuro e disperato. Sono presenti anche decise attitudini marziali, come avviene nell’affascinate e coinvolgente brano Der Brandtaucher. La voce dell’artista, espressiva e greve come non mai, ci regala perle di rara bellezza come la canzone Die Nelke, con il suo evocativo intro cantato in italiano che recita “guarda come questi tempi sono pesanti/bisogna rimanere attenti/bisogna aspettare/di nascosto sempre migliorarsi”.
Flowers From Exile del 2009 segna il passaggio di Rome alla label tedesca Trisol. Il musicista, accompagnato questa volta dal multi-strumentista Patrick Damiani e dal violinista Nikos Mavridis, amplia la sua anima folk con un ottimo lavoro, da alcuni definito come il suo personale Brown Book (anche se il lavoro sposta la bussola più verso un cantautorato alla Leonard Choen). Flowers From Exile è un concept album sulla guerra civile spagnola e sulla lacerazione che ha provocato nello spirito e nel cuore dell’Europa. Gli esiliati, i reietti e i braccati sono da sempre i protagonisti della musica di Reuter, così come il suo sofferto spirito europeo, magnificamente messo in scena nella sua musica; brani come Secret Sons Of Europe stanno lì a dimostrarlo. Scevra da effetti speciali, la musica di Rome si caratterizza sempre di più per l’attenzione agli aspetti melodici, richiamando le diverse tradizioni folk europee. Dalla one-man band degli esordi, il gruppo si apre ad una dimensione da band dark-folk con un buon impatto in sede live.
Nos Chants Perdus del 2010 procede nella direzione tracciata dall’album precedente, ma è anche un lavoro più melanconico, pessimista e avvolto nel buio, dove la fa da padrone il binomio voce/chitarra acustica. Si abbandonano le atmosfere mediterranee e spagnoleggianti (ma non per questo allegre) di Flowers From Exile, in favore della Francia di Pierre Drieu La Rochelle, Camus e Apollinaire. Il lavoro è ambientato, in massima parte, negli anni dell’occupazione tedesca in Francia, ma vi convergono suggestioni letterarie francofone appartenenti a tempi diversi della storia francese. Les deraciné (Gli sradicati) è un brano che rimanda, sin dal titolo, ad un famoso libro dello scrittore nazionalista francese, Maurice Barrès. Qui Reuteur ci investe in pieno con la sua anima di chanssonier alla Jaques Brel. È un album meno immediato dei precedenti, quasi isolazionista e cantato con un tono greve che a tratti potrebbe ricordare Scott Walker. Il disco presenta profondi riferimenti letterari e storici, ormai una vera e propria costante del lavoro di Reuter.
Nel 2011, Rome realizza Die Aesthetik Der Herrschaftsfreiheit, un monumentale lavoro uscito in triplo CD con ben trentasei brani. Il disco s’ispira anche (ma non solo) al libro di Peter Weiss “L’estetica della resistenza” (in tedesco appunto Die Aesthetik Der Herrschaftsfreiheit) ed è un concept sul tema della resistenza alle forze di controllo sociale che agiscono sull’individuo. Uscito come cofanetto in tiratura limitata e presto esaurito, è stato ristampato dalla Trisol sotto forma di tre album: Aufbruch – A Cross od Wheat, Aufruhr – A Cross of Fire e Aufgabe – A Cross of Flowers. Nel lavoro viene fuori l’anima anarchica di Reuter (già espressa in brani come Ni Dieu Ni Maître (Né Dio, né maestri), presente in Confessions D’Un Voleur D’Ames), una forma di ribellione vicina nello spirito dell’”Anarca”, per come emerge dal pensiero di Ernst Jünger, ovvero di resistenza del singolo in chiave passiva e a-sociale. È la resistenza di un uomo che ha messo al bando la società da sé stesso; da questo punto di vista, ritorna la vocazione isolazionista del lavoro precedente. Nelle tre parti che compongono l’opera, Reuter riassume tutto il suo percorso come Rome: dal martial-industrial degli esordi, sino al suo minimale cantautorato noir, passando per suggestioni folk apocalittiche e a momenti sinfonici. Non mancano episodi in cui l’artista inscena dei spoken-word su brani ambient con sonorità post-industriali, mentre registrazioni d’epoca appaiono come fantasmi e frammenti dal passato. Il lavoro risente di alcuni cali di tensione, ma contiene anche episodi molto riusciti, come le folk ballad The Spanish Drummer e To Teach Obedience e le cupe incursioni marziali e postindustriali di brani come Our Holy Rue e The Conquest of Violence.
Dopo il triplo disco, l’artista ritorna nel 2012, per il consueto appuntamento annuale, con un album più tradizionale (questa volta solo di dodici brani): Hell Money. Si tratta, come si può intuire facilmente dal titolo, di un concept sui mali provocati dal denaro e dall’avidità umana. Il percorso di Rome – da progetto memore dei Death in June, a solitario cantore malinconico degli orrori dell’essere umano – è compiuto. Fester, This Silver Coin e Amsterdam, The Clearing colpiscono per la capacità dell’artista di creare un sound ed una atmosfera chiaramente riconoscibili e melodie convincenti, senza il bisogno di dover ricorrere a particolari trucchi o effetti speciali. Reuter oramai è un cantautore affermato, con un proprio stile, che riesce ad evocare emozioni solo con la sua voce e la sua fida chitarra acustica.
Passati due anni, un record per il prolifico lussemburghese, ecco che egli s’imbarca in un progetto che sembra rimettere di nuovo tutto in gioco: nel 2014 Rome realizza un affascinante concept sulla storia della Rhodesia, colonia ribelle dell’Impero Britannico, dal titolo: A Passage To Rhodesia. Sempre per Trisol, esce un CD-Boxset limitato a 1000 copie che contiene, oltre all’album principale, un secondo CD, dal titolo House of Stone, con solo brani strumentali, un 10″ pollici con due brani inediti (Braai The Beloved Country e My Traitor’s Heart), un DVD con tre videoclip (This Silver Coil e Amsterdam, The Clearing, tratti dal suo album precedente e il video di Hate Us And See If We Mind, brano di questo suo ultimo lavoro). Il DVD contiene anche una lunga e approfondita intervista a Jérôme Reuter. Come se non bastasse, il boxset racchiude anche due poster, una busta di cartoline, una moneta e un certificato d’autenticità firmato dall’artista. Una vera e propria sfida al mercato discografico in crisi, visto anche il prezzo alto del boxset (circa cento euro), da parte di un artista che, nel corso degli anni, è riuscito a crearsi uno stile, una reputazione e uno zoccolo duro di fan e appassionati, proponendo una musica affascinante quanto densa di contenuti e riferimenti letterari e storici.
