C’mon Tigre

Biografia

All’epoca del loro esordio definivano la loro musica Funk Afrobeat World e sono assieme un duo che predilige l’anonimato e un collettivo di menti/sensibilità affini. Per loro stessa ammissione i C’mon Tigre fanno musica basata su riff ripetitivi e approccio minimale, con attitudine però massimalista e cosmopolita, tra chitarre, drum machine analogiche, organetti, synth e sezione di fiati che, promettono, “fanno ballare i serpenti“.

Attingendo da un mosaico di differenti stili e influenze dal mondo, il combo pubblica – e si autoproduce – l’esordio omonimo nel 2014, grazie anche all’aiuto di musicisti da tutto il mondo, quali Jessica Lurie, Henkjaap Beeuwkes, Pasquale Mirra, Ahmad Oumar, Danny Ray Barragan, Eusebio Martinelli, Dipak Raji, Rocco Favi, Paolo Berluti, Malik Ousmane, Simone Sabini e il compianto Enrico Fontanelli. Il disco omonimo, formato da 13 tracce e pubblicato nel 2014, è il frutto di due anni di session partite dal mediterraneo ed allargatesi dall’Africa a Bombay passando per San Diego. Coerente l’approccio anche per l’album successivo che viene pubblicato a ben un lustro di distanza con titolo Racines (radici in francese) e ci dà l’occasione per incontrarli di persona. Il sound si è fatto più sincopato e sintetico («La composizione dei brani ha previsto sin dall’inizio l’utilizzo di macchine e sintetizzatori come base per l’intervento di strumenti acustici. L’obiettivo era di riprocessare in maniera più contemporanea il terreno dell’influenza mediterranea da cui il nostro progetto è indubbiamente partito”») eppure sono ancora i fiati a tenere assieme il randagio intingolo del collettivo che ora conta su nuovi compagni di viaggio, ovvero, tra gli altri, Jessica Lurie al sax tenore, Beppe Scardino al sax baritono, Mirko Cisilino alla tromba e Alessandro Rinaldi ai synth addizionali.

«Da dove veniamo e a cosa assomigliamo non è rilevante non c’è un singolo posto, ma ci sono molti luoghi, non c’è un singolo volto ma molte facce».

Una chitarra esotica ed amplificata come venisse da un’epoca di prime elettrificazioni (50s, 60s), una voce flebile che ricorda per certi versi quella di Gonjasufi formano il nucleo fondante di un sound caldo, accorato, intimo, circondato alla bisogna da delicate influenze jazz, blues, psichedelia e fanfare. Vengono alla mente anche i Timber Timbre o un certo Pal Jenkins dei Black Heart Procession, ma il sound dei C’mon Tigre è più randagio e itinerante, sospeso tra l’urbano e il rurale, ma anche a briglia sciolta verso un orizzonte al tramonto.

 

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