Drexciya (US)

Biografia

Il progetto electro-techno Drexciya comincia a prendere forma a partire dalla fine degli anni ottanta a Detroit, per iniziativa di due personaggi che hanno sempre lavorato dietro una spessa coltre di anonimato. L’identità di uno dei due è stata confermata solo a seguito della sua prematura scomparsa (il 3 settembre 2002, per complicazioni cardiache): James Marcel Stinson (nato nella Motor City il 9 settembre 1969), portavoce del gruppo nelle rarissime interviste concesse e probabilmente responsabile principale delle realizzazioni del collettivo, quanto meno nella seconda fase della discografia drexciyana. Il partner, finora mai ufficialmente riconosciuto, va più che ragionevolmente individuato in Gerald Donald, proteiforme producer detroitiano (Heinrich Mueller, Arpanet, Japanese Telecom, Dopplereffekt, Der Zyklus…). L’utilizzo di moniker disparati e la programmatica assenza di informazioni renderà impossibile l’attribuzione certa degli apporti dell’uno e/o dell’altro (e ancora meno l’eventuale coinvolgimento di altri collaboratori) alle varie produzioni.

Le influenze partono indirettamente dalla underground disco degli anni ’70 e da Afrika Bambaataa, per arrivare direttamente ai Cybotron della Detroit dei primi anni ’80 (e, passando per Juan Atkins e Richard Davis, il riferimento ai Kraftwerk è obbligato). Del periodo pre-Drexciya rimangono tre testimonianze, due attribuite ai singoli (nel 1991 Stinson, con l’alias Clarence G, firma il 12” Hyperspace Sound Lab, mentre Donald pubblica un 12” a nome Glass Domain), e una condivisa: l’EP Balance of Terror, firmato L. A. M. (ovvero Life After Mutation) e pubblicato nel 1992 dalla Hardwax di Robert Hood è (probabilmente) la prima prova edita del duo. Nel 1992 esce il primo 12” firmato Drexciya: Deep Sea Dweller è pubblicato dalla Shockwave Records, label distribuita dalla Submerge, fondamentale hub che collega tutte le etichette gestite da Mad Mike Banks. Con il profeta della seconda ondata techno e con il suo movimento Underground Resistance, i Drexciya condividono l’attitudine alla segretezza e l’estetica futuristico-ideologicizzata. Alla base del concept paratestuale delle loro produzioni high-tech electro-techno funk c’è una complessa mitologia autocostruita. “Drexciya è un continente sommerso, una Atlantide moderna nata nel XVII secolo dagli schiavi gettati in acqua durante il viaggio dall’Africa all’America. I feti, ancora nel grembo delle loro madri, con i polmoni in via di sviluppo, riuscirono a sopravvivere respirando l’acqua marina originando così il popolo sottomarino dei Drexciyani” (A.Cuccu). Tutti gli EP pubblicati fino al 1995 (per Shockwave, UR, Submerge, Rephlex e Warp) fanno riferimento spinto, nei titoli e nelle cover, a questo mondo sommerso. The Quest, doppia compilation Submerge del 1997, riordina tracce già edite e inedite in un concept album che completa ed estende il racconto, ma senza poter utilizzare le tracce del quinto EP, The Journey Home, pubblicato nel 1995 dalla Warp come parte di una trilogia electro con E-coli degli Ultradyne e Kilohertz a nome Elektroids: con quest’ultimo nome (quasi certamente un side project drexciyano), nello stesso anno e sempre per la label di Sheffield era uscito l’album Elektroworld, dove i riferimenti ai Kraftwerk si fanno ancora più marcati.

Il 12” The Return of Drexciya (1996, Underground Resistance) e The Quest avrebbero dovuto costituire gli ultimi atti del gruppo, che nel 1997 annuncia il proprio dissolvimento. In realtà si apre una nuova fase, dove è James Stinson a prendere principalmente, se non esclusivamente, le redini (mentre Donald si concentra sui suoi tanti progetti paralleli). Nel novembre del 1999 esce per la tedesca Tresor l’album Neptune’s Lair, il primo long playing firmato Drexciya: “costituito da tracce brevi, sprazzi e visioni eterogenee”, il disco conferma il culto underground legato al misterioso gruppo-non-gruppo e ne rappresenta una sorta di “mini bibbia” (M. Braggion).

Con la morte di James Stinson nel settembre del 2002 termina anche il progetto Drexciya, proprio nel pieno di una delle sue fasi più prolifiche. In una intervista rilasciata pochi mesi prima della sua scomparsa, Stilton aveva descritto il programma Seven Storms, che prevedeva la pubblicazione nel giro di un anno di sette album, sotto diversi alias e per diverse etichette. Il piano dell’opera è certo solo per le prime tre “tempeste”, con i dischi ordinati in modo diverso dall’effettiva data di uscita: 1. Drexciya: Harnessed The Storm (Tresor, gennaio 2002); 2. Transllusion: The Opening Of The Cerebral Gate (Supremat, sublabel Tresor, novembre 2001); 3. The Other People Place: Lifestyles Of The Laptop Café (Warp, settembre 2001).  Seguendo le convincenti analisi dell’autore del Drexciya Research Lab questi sono gli album, pubblicati postumi, che avrebbero dovuto trovare posto tra le Seven Storms: Transllusion: L.I.F.E. (Rephlex, ottobre 2002, Storm #6), Shifted Phases: The Cosmic Memoirs Of The Late Great Rupert J. Rosinthrope (Tresor, ottobre 2002, Storm #7), Abstract Thought: Hypothetical Situations (Kombination Research, maggio 2003, Storm #4), Lab Rat XL: Mice Or Cyborg (ottobre 2003, Clone, Storm #5). Grava 4, uscito a nome Drexciya nel giugno 2002 per Clone, è l’ultimo album pubblicato con Stinson ancora in vita, nel mezzo delle Tempeste ma rappresentando invece l’inizio di una nuova fase: la mitologia acquatica si trasferisce nel cosmo, con la stella Drexciya (regolarmente registrata come tale dall’IRS) a indicare la via per un utopico futuro nello spazio.

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