Lapalux
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Luca Roncoroni
- 28 Novembre 2012
Un’indiscutibile eleganza, ma senza autorialità
Lapalux inizia il suo percorso da protetto di Flying Lotus ed entra da subito nel giro Brainfeeder, di cui assimila e riutilizza da subito la maniera: le mosse sono quindi prese dal post-wonky e dal glitch hop (nell’esordio Nostalchic); la miscela è poi variegata prima con suggestioni oniriche ed intimiste poggianti su fondamenta black di smalti nu-soul e scintillante abstract trap (Lustmore), e poi con decostruzioni digitali e massimalismo hi-tech al servizio di un nichilismo dekadent (Ruinism). In questo primo trittico di lavori – a fronte di un talento cristallino funzionale ad un’indiscutibile eleganza – quello che sembra mancare è una più ficcante autorialità dei pezzi che lasci davvero il segno.
