Flying Lotus (US)

Biografia

Per Flying Lotus, detto con abbreviazione FlyLo, vale davvero il detto popolare del buon sangue che non mente: il classe 1983 Steven Ellison, nato a Los Angeles, è infatti pronipote di due giganti del jazz come John ed Alice Coltrane. Ma invece di seguire le orme degli avi, la sua direzione artistica è fin da subito votata all’elettronica, pur di chiaro stampo black e con un approccio massimalista e hip hop sperimentale. Dagli albori, quando comincia a collaborare con l’etichetta Stones Throw, una delle influenze più pronunciate – oltre a produttori come Dr. Dre, Premiere dei Gang Starr e Timbaland – è quella di J Dilla, producer col quale il Nostro intreccerà più rimandi nel corso della carriera.

Dimostrazione del tocco di famiglia ma soprattutto di una propensione al gioco dei generi e dell’interscambio è l’esordio full length, 1983. Prodotto dalla Plug Research, ha come riferimento nel titolo proprio l’anno di nascita del Nostro. Un disco fresco che prende dal breakbeat e dall’hip hop, senza mai risultare cervellotico, bensì arioso: per il nostro Gabriele Marino, FlyLo viaggia “sulla scia di Dilla non solo per il clap, ma anche per una certa diffusa vena malinconica-agrodolce“, tanto che i maligni lo vedono come un plagio. L’album ottiene buone recensioni ovunque. Gaspare Caliri, su queste pagine, gli dà un 7.3, evidenziando anche gli intrecci tra black music ed elettronica nell’utilizzo di synth e drum machine dalle parti dei Boards Of Canada. Forte di un esordio che riscuote critiche ottime, l’anno seguente FlyLo esce con Reset, EP che rappresenta una tappa importantissima nella sua carriera: è il disco che segna l’ingresso del producer nel roster della britannica Warp Records. Il lavoro è meno possente del precedente, meno sperimentale, ma comunque godibile, in particolare nell’opener Tea Leaf Dancers, contrappuntata da voce femminile sensuale su un tappeto liquido di bassi pulsanti. Los Angeles, dedicato alla sua città, è il disco che, nel 2008, conferma la bontà delle scelte dell’esordio: l’album rilascia spezie hauntologiche e cosmiche in una musica che non dimentica la fisicità del breakbeat (il duo Breathe Something / Stellar Star + Beginners Falafel è emblematico in tal senso). Ma lo spettro sonoro coperto da FlyLo è impressionante: il paragone con J Dilla non calza più, visto che Ellison si è divincolato dall’ombra lunga del compianto maestro. Sempre il nostro Caliri scrive: “è la pratica del breakbeat applicata, a partire dal ritmo, al suono nella sua interezza; il beat ritorna ad essere protagonista […] la percussività è il perno attorno al quale apparecchiare gli ammennicoli più raffinati che si possono trovare per accompagnarla”. Oltre a Los Angeles, il 2008 prosegue febbrile per FlyLo, che fa uscire un remix di Reckoner dei Radiohead e pubblica tre Ep (L.A. EP 1X3, L.A. EP 2X3 e Shhh!) che trovano un quarto successore, nel 2009, con il terzo ed ultimo L.A. EP 3X3. Sempre nel 2009, c’è spazio per una ospitata nella compilation celebrativa della Hyperdub di Kode9 e, come regalo natalizio per festeggiare i suoi dieci anni di attività (compresi quelli non “ufficiali”), il producer pubblica un disco che raccoglie altri suoi inediti, A decade of Flying Lotus. Si parla, per questo periodo, di lavori che non aggiungono, tra remix di altri ed inediti, nulla di nuovo alla visione di Ellison ma che, nondimeno, indicano in lui un uomo chiave nell’ampio contesto massimalista della musica elettronica a cavallo tra 00s e 10s.

Per non precludersi nulla, Ellison si getta con altri dj e artisti nell’avventura della Brainfeeder, che sfocia nella nascita di una vera e propria etichetta. Ma non solo: l’hype attorno a lui è talmente grande che ogni pezzo condiviso su internet diventa un caso. Capita anche che un estratto da un live in cui mischia Burial e Dimlite faccia impazzire i fan, che credono si tratti di una collaborazione tra lo stesso FlyLo e Burial. Nel 2010, sempre sulla sodale Warp, esce il terzo album, Cosmogramma. FlyLo, ormai, maneggia la materia sonora come pochi: è uno dei produttori più importanti in area alternative hip hop e, certamente, non solo in questa. Una diretta conseguenza è il successo nelle chart: l’album tocca in quell’anno la posizione 17 della classifica Billboard ma non tutti i pareri sono smaccatamente pro dato che alcune penne, compreso il nostro Gabriele Marino, vedono il lavoro come un tentativo di ingrossare a dismisura la propria tavolozza. Cosmogramma è un quadro che mette assieme la dubstep con il passato prossimo (hip hop, breakbeat, Warp) e quello remoto (la famiglia: dal titolo preso da una frase udita male di Alice Coltrane alla collaborazione col cugino Ravi in due brani). Il lavoro sul ritmo si è ulteriormente allungato, i suoni sono spesso ostici spesso carezzevoli ed il risultato è un album decisamente complesso, sospeso tra genialità e raffinati esercizi  di stile. Sempre nel 2010, alla fine dell’estate, Flying Lotus pubblica per Warp l’Ep Pattern + Grid World, un lavoro più asciutto nei suoni e dunque un passo indietro rispetto a Cosmogramma all’insegna di un intelligente “less is more”.

Nel 2011 vince un Independent Music Awards per il video di MmmHmm, e viene scelto dai Battles come co-organizzatore del festival All Tomorrow’s Parties. L’anno successivo, ancora su Warp, esce Until the Quiet Comes: a detta di molti, il disco meno sorprendente nella carriera di Ellison. Eppure è un lavoro più concentrato su nuovi bilanciamenti tra melodia e ritmi, scelta premiata con il settimo posto nella classifica di Billboard. Sempre per Gabriele Marino, “tutto fila liscio. Ma senza zampate, senza affondi veri, sospeso in una medietas dorata e anche golosa ma che non dura oltre l’orecchio, non resta nella memoria, perfettamente incarnata dal cameo di lusso di Thom Yorke in Electric Candyman“. Sempre del 2012 un divertissement-collage del suo stile musicale in Duality, disco che esce sotto l’alias Captain Murphy. L’anno seguente partecipa alla colonna sonora del videogame Grand Theft Auto e si cimenta alla scrittura di molti brani. A fine maggio 2014, Flying Lotus porta in tour un 3d show che è anche l’occasione per promuovere alcuni protagonisti della Brainfeeder. Tra gli show, due tappe anche in Italia: il 29 maggio all’Alcatraz e il 30 maggio, in Piazza Duomo, a Spoleto, all’interno delle preview del Dancity Festival 2014. Il 22 luglio Warp Records annuncia l’immagine coordinata del nuovo lavoro del producer. L’album s’intitola You’re Dead! ed uscirà qualche mese più tardi – il 6 ottobre 2015 – proseguendo il discorso musicale inaugurato con il precedente Cosmogramma, ed anzi chiarendo definitivamente quale sia la sua idea di musica. Il suono di Steven, in pieno trip post-Bitches Brew, è sfarzoso, ma lontano dal massimalismo wonky che ha contato negli ultimi anni, è puro afrofuturismo da salotto, lontano anche dalle baldorie e dai bagordi dei figli di Sun Ra (o dalla carnale spiritualità, dalla umana trascendenza dello zio Coltrane), incorporato com’è in una pasta timbrica suadente e impeccabile, elegante, controllatissima, che da Until the Quiet Comes è programmaticamente manierista. Nel disco trovano spazio anche ospiti illustri, primo tra tutti Herbie Hancock, ma anche le consuete orchestrazioni di Miguel Atwood Ferguson, il sax di Kamasi Washington e il basso di Thundercat sul lato jazz, Kendrick Lamar e Snoop Dogg su quello rappato dove ad affiancare i due musicisti c’è il doppio del producer Captain Murphy. In definitiva quello di You’re Dead è un un film per le orecchie scandito dai disegni di Shintaro Kago, artista che ha curato l’artwork di un lavoro che rappresenta la summa fusion afrofuturista di un Steven Ellison che è oramai pronto per la regia. Ad agosto 2016, dopo aver  curato la colonna sonora del corto FUCKKKYOUUU, il producer esordisce infatti nei panni di cineasta sotto il nome di “steve” con Royal, cortometraggio che è stato all’Ace Hotel di Los Angeles all’interno del Sundance NEXT FEST, format legato al popolare festival che prevede la proiezione di film indipendenti assieme a live performance musicali e workshop. «It’s an awkward love story that’s definitely not for the kiddies», ovvero è una «impacciata storia d’amore che non è decisamente adatta ad un pubblico minorenne», afferma beffardamente alla stampa consegnando al pubblico presente alla premiere sacchetti per il vomito (tipo quelli forniti negli aerei) marchiati con il titolo del film. A stretto giro, FlyLo rende noto che il corto presentato alla manifestazione non è altro che il primo tassello di un vero e proprio film intitolato Kuso. Il film sarà presentato in anteprima al Sundance Film Festival vero e proprio un anno più tardi (il 21 gennaio) con un cast che vede protagonisti Hannibal Buress, Tim Heidecker, George Clinton, Donnell Rawlings e Anders Holm, oltre alle musiche originali a cura dello stesso producer ma anche di altri artisti tra cui Aphex Twin e Akira Yamoaka.

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