Liturgy

Biografia

I Liturgy nascono nel 2008 a Brooklyn, New York, come solo-project del cantante/chitarrista Hunter Hunt-Hendrix, deus ex machina del progetto, che in seguito assolda il batterista Greg Fox, Bernard Gann alla chitarra e Tyler Dusenbury al basso. L’esordio discografico è affidato all’acerbo EP Immortal Life, inserendosi nella tradizione black metal ma senza ancora sviluppare quell’apparato critico e concettuale alla materia che arriverà con il successivo Renihilation (Thrill Jockey 2009), album che inizia a indagare la formula del trascendental black metal stabilendo le coordinate del suono Liturgy in un rapporto di continuità e rottura con l’ondata black metal scandinava di Darkthrone, Burzum e Mayhem.

Partendo da un punto preciso della storia identificato nel suicidio dell’ex cantante dei Mayhem Dead («compare Cobain “I betrayed the counterculture” to Dead, “I betrayed myself to the counterculture”. Dead’s death secretly inaugurates the birth of black metal and the death of counterculture as such»), Hunt-Hendrix procede al cambio di paradigma che porta al trascendental black metal: il nichilismo viene rimpiazzato dall’affermazione, il lunare diventa il solare, la depravazione muta in coraggio e il blast beat si trasforma burst beat. E’, in definitiva, un tentativo di sublimare il black metal che fu, tanto nello spirito quanto nella tecnica.

Il risultato è per l’appunto Renihilation, disco legato praticamente in toto al blast/burst beat, con il batterista Greg Fox abilissimo nelle accelerazione con doppio pedale e al cantato growl. Pur con le dovute distanze, si mantiene l’approccio lo-fi degli scandinavi, mentre i riff macinano costantemente ritmi vertiginosi in uno sfondo non più maligno ma ascensionale. Merito di una scrittura reiterata e circolare (vengono citati come riferimenti Swans e Glenn Branca) che trova apprezzamenti anche fuori dall’ambito metal, Colin Stetson in primis.

Due anni più tardi arriva Aesthetica, che ripropone invariata la sostanza black, ma in alcuni brani come Generation e Veins of God c’è l’avvicinamento al math e allo sludge, puntando ancora una volta su reiterazione e pesantezza. La produzione di Colin Marston dei Krallice mantiene un profilo basso per enfatizzare l’approccio volutamente caotico e frenetico dei Liturgy, che si confermano tra le migliori nascite del nuovo black metal americano.

Nel 2015 viene dato alle stampe The Ark Work, disco che segna uno stacco molto più netto con il passato. Pur senza tradire i propri stilemi, c’è la rinuncia al growl e un’ampliamento dello spettro sonoro, affiancando in modo deciso chitarre, trombe, synth, cornamuse ed entrando in territori inesplorati con qualche azzardo tra rap e fascinazioni pagane/medioevali.

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