Lorenzo_bitw (IT)

Biografia

Funky and dance, Caraibi & romance

Conosciuto in precedenza come Butintheweekend, alias attivo dal 2006 al 2010 con il quale ha pubblicato un EP omonimo nel 2010, Lorenzo_bitw è uno dei producer italiani che ha meglio saputo interpretare gli intrecci sotterranei e le tendenze più fresche tra garage e house in terra d’Albione. Il suo percorso, come tanti coetanei brit della sua generazione, s’infiamma lungo le traiettorie dell’UK funky, genere che ha conquistato le consolle dei club del Regno Unito a cavallo del decennio in seguito alla sovraesposizione mediatica (e di conseguenza al declino) del dubstep (che nel frattempo spopola nella versione bro negli Stati Uniti) e prosegue all’insegna del più autentico spirito da radio pirata britannico in territori via via sempre più caraibici, spostandosi cioé dall’Africa alla Giamaica.

Lorenzo inizia a produrre sotto il nuovo alias ad inizio decennio, mentre allarga una strategica rete di contatti UK riuscendo, nel giro di poco tempo, ad ottenere endorsement importanti da parte di Murlo, Blackdown e Marcus Nasty, producer che iniziano a suonare alcune sue tracce nei rispettivi slot radiofonici sulle fondamentali Rinse.fm e NTS. Nato a Roma ma trasferitosi nel Regno Unito nel 2013, Lorenzo Calpini, questo il suo vero nome, inizia il suo percorso con l’incontro con Scratcha DVA nell’ottobre del 2010, quando il producer affiliato Hyperdub viene a suonare all’Init all’altezza del suo The Jelly Roll EP. L’amicizia nata tra i due si alimenta successivamente con scambi di opinioni e idee, intrecciandosi soprattutto con l’ascolto di una serie fascinazioni ritmiche che hanno (ri)trovato nell’Africa, e in una serie di pattern – riassumiamo – post-coloniali, l’humus ideale dal quale far rinascere una vitalità nei club con sound più uplifting e fragranti rispetto a tanta cupa half step in circolazione a fine anni Zero.

Junctions

Le prime produzioni di Lorenzo_bitw (il cui nome nasce da una gag radiofonica all’interno di uno slot Rinse condotto proprio da DVA), pubblicate nei 12” Over Capacity EP (Soupu music 2012) e Trapped House (Hundred2one, 2013, etichetta di Shox, un dj di Rinse), sono incentrate su questo spettro di incalzanti e colorate influenze, spettro che finisce con l’aggiornarsi e mutare nelle successive uscite Savana EP (Voodoo rebel rec, 2015, con remix di Clap Clap agli esordi per questo alias), Fantasies EP (Tesselate rec, 2015) e in Tombura, il singolo composto assieme a MINA e pubblicato dalla statunitense Friends of Friends a settembre 2015. All’altezza di 27 (con il feat. di rAHHH) la trasformazione di Lorenzo può dirsi avvenuta. Il pezzo, incluso in apertura della compilation Branko Presents: Enchufada Na Zona (2017), è un mulinello di acque calde e fredde, una nerboruta ritmica su base dancehall sulla quale poggiano marittime linee melodiche affidate a delicati arpeggi di chitarra e con una scheggia funky vagamente Daft Punk a fare da contrappunto.

Nel 2018 è tempo dell’album lungo: Love Junction è un perfetto banco di prova per lanciare propriamente la carriera dell’artista tra gli italici più famosi “riconosciuti all’estero” come Lorenzo Senni, Daniele ManaAndrea Mangia e C. Crisci (Digi G’Alessio, Clap Clap). Tra strumentali e pezzi cantati, il disco si fa veicolo per il proverbiale salto di carriera ma è di per sé un lavoro più che valido, in cui viene stipata senza miracoli, e in 39 minuti, tutta la sua produzione. Una produzione che risponde a quella versatilità, potabilità e inventiva che il formato lungo richiede. Se aggiungiamo che l’etichetta internazionale è la Friends Of Friends – da noi La Tempesta – diventa chiaro che colore e calore andranno di pari passo con un approccio non per forza dancefloor, ma senz’altro sul perimetro della dance e del soundsystem, e che la grana sonora dialogherà in scioltezza con groove, pop, rap&trap così come l’incastro tra fragranze e gommosità, luminescenze e sapori terrigni, lascerà trasparire qui e lì un agrodolce retrogusto che già possiamo intravedere come proseguo di un percorso solido e duraturo. Lo si sente in Hello!, con il ghaneano Nawtyboi Tattoo, tra rap e (autotune) trap, Caraibi dancehall e sapori swing africani, o nella deep garagista di Chasing, con la bristoliana Chikaya nei panni di una Katy B minore. Negli strumentali invece è l’equilibrio tra gli elementi – pressione, texture, linee aeree di synth e rilasci in sospensione – a venir privilegiato (Rio Grande, che ricorda le sue prime produzioni tra l’altro).

Inoltre c’è materiale che ci piacerebbe ascoltare in produzioni televisive internazionali à la Gomorra e non solo nei dembow party giamaicani (Clearing My Mind con il giamaicano 45DiBoss), unito ad afoso grime da radio pirata in notturna (Goo con Kwam), afrobeat in sottrazione (la strumentale title track), così come qualcosa per le FM che rimane a metà tra il cercare e il non cercare la hit radiofonica (Come Over). Insomma, c’è tanta – ma mai troppa – carne al fuoco, non tutta ugualmente riuscita, con stacchi anche bruschi tra le parti strumentali e quelle cantate, ma la qualità media è piuttosto buona, e ciò che più conta è che BITW ha avuto tempi e modi di far riposare e respirare queste tracce, scelta che viene ricompensata da ascolti ripetuti.

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