Machinedrum (US)

Biografia

Travis Stewart, americano classe ’82, inizia a produrre musica verso la fine degli anni Novanta facendosi le ossa con un variegato mix di IDM, folktroniche e astrazioni hip hop, rimanendo nell’ombra per i due lustri consecutivi. L’esordio sulla lunga distanza Now You Know, è datato 2001, la svolta che lo mette sotto i riflettori nel 2011. Quell’anno esce Room(s), un disco potente capace di metterlo al centro di una stagione densa di fermenti che riguardano una nascente cultura footwork extra chicagoana, alimentata da compilation cruciali come Bang & Works (pubblicata da Planet Mu, etichetta di Mike Paradinas), ma soprattutto dal successo di un gruppo di musicisti che, un po’ forzatamente, vengono racchiusi sotto l’etichetta/ombrello di post-dubstep e che condividono una comune sensibilità melodica tra soul e r’n’b che a livello di sensibilità riavvolge le lancette del tempo fino a Burial. All’interno di questo scenario il “nuovo” Stewart disegna un personale percorso smussando le spigolosità del ghetto di Chicago (Dj Rashad, Dj Spinn, Dj Nate, Diamond), grazie ad un chirurgico gioco di chopped vocal (leggi: i trattamenti sulle voci e sulle vocali in particolare) e assorbendo anche, per quanto riguarda la parte ritmica, le commistioni jungle/footwork dall’amico Jim Coles / Om Unit (che finirà per rappresentare, per certi versi, il suo doppio britannico).

Un anno dopo infatti, Stewart, durante un soggiorno londinese a casa di Coles, fonda un estemporaneo progetto con il producer britannico: Dream Continuum. I due pubblicano poi un trittico di produzioni stand alone che finiranno nell’EP del 2012, Reworkz E.P. È l’anno in cui viene pubblicato l’atteso seguito di Room(s), Vapor City, album dove il focus si sposta verso territori apertamente junglisti innestando in questi impressioni hip-hop e tinte soul-step più scopertamente di marca r’n’b burialiana, quasi come una risposta al secondo volume della ditta Moderat, che guarda caso, lato melodico, bazzica il medesimo intingolo. Segue un appendice, Vapor City Archives, ed anche un EP con remix (Fenris District EP), mentre due anni più tardi, puntuale, arriva la nuova metamorfosi con Human Energy, disco che tira in ballo la new age ma solo per dipingere un ingegnoso affresco tutto digitale. Virando ancora più “pop”, Stewart prende l’ascensore per il mainstream ma intelligentemente lo sgrava di tutti i cliché. Ferma restando la citata direttrice melodica ed il trattamento sulle voci, Machinedrum è ora il sonorizzatore di un’angelica trap per rapper in un paradiso in cui hanno allestito una festa caraibica a base di dancehall, di quella che piace a Diplo, per capirci.

Parallelamente alla carriera solista, Stewart attiva nel 2010 il progetto Sepalcure, assieme al collega Praveen (una sorta di laboratorio del dopo-dubstep, per un meticcio più dancefloor-oriented tra house, dub e ritmiche 2step) e, due anni più tardi, JETS, con Jimmy Edgar (JETS EP).

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