Om Unit (UK)

Biografia

Figura chiave, assieme a Machinedrum e, prima, Mike Paradinas, nella trasfigurazione e diffusione a livello globale di juke e footwork, da musica locale del ghetto di Chicago a una delle più accreditate rivoluzioni in ambito elettronico degli anni ’10, il londinese Jim Coles fonda Om Unit, nel 2010, con la ferma intenzione di rifarsi una carriera dopo anni di hip hop e turntablism a nome 2Tall. L’alias, discograficamente ma soprattutto nei dj set, diventerà sinonimo di un appassionato, luminoso, e mai ostico, mix di hip hop, uk bass, jungle e footwork ricco di campioni vocali e smalti melodici, a cui verrà affibbiata anche una tag, slow/fast sound. A partire dalle metà della decade arriva il momento di smarcarsi e rinnovarsi, Coles apre un portale «verso i suoni della sua gioventù» e approfondisce le radici jungle e d’n’b a partire da Inversion, un mini album su Metalheadz per il quale ha avuto accesso completo ai sample della label di Goldie, percorso che continuerà in Torchlight, una serie di uscite sperimentali pensate come smarcamento dalle sperimentazioni della prima parte della carriera.

Da sempre appassionato di jungle, dall’inizio degli anni ’90, all’incirca nel ’93, all’età di 14 anni, Coles inizia a incidere in via del tutto privata le sue prime tracce. Nel 2010, la folgorazione durante un dj set al Plastic People di Mike Paradinas che da pochissimo aveva introdotto footwork e juke in Inghilterra (la compilation Bang And Works arriverà su Planet Mu a dicembre di quell’anno). Quella sera, sentendo per la prima volta la forza dei ritmi del footwork, è come se una luce lo illumini. Le parole sono le sue, nella nostra intervista del 2014. “Jungle e footwork condividevano la stessa tribale essenza, entrambi i generi usavano 808s e sample, entrambi possedevano una forza ritualistica“, ci racconta al Link di Bologna, nell’estate del 2014 “l’aspetto che la gente tende a trascurare della footwork è il suo collegamento con l’Africa“. Nasce così il progetto Phillip D Kick che si occupa di imbastardire e rinforzare vecchie tracce jungle con le poliritmie della footwork e nello stesso tempo si attivano sia l’alias Om Unit, sia un’etichetta, la “family” come la chiama lui, o Cosmic Bridge, che presto comprenderà firme come Kromestar, Danny Scrilla e EAN. Un anno più tardi, durante un soggiorno londinese di Machinedrum (è ospite a casa di Coles) i due s’inventano un moniker, Dream Continuum, e pubblicano un trittico di produzioni stand alone che finiranno in un EP del 2012, Reworkz E.P. “Un lavoro molto simile alle produzioni di D Kick“, ci spiega Coles.

Del 2009-2010 sono invece la prime pubblicazioni e remix a nome Om Unit: escono il seminale The Corridor EP sulla Terrorhythm di Plastician (tra i primi a sponsorizzarlo) e il 12” Searching (sul retro la stessa traccia remixata da EAN), felpato anthem tech-step con accenti progressive (che contiene il campionamento di Bernadette dei Four Tops), e soprattutto Digidesign di Joker che, nella sua versione Pop Lock remix (2009), riceve buoni apprezzamenti dalla comunità elettronica. Del resto, siamo giusto nei mesi del boom del wonky e Coles si inserisce perfettamente nell’incastro tra sonorità hip hop, bassi boogie, narrative sci fi e colorati synth (vedi anche il 12” sull’irlandese All City Lavender / Lightgrids).

Nel 2011, su Civil Music, esce The Timps, un nuovo EP più concentrato su tagli retro techno con forti debiti a Detroit e modulazioni di ritmi sui 130bpm. Il lavoro è frutto di alcune session improvvisate nello studio personale del producer. La traccia Prawn Cocktail è presente anche nella take bass hop per scalcianti drum machine alla 808 di Salva, producer legato al giro Low End Theory di Flying Lotus, Daedelus e altri (“Il remix di Salva è molto ‘hot right now’, in sintonia con il suono che la gente ama in questo momento. Gaslamp Killer e Girl Unit hanno subito supportato questo mix“, dichiara nel 2011 a Hipnotik). Sempre di quell’anno, Transport, 12” dove le soluzioni ritmiche jungle iniziano a farsi dominanti e così lo stile Om Unit, che diventa un riconoscibile crocevia di spazi nitidi, precise poliritmiche, zone di decompressione ai synth spesso analogici e vocalizzi esotici dai debiti ancora una volta jungle e drum’n’bass. “Sostanzialmente se un timbro è troppo risonante per il mio orecchio è doloroso e me ne allontano. Mi piace la musica pulita, dai suoni che possiedono ancora una componente naturale“, ci racconta il producer nella nostra intervista. Sempre nell’EP un remix e, questa volta, a triturare la 808, bassi e ritmi footwork, c’è Machinedrum che dà la sua versione del brano Vibrations. Tra il 2011 e il 2012, l’attività di Coles si intensifica dividendosi tra produzioni, remix, djing e collaborazioni (per la sua Cosmic Bridge, in combutta con Kromestar, esce Solar Cycle; vengono pubblicati due volumi in 12” della serie Om Unit Edits; un EP su Civil Music, Aeolian, e un 7” con Om’Mas Keith e Daedelus, LA Refix ‎su All City Records). In particolare, in quel periodo, durante un dj set di D Bridge, il Nostro riceve un nuovo scossone, pari d’importanza a quello procuratogli dall’ascolto di Paradinas nel 2010.

D Bridge è un maestro dei ritmi e quella sera mi ha sconvolto. Sono tornato a casa e ho composto l’Aeolian EP di getto, tutto in una notte, cercando di infondere gli stimoli che mi aveva dato nel concetto di slow/fast sound sul quale da sempre lavoro. Quello che mi è sempre piaciuto fare è ciò che fanno i dj più creativi con, forse, una base di turntablism“, afferma a Laurent Fintoni nel 2013, anno decisivo, tra l’altro, proprio per l’ingresso in due mitiche scuderie drum’n’bass.

Su Metalheadz, esce il 12” Sleepwalkers / Grey Skies Over Chicago / The Hand mentre sulla Exit proprio di D-Bridge viene pubblicato Small Victories EP , un 12” a quattro mani con il producer Sam Binga. Non solo, esce Threads, l’esordio sulla lunga distanza di Om Unit che, proseguendo lungo le direttrici downtempo di Aeolian, affronta con fermezza l’argomento long playing. La tracklist alterna tracce con featuring vocali (Jabu, Jiandu e Charlie Dark) a una serie di strumentali sospesi tra variegati stili e generi che toccano tanto lo spettro della uk bass quanto la balearica di stampo jungle o il lato dancehall della dubstep, la footwork come i Kraftwerk e tutto ciò che c’è nel mezzo.

Nel 2014 Coles fa quadrato attorno alla sua label Cosmic Bridge. A luglio esce Cosmology una sorta di summa di quanto di buono la sua ciurma ha raccolto finora tra editi e inediti. All’interno troviamo il sodale Danny Scrilla e Boxcutter, ma anche il grimer neozelandese Epoch. Il 17 novembre 2014, il producer torna su Metalheadz con Inversion, un EP / mini album di 8 nuove tracce che si avvale di sample provenienti direttamente dagli archivi della label forniti da Goldie. Feat. nel nuovo progetto, il rapper Jehst nel brano The War. L’anno seguente, sempre via Cosmic Bridge, viene inaugurata Torchlight, una serie di uscite che mirano ad indagare i confini tra dubstep, jungle e d’n’b e che hanno l’obbiettivo dichiarato di smarcare il producer dall’etichetta di «ibridatore di footwork e jungle». Nel frattempo la collaborazione con Sam Binga porta ad un nuovo EP, Transatlantic a cui segue nel 2016, sempre sul personale output discografico della coppia BUNIT, il 12” Transpacific. Sempre del 2016 è Friend Of Day, l’EP con il quale Coles apre ad house in slow motion che potrebbe ricordare gli 80s balneari à la OutRun di un Kavinsky (Friend Of Day), le cose più ambientali di Basic Channel o l’ambient house primi 90s (Basement Superman), il tutto rivisto con gusto non nostalgico (tranne forse nel basso Roland della finale delle tre tracce What It Is). Sempre meditativo, ma virato sci-fi, è il terzo volume della serie Torchlight dove troviamo la leggenda della d’n’b di Bristol Dj Krust ai synth negli otto minuti dell’opener track Underground Cinema.

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