Napalm Death (UK)

Biografia

I Napalm Death nascono nel 1981 in Inghilterra, precisamente a Meridian, vicino Birmingham. E’ il duo Nicholas Bullen e Miles Ratledge a far muovere i primi passi alla band che in questo periodo è affiliata al mondo anarco punk inglese dei vari Crass, Subhumans, Antisect, Amebix. Solo un paio di anni più tardi con l’ingresso nella band di Justin Broadrick arriveranno anche le influenze metal e post-punk (tra gli altri Killing Joke e Swans) che porteranno nel 1987 alla realizzazione di Scum, debutto discografico e album cardine del grindcore tutto. E’ la Erase records a licenziare il disco, etichetta attentissima nel seguire l’evoluzione dell’hard punk in grindcore (arriveranno anche Carcass e Bolt Thrower fino alla compilation Grindcrusher che vede anche la partecipazione dei primi Godflesh) avvenuta anche grazie al recepimento dei suoni hardcore e death/trash metal, tra Discharge, Slayer e Repulsion (illuminante in questo senso il mini documentario per la BBC Napalm Death: Trash to Death).

Scum è registrato con due formazioni: il lato A vede Nicholas Bullen al basso e alla voce, Justin Broadrick alla chitarra e alla batteria Mick Harris, che nel frattempo aveva sostituito Ratledge. Il lato B vede invece al lavoro Harris con Lee Dorrian alla voce, Jim Whitely al basso e Bill Steer dei Carcass (autore anche dell’artwork) alla chitarra. Il risultato è un manifesto politico (le prime parole messe insieme dalla band sono Multinational corporations, genocide of the starving nations) che si materializza in forma nuova e aliena: bordate sonore a velocità disumana, con tracce di trenta secondi tra growl, blast beat, e approccio lo fi, un suono che sarà di stimolo per tutto il metal cingolato inglese dei ’90, da Broadrick a Kevin Martin e quindi dai Godflesh ai God passando per la Pathological records (si veda qui la compilation Pathological Compilation).

Il secondo album, From Enslavement to Obliteration, riesce a bissare lo straniamento di Scum, trovando maggior coesione anche grazie a una line-up stabile, formata da Lee Dorrian, Bill Steer, Mick Harris e il nuovo acquisto Shane Embury al basso, mantenendo inalterato il profilo politico legato ai temi anarchici e anti-capitalisti. La produzione è più lucida e l’apparato metal preponderante perché arrivano brani tipicamente death come Unchallenge Hate o la stessa From Enslavement to Obliteration, con la voce di Dorrian a fornire il vero elemento di disturbo, sempre pronta a vomitare grugniti e latrati dall’oltretomba.

Con l’ingresso dei ’90 arriva una line-up rivoluzionata che si stabilizzerà fino ai nostri giorni: Mark “Barney” Greenaway, Shane Embury, Mitch Harris e Mick Harris, l’ultimo reduce del primo disco che nel 1991 lascerà la batteria a Danny Herrera. E’ il momento in cui si completa la svolta death che arriva già con il successivo Harmony Corrupted, nuovo corso che verrà simbolizzato anche da un nuovo logo con cui arrivano tutta una serie di album brutali ma rotondi nei riff con incursioni mid-tempo, una svolta che non convincerà appieno i fan di vecchia data ma troverà ottimo successo commerciale, infiltrandosi in qualche caso anche nel mainstream di genere, come accade con Twist the Knife (Slowly) dall’album Fear Emptiness Despair, adottata nella colonna sonora del film Mortal Kombat.

Nel 2001 i Napalm Death rispolverano il vecchio logo ed escono con Enemy of the music business, ritorno ai fasti grindcore che perdura fino ai giorni nostri. A venti anni di distanza dagli esordi ritorna l’ispirazione degli esordi ma a livello musicale l’operazione è svuotata da quella carica eversiva che aveva reso i primi due dischi centrali per il metal tutto, entrando nel manierismo e nella standardizzazione di un genere ormai codificato. Rimane la lotta politica che continua ad essere elemento imprescindibile del gruppo, come dimostra l’ultimo arrivato Apex Predator – Easy Meat.

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