Pearl Jam (US)

Biografia

Circa 60 milioni di album venduti e tour mondiali a ripetizione. Al di là di numeri così importanti, l’avventura dei Pearl Jam, iniziata con Ten – multimillion seller del 1991 – potrebbe essere la cartina di tornasole dell’epopea grunge. Ascesa, crisi, ripartenza e maturità.

La storia dei Pearl Jam interseca quella di molti altri gruppi e supergruppi della (presunta?) scena grunge: Green River, Mudhoney, Mother Love Bone, Soundgarden, Temple Of The Dog e Mad Season solo per citarne alcuni. In principio furono i Green River, formazione seminale al capolinea per divergenze artistiche tra Mark Arm e Steve Turner (che formeranno i Mudhoney) e i futuri Pearl Jam, Stone Gossard e Jeff Ament. Questi ultimi, rispettivamente chitarrista e bassista, pensano a un progetto completamente diverso rispetto alle influenze garage e punk dei Green River, concretizzatosi sotto la sigla Mother Love Bone. Un gruppo vicino al glam, con influenze anni Settanta, capitanato dal carismatico cantante Andy Wood. La band raccoglie i primi consensi e quando sembra sul punto di spiccare il volo, il destino le gioca un tiro beffardo: Wood muore per overdose di eroina. È il 19 marzo 1990. Il sogno finisce nel peggiore dei modi, alla vigilia dell’uscita di Apple (Polygram), LP postumo.

Si apre un periodo difficile per Ament e Gossard: sconvolti dall’accaduto, i due mettono in discussione la loro carriera, incerti se proseguire o meno. Alla ricerca di nuovi stimoli, discostandosi dal sound dei Mother Love Bone, Stone Gossard inizia a provare con Mike McCready, apprezzato musicista di Seattle. Ben presto il bassista e vecchio amico Jeff Ament torna a bordo. Grazie alla mediazione di Jack Irons (ex Red Hot Chili Peppers), il gruppo trova l’uomo giusto per sostituire Wood: dopo aver ricevuto la mitica Mamasan Tape, una cassetta demo spedita a Seattle da Eddie Vedder in cui il surfista di San Diego e voce solista dei Bad Radio cantava sulle prime composizioni della band ancora in forma strumentale (le future Alive, Footsteps e Once), la formazione arruola lui e il drummer Dave Krusen. Il 16 aprile 1991 esce l’omonimo album dei Temple of The Dog (A&M Records), progetto fortemente voluto da Chris Cornell, leader dei Soundgarden, presente con il batterista Matt Cameron, per rielaborare il lutto conseguente alla scomparsa di Andy Wood, un ultimo saluto per l’amico fraterno (Say Hello 2 Heaven e Hungerstrike, i singoli principali).

Poco dopo, il 27 agosto esce a nome Pearl Jam, Ten, esordio fulminante acclamato dai fan – anche grazie ai singoli Alive, Even Flow, Jeremy e Oceans – che conquisterà ben 12 dischi di platino. Assieme a Nevermind dei Nirvana è l’album che ha venduto di più di tutta la scena grunge. La critica inizialmente storce il naso, proprio come Kurt Cobain, che rilascia dichiarazioni pungenti nei confronti dei Pearl Jam, e ironizza su Vedder, salvo poi ricredersi. Il successo è enorme, come le pressioni della casa discografica che spinge per realizzare un video per Black. Incurante delle ingerenze della label la band non cede, ritirandosi per parecchi anni dal mondo dei video promozionali in una sorta di “autoembargo” imposto rispetto alle logiche di MTV. Il congedo dal network musicale è agli Awards del 1993 dove i PJ ottengono 4 premi: “Video of the Year”, “Best Group Video”, “Best Rock Video”, “Best Direction in a Video” per Jeremy.

Nel frattempo, smaltiti gli impegni promozionali e archiviato il massiccio tour di supporto al disco, la formazione torna in studio per registrare Vs. Uscito il 19 ottobre 1993 (sempre per Epic), il disco bissa il successo del suo predecessore con brani come Go, Animal, Rearviewmirror, Daughter e Dissident che valgono sette dischi di platino. È nel tour di questo album che Vedder e soci attaccano Ticketmaster, colpevole di alterare i prezzi dei biglietti dei concerti. Il 6 dicembre 1994 esce Vitalogy. L’album, prodotto da Brendan O’ Brien e registrato tra Seattle, Atlanta e New Orleans, è arricchito da un booklet contenente una specie di trattato con immagini “vintage” inerenti a malattie, rimedi erbacei, consigli per la casa, disegni anatomici. Spin the Black Circle vince un grammy nel 1996 come Best Hard Rock Performance; Not For You e Immortality sono gli altri singoli. Prima dell’uscita dell’album il batterista Dave Abruzzese lascia il gruppo per divergenze artistiche. Al suo posto entra Jack Irons, fondatore anni prima, assieme a Flea e Anthony Kiedis, dei Red Hot Chili Peppers.

Nel 1995, oltre alla collaborazione con Neil Young – grande ispiratore della band – di Mirror Ball, vede la luce Above, debutto dei Mad Season, supergruppo plasmato da McCready con membri di Alice in Chains e Screaming Trees. Il contributo di Irons si concretizza negli album No Code (Smile, Lukin, i brani più noti), lavoro più sperimentale uscito nell’agosto del 1996, e nel successivo Yield (1998, Epic), disco di platino negli Usa con 1.500.000 copie, anticipato dal singolo Given to Fly. Do The Evolution, che si avvale dei disegni animati di Todd McFarlane, segna un ritorno in grande stile al videoclip dopo anni di volontario ostracismo nei confronti del mezzo. Puntuale l’ennesimo cambio di batterista: Irons lascia amichevolmente i compagni, al suo posto Matt Cameron dei Soundgarden per il tour di Yield, e da allora inamovibile.

Il primo contributo in studio di Cameron si realizza con le musiche di Evacuation, terzo brano di Binaural, uscito nella primavera del 2000 sempre per Epic. Artwork spaziale (immagini di nebulose nel booklet) e doppio producer: oltre al fidato O’ Brien anche Tchad Blake. Il Binaural Tour passerà alla storia per due motivi: oltre alla pubblicazione di ben 72 dischi dal vivo, per dare ai fan la possibilità di avere live migliori rispetto ai numerosi bootleg non ufficiali in circolazione, la carriera della band è segnata dalla tragedia del Roskilde Festival in Danimarca. Il 30 giugno, infatti, nove persone muoiono schiacciate dalla folla a ridosso del palco. Un dramma presente tra i solchi del successivo Riot Act (Love Boat Captain e Arc), il capitolo commercialmente meno fortunato dei PJ (solo 550.000 copie vendute), con aperture folk e blues e soprattutto con l’attacco deciso nei confronti di George W.Bush (Bushleaguer).

Sempre nel 2003 esce Lost Dogs, raccolta di B-sides e rarità con numerosi brani e 20/4/2002, la ghost track dedicata a Layne Stanley, il cantante degli Alice in Chains morto per overdose l’anno prima. Abbandonata la Epic, i Pearl Jam si accasano alla J Records di Clive Davis. Siamo nel 2006, ma potrebbe essere tranquillamente il 1993: Pearl Jam (ribattezzato dai fan come “The Avocado Album”) è per stessa ammissione di Mike McCready un ritorno al sound di Vs, come dimostrano gli estratti Life Wasted e World Wide Suicide. Anche Vedder si cimenta con la carriera solista, prima con la colonna sonora di Into The Wild, film di Sean Penn del 2007, e successivamente con Ukulele Song (2011).

Backspacer, nel 2009, riporta i PJ in vetta alle classifiche di molti Paesi, tra cui Usa, Portogallo, Australia e Nuova Zelanda, grazie a The Fixer, Got Some, Just Breathe. In quello stesso anno esce una versione 2.0 di Ten, rimasterizzata con l’aggiunta dell’MTV Unplugged del ’92. Nel 2011 esce Live on Ten Legs. Rolling Stone America ne loda le intenzioni. A detta del critico Andy Green è “una compilation perfetta per tutti coloro che non vogliono perdersi nel mare di bootleg ufficiali pubblicati dai Pearl Jam e un promemoria del fatto che i Pearl Jam sono una delle migliori band dal vivo al mondo». Nello stesso anno il gruppo festeggia il proprio ventennale con la pubblicazione del film documentario Pearl Jam Twenty, diretto da Cameron Crowe, e dell’omonima colonna sonora. Nel 2013 Mind Your Manners e Sirens lanciano il decimo album in studio della band di Seattle che s’imbarca  in un lungo tour mondiale: Lighting Bolt. Nel 2017 la band pubblica il film Let’s Play Two, documentario che raccoglie materiale estratto da due live tenuti nel 2016 al Wrigley Field di Chicago, accompagnato dalla pubblicazione della relativa colonna sonora e da un videogioco.

L’anno successivo la band fa ritorno in Italia all’interno di un tour europeo in partenza da Amsterdam a giugno. Tre le date fissate sul territorio: il 22 giugno a Milano per I-Days Festival, il 24 giugno allo Stadio Euganeo di Padova e il 26 giugno allo Stadio Olimpico di Roma.

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