Queens of the Stone Age (US)

Biografia

Nati sulle ceneri dei Kyuss e del loro hard rock psichedelico meglio conosciuto come stoner rock, i Queens of the Stone Age sono la creatura di Joshua Homme. Sin dalle origini la loro fisionomia (e un po’anche la loro filosofia) cambia in maniera quasi camaleontica intorno alle chitarra (e alle idee) del leader. C’è Alfredo Hernandez, ex batterista dei Kyuss, al fianco di Josh quando registra il primo album, omonimo, che risente ancora dell’esperienza della vecchia band. Un altro ex Kyuss, Nick Oliveri, Dave Catching e una serie di ospiti illustri (tra cui Mark Lanegan, che per un po’ diventerà il loro secondo cantante) sono della partita per il sophomore Rated R, che attesta una crescita in qualità e ambizioni.

L’album della maturità è il terzo Songs for the Deaf, che assembla un’altra formazione all-star (ne fa parte anche Dave Grohl, che con toni un po’ lusinghieri lo definirà il miglior disco su cui abbia mai suonato) ma soprattutto una collezione di pezzi solida che definisce l’hard rock dei Duemila con una capacità di sintesi invidiabile di tutto un panorama post grunge e post stoner, che mette insieme il robot rock metallico e di ispirazione sabbathiana, il rock-blues ultradistrorto, la psichedelia rivista sempre in chiave heavy e pure un accattivante power pop.

Dopo quella pietra miliare per il rock dei primi anni Zero, tra defezioni (Oliveri) e nuovi innesti (Troy Van Leewuen), Josh Homme e i suoi continuano il percorso di ridefinizione degli stilemi heavy rock con dischi controversi (Lullabies to Paralyze) e idee azzardate ma in fin dei conti vincenti: affidare alle mani di un producer pop come Mark Ronson il recente Villains è una scelta furba che paga in tutti i sensi. Non più potenti e oscuri sulla scia dei Black Sabbath ma robusti e raffinati come dei Cream del XXI secolo, con un pizzico di glam in più che li fa volare in alti in classifica senza svilire la loro proposta musicale.

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