Kyuss (US)

Biografia

Palm Desert, California del Sud: nello stoner più che mai la collocazione geografica, diventa un modo per definire al tempo stesso l’appartenenza sonica. Atmosfere, suggestioni, riff sparati in loop, una psichedelia aggressiva, massiccia, tagliente. Assieme agli Sleep, i Kyuss hanno plasmato un genere trasfigurando in musica il panorama essenziale del deserto, non-luogo in cui l’allucinazione, la sofferenza e l’ispirazione viaggiano di pari passo. La diaspora del quartetto ha segnato la nascita di numerosi progetti, schegge impazzite che hanno diffuso il verbo del desert rock attraverso le sue varie declinazioni e contaminazioni. La parabola del gruppo si esaurisce nel 1997, con un esiguo riscontro commerciale, ma il testamento artistico dei Kyuss avrà ben altra portata.

Nella sua prima incarnazione la band è composta dal cantante John Garcia, dal drummer Brant Bjork, da Chris Cockrell al basso e infine dal futuro deus ex machina dei Queens of The Stone Age, Josh Homme, alla chitarra. I nomi del gruppo cambiano velocemente: prima Katzenjammer, poi Sons of Kyuss e infine Kyuss. Anche la line-up subirà qualche scossone: con l’abbandono di Cockrell nel 1991 a un anno di distanza dall’esordio Sons of Kyuss – stampato in 1000 copie e riproposto al pubblico nel 2000 – sale a bordo Nick Oliveri, giusto in tempo per la pubblicazione di Wretch, l’esordio ufficiale sotto il moniker Kyuss. Uscito per Dali Records il 23 novembre 1991, è prodotto dalla band con il supporto di Catherine Enny e Ron Krown agli Headway Studios, in California. Il lavoro è accolto positivamente dalla scena underground, con un’eco amplificata dalle ottime esibizioni live.

Nel giugno del 1992, sotto la guida di Chris Goss – leader dei Masters of Reality – esce, ancora per la Dali Records, Blues for the Red Sun. Il disco diventa da subito imprescindibile per gli amanti di certe sonorità: il merito è anche dell’ingegnere del suono Joe Barresi e dello stesso Goss che identificano chiaramente l’attitudine, il sound e il DNA dei Kyuss. La fama del gruppo cresce esponenzialmente, grazie a un lavoro compatto, apprezzato dalla critica e impreziosito da classici come Thumb e Green Machine. Il feedback positivo per il secondo album, tra i più significativi del rock anni ’90, porta i californiani nel gotha del circuito live. «Eravamo in tour con Soundgarden, Metallica, Danzig e Fatih No More e ci siamo persi per mancanza di consapevolezza e umiltà» avrebbe affermato Garcia anni dopo, incalzato sui motivi dell’implosione della band.

L’instabilità rimane una caratteristica dei Kyuss: nel 1993 l’ex Obsessed, Scott Reeder subentra a Oliveri. Nel frattempo la vecchia etichetta rischia la bancarotta. Il passaggio su major con Elektra Records diventa un preambolo necessario per la distribuzione di Welcome to Sky Valley, la cui pubblicazione – inizialmente prevista per marzo – slitta al 28 giugno 1994. Altra pietra miliare; cover desertica e booklet minimale senza i testi delle canzoni, ma con un unico consiglio da parte della band: «Ascoltare senza distrazioni». Quello registrato ai Sun City Studios, con il fidato producer Goss, è il disco della definitiva consacrazione. Welcome to Sky Valley è diviso in tre suite: la prima contiene Gardenia, Asteroid e Supa Scoopa and Mighty Scoop, la seconda parte è composta da 100 Degrees, Space Cadet e Demon Cleaner, mentre la suite conclusiva comprende Odyssey, Conan Troutman, N.O. e Whitewater. Contrasti sempre più frequenti portano all’uscita di Bjork, sostituito da Alfredo Hernandez. Le malelingue parlano di dissapori accesi con Homme, accusato dal batterista di voler monopolizzare i diritti d’autore dei Kyuss.

Il canto del cigno nel 1995 con … And The Circus Leaves Town, emblematico a partire dal titolo. La fine dell’avventura, ufficializzata solamente nel 1997, è vicina. L’ultimo disco di inediti (escluso lo split album Kyuss/Queens of The Stone Age del 1997) non ripete i fasti del passato, ma rimane l’ultimo testamento da parte di chi ha contribuito a gettare un ponte sul futuro di un certo tipo di rock. Terminata la parabola dei Kyuss, ecco la diaspora: mentre Garcia inizia un percorso nomade tra Unida, Slo Burn ed Hermano, Homme si avvia al successo con i Queens of The Stone Age coinvolgendo anche Oliveri (cacciato dopo il turbolento tour di Songs For The Deaf del 2002), a sua volta protagonista con i Mondo Generator, mentre Bjork inaugura una lunga collaborazione con i Fu Manchu (diventandone il produttore) e fonda una sua label, Duna Records.

Nel novembre 2010 la reunion parziale tra Garcia, Bjork e Olivieri come Kyuss Lives!, progetto inviso a Josh Homme. La diffida legale depositata dal chitarrista e da Reeder nei confronti degli ex compagni impone un cambio di nome: i Kyuss Lives! diventano Vista Chino e con Bruno Fevery alla chitarra realizzano Peace, esordio uscito per Napalm Records il 3 settembre 2013.

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