Romulo Froes
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Christian Panzano
- 23 Novembre 2014
Nato a San Paolo nel 1971, Romulo Froes inizia la sua carriera artistica sul finire degli anni ’90 con i Losango Caqui, band il cui nome pare verosimilmente un omaggio al poeta ed etnomusicologo brasiliano Mario de Andrade. Due album all’attivo con la band, poi la decisione di intraprendere la strada solista. Nel 2001 esordisce con un EP edito per Bizarre music di 4 tracce in ossequioso stile samba, che riappare tre anni dopo con Calado, vero esordio sulla lunga durata con quindici tracce che mostrano un talento in punta di dottrina. Nello stesso anno partecipa a “Silver House” un grande progetto creato da SESC Pompeia, per mappare la nuova musica brasiliana contemporanea. Partecipa anche a “São paulisti: Avanguardie” progetto rivolto ad onorare la generazione artistica emersa nel 1980 nella sua città. Due anni dopo passa alla yb music ed esce Cão: L’album vede la partecipazione di uno dei più grandi musicisti brasiliani di tutti i tempi, il chitarrista di Tropicalia, Lanny Gordin.
La ricerca musicale tende già a spaziare su altri campi rimanendo fedele alla sua storia e porta finalmente il musicista fuori dal suo Paese, facendogli varcare addirittura la soglia del Koko e facendolo passare dalle colonne di Downbeat, Wire e Time Out. Nel 2009 con l’album No Chão Sem O Chão, Froes dismette gli abiti del sambista per cercare di contaminare il più possibile il suo sound ormai maturo, anche se poco conosciuto in giro. Rimane insieme al successivo Um Labirinto Em Cada Pé, che risente notevolmente delle spinte estetiche nate dal nuovo progetto Passo Torto con Dinucci, Cabral e Campos, tra i lavori maggiormente sostenuti dalla critica e dall’opinione pubblica, quantomeno locale, che ritiene l’artista un autore tra i più influenti degli ultimi 10 anni. Barulho Feio, del 2014, sempre per yb music, media il samba e la bossa nova con avant-pop, smooth e blues. In sede di recensione ne parliamo nei termini di un “album soprendente, e di un artista di foggia sopraffina“.
