The Tallest Man On Earth (SE)

Biografia

Nato il 30 aprile del 1983 a Dalarna, in Svezia, The Tallest Man On Earth, ovvero Kristian Matsson, è un cantante e compositore attivo dal 2006 e fin dall’inizio della sua carriera paragonato a Bob Dylan per un timbro vocale (esercitato, consapevole, riconoscibile) che riporta allo Zimmerman più antico e brumoso. Lo stesso Matsson non ha mai fatto mistero di ispirarsi al folksinger di Duluth che lo appassiona, come poeta e musicista, dall’età di 15 anni.

Fin dall’esordio Shallow Grave (del 2008) a The Wild Hunt (del 2010), finito direttamente nel pitchforkiano generatore di hype “Best New Music”, entrambi registrati con una chitarra acustica in fingerpicking, il songwriter si fa riconoscere e apprezzare per un’invidiabile fluidità tecnica e una spiccata naturalezza nello scrivere buone melodie in bilico tra citazione e personalismi. Il suo è soprattutto un lavoro sul metodo (in puro stile nordico) ma non mancano le buone intuizioni. La solidità del suo materiale è dimostrata anche dal terzo lavoro, There’s No Leaving Now, «differente dal passato giusto per qualche arrangiamento e foriero di una sostanza musicale che rimane il solito procedere spediti tra melodie in maggiore/minore e singing volutamente strascicato», affermiamo in sede di recensione.

Anticipato a febbraio da un trailer e dal singolo Sagres, Dark Bird Is Home, in uscita il 12 maggio 2015 via Dead Ocean, è il suo «lavoro più rumoroso e con il sound più ricco, ma allo stesso tempo il più morbido e umile», afferma il comunicato stampa. Una nuova direzione che, tuttavia, non riesce a ripetere l’emozione dei dischi passati. «Tra delle inedite chitarre elettriche, cori e una generale maggior attenzione alla produzione», afferma Giulia Antelli in sede di recensione, «il songwriting si perde in una sequela di piccoli dettagli che mostra, da un lato, il tentativo di diversificare – almeno in apparenza – il mood generale del disco, fossilizzato sui canoni acustici delle prove precedenti ma al contempo arricchito da arrangiamenti più consistenti; dall’altro, la volontà di conformarsi all’attenzione del grande pubblico, confezionando un album che non ha più nulla dell’urgenza del passato, ma che strizza l’occhio ad una matrice più indie e pop».

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