Uochi Toki (IT)

Biografia

Gli Uochi Toki sono un duo proveniente dai dintorni di Alessandria, autori di una proposta che sarebbe troppo riduttivo definire hip hop e troppo vago e inutile catalogare sotto l’ombrello “musica sperimentale”. Il loro è un (non) genere che nasce dalle ceneri di un rap distrutto e decostruito (non) seguendo brutalizzanti linee di oscura elettronica dal sapore industrial e spesso deflagranti nel puro noise, in una ardita ed erudita declamazione di riflessioni e considerazioni spesso epifaniche nella loro acuta limpidità e stretta (non) consequenzialità.

Il confine tra musica, letteratura e arti figurative è assolutamente labile e non rilevante nell’universo Uochi Toki, per un’espressione che, seppur richiedente una costante ed alta attenzione da parte dell’ascoltatore di immagini/osservatore di suoni, sa di frequente regalare una scintilla di comprensione che profuma di rivelazione. Monade sonora che per definizione suona solamente uguale a sé stessa, il duo alla lunga ha fatto scuola generando negli anni, nel panorama italiano, anche una piccola nicchia all’interno dello sfumato calderone semplicisticamente definibile hip hop con diversi artisti assolutamente validi come l’ottimo Zona MC o il talentuosissimo Miike Takeshi. Il loro è un “rap che viene dalle strade, soprattutto da quelle per andare nei posti e per tornare nelle case. […] Non appartengo ad un ambito basato su di una iconografia e audiografia che non sento mia. […] Noi siamo alternativi, anzi alterativi, anzi alternati come la corrente, anzi trasversali come niente che tu riesca a immaginare”.

Gli Uochi Toki rappresentano un unicum accostabile per certi aspetti al solo Murubutu in quanto a potenza evocativa della parola, seppur da lui diversissimi e per certi versi persino agli antipodi in ambito di scelte stilistiche riguardanti lingua e basi, e al tipo di comunicazione espressa: meraviglioso ed immaginifico narratore di mondi e storie attraverso una musicata letteratura(p) il primo, acuti e talvolta perfino cinici osservatori della propria (ir)realtà gli Uochi Toki, (dis)velatori del velo di Maya che troppo spesso impedisce agli encefali appannati dalla mediocritas quotidiana di (ri)pensare i dettagli e le scelte della propria (in)esistenza. A molti potranno sembrare pretenziosi, presuntuosi e pretestuosi, e forse un po’ lo sono, ma è innegabile la loro capacità di smontare ogni concetto ed oggetto mostrandone ogni contraddizione o ipocrisia, mettendo in moto gli ingranaggi mentali del fruitore con il tarlo della comprensione.

I due emisferi di questo asteroide sonoro impazzito (o più probabilmente rinsavito) sono Matteo “Napo” Palma, autore dei testi ed MC, nonché disegnatore (anche di alcune copertine di dischi del gruppo e di diversi visuals durante i concerti) attivo con lo pseudonimo di Lapis Niger, e Riccardo “Rico” Gamondi, artefice delle basi elettroniche del duo. L’esordio avviene nel 2003 con Vocapatch, 31 pezzi tra cui si alternano tracce più lunghe (dove alle basi di Rico si sovrappone la voce di Napo) a schegge strumentali impazzite che campionano dall’hardcore all’heavy metal di stampo Motörhead, con un non troppo sotteso intento parodico. Segue l’omonimo Uochi Toki l’anno seguente, un torrenziale e delirante flusso di ben 81 tracce senza titolo.

Nel 2006 viene pubblicato Laze Biose, prova che ci si potrebbe azzardare a definire più accessibile e composta da 13 pezzi che sviluppano una serie di riflessioni partendo da un concetto che viene decostruito, smontato e analizzato in tutte le sue sfaccettature. Segue nel 2007 La Chiave del 20, album composto in collaborazione con l’Eterea Postbong Band che racconta una sbilenca serata in discoteca, “un mondo che non ci appartiene”: dopo l’introduttiva Trailer, parte una strumentale Scle-Dance marchiata a fuoco Eterea. Pensa poi il subconscio di Napo In Medias Res ad introdurre la storia, riportando l’ascoltatore al pomeriggio in cui Egon ha pensato bene di vantarsi delle sue abilità criminali lavorativamente acquisite usandole come pretesto per una serata inusitata. E allora Rotta per causa di Egon, lo scettro ripassa per un momento all’Eterea nella strumentale Brus Bros, prima di arrivare al cuore del disco, l’irresistibile In Da Club in cui un Napo al massimo della forma riporta al solito le sue osservazioni: ammira e non risparmia, in una spietata catalogazione di tutti gli esseri umani che nel locale occupano spazio per occupare il proprio tempo. Una volta tornato a casa, “lucido come una finestra aperta”, la cosa giusta da fare è scoprire chi ha ucciso Laura Palmer, per poi rinvenire la mattina seguente e guardare “in faccia la domenica nei suoi aspetti tragici”. Perchè vivendo in un mondo dove tutti “facciamo le stesse cose”, l’importante è “non farle in modo uguale”.

Nel 2008 gli Uochi Toki entrano a far parte de La Tempesta Dischi, per cui pubblicano nello stesso anno quello che è il disco forse più indicato per avvicinarsi alla loro proposta: Libro Audio è una meravigliosa sequenza di racconti (in)verosimili avente ognuno per protagonista un personaggio diverso (alcuni nascono da spunti autobiografici, mentre altri sono inventati, ma la distinzione è assolutamente irrilevante), che parla di sé con un tagliente corollario di riflessioni. Le basi di Rico, pur rimanendo aspre ed effettate, sembrano qui più ritmicamente orecchiabili ed accessibili.

Nel 2010 arriva Cuore, Amore, Errore, Disintegrazione: concept sull’universo femminile e su qualsiasi altra cosa, con una scrittura ancora una volta qualitativamente altissima “tra ironia e lucide dissertazioni sulla natura umana, esperienze dirette e filosofia del quotidiano, partorite da un io narrante schizofrenico, sdoppiato, sottomesso a una tempesta di relazionalità che genera stili di vita e visioni differenti (come scrive il nostro Fabrizio Zampighi), una fioritura di idee impressionante e alcuni vertici semplicemente geniali, come il monologo dello spirito guida di Dato che per me è naturale trovarmi spaesato nei non luoghi, il non dialogo di Permettendomi artifici spontanei, tutta la monumentale Gettandomi in ambigue immedesimazioni non richieste ma richieste, (meravigliosa incursione in una testa femminile), lo smontaggio delle convinzioni e delle convenzioni dei testimoni di Geova di Dando origine al più incomprensibile dei mali (“tenere l’etica in un libro mi fa abbastanza schifo”) e le (di)spiegazioni oniriche di Che mi esaspera fino ad esplodere la realtà in molteplici adesso. Trovano spazio, oltre alle solite ingovernabili ed aggrovigliate basi di Rico, anche interventi strumentali “suonati”: il contrabbasso di Lucio Corenzi, la batteria di Bruno Dorella e il sitar di Alessio Bertucci.

Il percorso prosegue nel 2012 con le manipolazioni vocali e le accidentate strade electro di Idioti: dalle frammentate decostruzioni di Ecce Robot e Perifrastica alle suggestioni entomologiche su tappeto glitch di Al Azif, dalle dissertazioni sullo sdoganamento del gusto Umami (con il proprio corollario di considerazioni sulle senso-percezioni) ai nerd perdenti di Tavolando Il Pattino Con Antonio Falco, fino ai bla, bla, bla, eccetera, eccetera, eccetera culinari della torrenziale Sberloni, “l’elenco di luoghi e tendenze che non ci appartengono” nella metamusicale e parasemantica La Prima Posizione Della Nostra Classifica, le impervie condizioni abitative di Venti Centesimi Di Tappi Per Le Orecchie, la cacofonia, le onomatopee e le riflessioni fonetico-linguistiche di Tigre contro Tigre e l’invettiva contro gli scribacchini musicali (espressione paradossale già di per sé) e le codificate forme espressive – di cui anche questo scritto è pieno – della conclusiva La Recensione di Questo Disco.

Il 12” del 2012 Macchina da guerra segna una nuova direzione, che è di fatto la naturale conseguenza di quanto fatto fino a questo momento dagli Uochi Toki: composto da due tracce squassate da droni e scorie noise con testi suscettibili di interpretazioni plurime, il disco dimostra come sia diventato sempre più difficile applicare al duo la critica musicale verbosa e articolata fatta di descrizioni e rimandi che i Nostri tanto mal sopportano: la loro (non) musica mal si presta a catalogazioni e definizioni, così come mal si presta ad un ascolto superficiale o disattento; quanto dei loro messaggi sia realmente di difficile comprensione e quanto sia invece semplicemente e volutamente criptico ed ermetico, non ci è dato saperlo, né a questo punto è lecito chiederlo: la loro proposta, ancora più che in passato, trascende il gradimento estetico personale, approdando ad un diretto e concettuale “prendere o lasciare”.

Passi successivi sono Cystema Solari (disco in collaborazione con i Nadja, semplicisticamente inquadrabili come drone/doom metal in zona Sunn O)))), una babele linguistica devastata dalle implosioni droniche della band canadese e dalle scariche percussive di Rico, che sembra volutamente allontanarsi dall’ascoltatore in un sidereo viaggio post-tutto, e Il Limite Valicabile, monolitico doppio album edito ancora da La Tempesta Dischi ad aprile 2015: le ospitate di Sin/Cos, Quakers and Mormons, Campidilimoni Tokinawa, Murubutu, Zona Mc, Miike Takeshi ed Eell Shous arricchiscono di spunti un disco concettualmente densissimo e incentrato su una serie di considerazioni che fanno dell’incomunicabilità il proprio filo conduttore. Passo apparentemente e provvisoriamente definitivo nel cammino degli Uochi Toki, è ora ancora una volta impossibile “dire come proseguiranno il loro percorso dopo un’opera simile” (dalla recensione di Il Limite Valicabile su SA).

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