Wildbirds & Peacedrums

Biografia

Coppia in musica e nella vita, Mariam Wallentin e Andreas Werliin si uniscono sotto il moniker Wildbirds & Peacedrums nel 2007 a Göteborg, in Svezia. Il nome della band dice già molto: solo percussioni e le peripezie vocali di Mariam a sottolineare l’inclinazione sperimentale del duo. Sempre nel 2007 la band si fa notare in patria grazie a un premio jazzistico. Già attivi, quindi, sul circuito live locale, arrivano al primo disco l’anno successivo, nel 2008. L’album si chiama Heartcore, un disco che mostra le molte possibilità di una line up ridotta all’osso, se dietro le pelli e il microfono si trovano musicisti raffinati e dalle capacità tecniche inconfondibili. La forma è quella di una “sofisticata e molto minimal di pop song d’autore“, si scrive in sede di recensione: non una rivoluzione, e tutto sommato meno avant di quanto dichiarato, ma originale quanto basta per uscire dal giardino di casa di Göteborg e arrivare a una pubblicazione internazionale.

Il materiale pronto è abbondante, e così dalle stesse session di Heartcore sbucano anche le canzoni del secondo disco, The Snake, pubblicato in Europa solo nel 2009 per Leaf, dopo l’uscita (come per il precedente album) su Caprice nel 2008. Recensendolo, si scrive di un disco che prosegue nel solco tracciato fin lì, dove però “forse manca ancora un po’ alla quadratura del cerchio“. Le critiche sono comunque positive e il progetto ne trae visibilità e credibilità presso un pubblico sempre più ampio. Non si esce dalla nicchia dell’underground, ma il seguito e l’attenzione sulla stampa indie sono cresciuti, mostrando che Heartcore non era un fuoco fatuo.

Il 2010 segna un po’ un anno spartiacque, perché i due si sono fatti conoscere e la loro attività non si limita più alla sola band. Questo non significa una pausa nella pubblicazione di dischi, anzi: ci sono, e sono pure due, anche se si tratta di EP. Iris e Retina, da noi, però arrivano più che altro come Rivers, che li raccoglie come due facce di una stessa medaglia. Schivato così il confronto con il difficile terzo album, Mariam e Andreas consolidano il proprio status di culto arty-pop con un album scuro nel mood e impreziosito da alcuni arrangiamenti più complessi (il coro di una chiesa di Reykjavík) e collaborazioni con Ben FrostValgeir Sigurðsson.

Proprio con Frost Mariam collaborerà come cantante per la sua opera Wasp Factory, prima di imbarcarsi in una produzione a titolo personale: un disco senza il marito sotto il moniker Mariam The Believer. L’aria fresca, dopo due estenuanti anni di tourné, è necessaria. E per Andreas corrisponde con la collaborazione con la Fire! Orchestra (sia come musicista che come produttore) e con Tonbruket, jazz band svedese che si è portata a casa anche un Grammy locale.

La pausa dal progetto originario termina nel 2014, con l’uscita di Rhythm, un disco che è un po’ un ritorno al sound più scarno delle origini, solo voce e percussioni, senza orpelli, se non qualche raro accordo ed effetto. C’è anche una maggiore sensibilità verso atmosfere bluesy e r’n’b (quest’ultimo, un amore dichiarato da sempre), in una prova più centrata che mai, con i suoi riferimenti tribali in evidenza e la capacità di non essere pop, nel senso commerciale del termine, pur riuscendo a rimanere accessibili e, per certi versi, persino punk.

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