È morto improvvisamente la sera del 2 luglio Michael Cimino, regista simbolo della New Hollywood e autore di film memorabili come Il cacciatore, che nel 1979 gli fece guadagnare ben due premi Oscar (uno per il miglior film, l’altro alla regia). Aveva 77 anni.
Fin dal folgorante esordio con Una calibro 20 per lo specialista, Cimino aveva intrapreso un percorso cinematografico affine a molti colleghi del suo tempo (Scorsese, De Palma, Coppola), i quali come lui avevano sfidato apertamente le regole degli studios ormai in declino per rivendicare un cinema in cui il regista diveniva autore e non più un burattino in mano alle case di produzione. New Hollywood, appunto. Il suo maggior successo, Il cacciatore, oltre a godere di uno dei cast migliori di sempre (Robert De Niro, John Cazale, Christopher Walken e Meryl Streep), tolse definitivamente il velo di ipocrisia che circondava l’America e la Guerra in Vietnam (solo due anni prima c’era stato Taxi Driver, che in modo più intimo raccontava il tormento dei reduci, mentre l’anno successivo sarebbe toccato ad Apocalypse Now). Dopo i primi due grandi film, però, l’ascesa di Cimino viene bruscamente interrotta dal flop de I cancelli del cielo, che fin dalla sua prima proiezione venne criticato in maniera fortemente negativa e quindi ostracizzato dal pubblico. Il fiasco causò il fallimento della United Artists e allontanò per molti anni il regista newyorkese da Hollywood. Pur continuando a produrre pellicole di ottima qualità, ricordiamo L’anno del dragone (1985) e Ore disperate (1990), entrambe con Mickey Rourke, o Il siciliano (1987), Cimino non riuscì più a ripetere lo straordinario successo degli esordi. La sua ultima regia (in solitaria) risale a oltre vent’anni fa, con Verso il sole (1996).
A distanza di 36 anni, I cancelli del cielo viene ricordato tra i capolavori del genere western e tra i più grandi film di tutti i tempi.