Bob Dylan ha concesso una rarissima intervista nel corso di un Q&A con l’autore Bill Flanagan, che l’ha resa disponibile sul suo sito ufficiale. Nel corso della lunga chiacchierata, il Premio Nobel per la letteratura 2016 ha affrontato una vasta gamma di argomenti: dal suo incontro con Frank Sinatra alle sessioni di registrazione con Elvis abbandonate da George Harrison. Tra i suoi ultimi album preferiti ha menzionato Aprés di Iggy Pop (2012) e naturalmente ha discusso del suo nuovo triplo album in arrivo, Triplicate (31 marzo, via Columbia). Purtroppo, l’audio della conversazione non è disponile sul nostro territorio, ma vi riportiamo comunque alcuni estratti di seguito.
Sui critici che definiscono Triplicate nostalgico, Dylan ha dichiarato: «Nostalgico? No, non direi. Non è come fare un viaggio sul treno dei ricordi e pensare a quanto erano belli quei tempi e a come non ci siano più. Un brano come Sentimental Journey non è una canzone nostalgica se si pensa a quanto sia accessibile e ancorata all’oggi». Sulle recenti scomparse di Muhammad Ali, Merle Haggard, Leonard Cohen e Leon Russell, il musicista ha invece replicato: «Eravamo come fratelli, vivevamo nella stessa strada e tutti hanno lasciato un enorme vuoto che di solito occupavano interamente. Siamo più soli senza loro».
L’artista ha rilasciato anche alcune dichiarazioni su Amy Winehouse («Il suo ultimo album mi era piaciuto, ero un suo fan. Assolutamente. È stata l’ultima vera personalità della musica»), per poi spiegare i motivi per cui ha preferito il pianoforte alla chitarra nel corso delle sue ultime esibizioni dal vivo: «La chitarra la suono durante i soundcheck e a casa, ma ho una chimica migliore quando suono il piano. Cambierebbe le dinamiche della band, se suonassi la chitarra. Penso sia troppo tedioso passare da uno strumento all’altro sul palco. Mi piace sempre il ritmo («I’m strictly a rhythm player anyway»). Non sono un solista e quando sto al piano è come avere un’intera orchestra che suona i tuoi riff. Non succede quando suono la chitarra. Quando lo faccio, è una band completamente diversa».
Sul rapporto d’amicizia con Ornette Coleman: «L’ho incontrato un po’ di volte e avevamo qualcosa in comune. Lui ha dovuto affrontare un sacco di avversità, i critici gli erano contro, gli altri jazzisti erano gelosi di lui. Stava costruendo qualcosa di così fresco, così innovativo, che non riuscivano a capirlo. Non era molto diverso da quello che stavano facendo con me, anche se si trattava di una diversa forma di musica». Infine, Dylan ha parlato della sua infanzia nel Minnesota del nord: «A nord è più faticoso. È un ambiente più rude – la gente ha una vita molto semplice, ma questo avviene anche in altre parti del mondo. La gente è più o meno la stessa ovunque tu vada. C’è del buono e del marcio nella maggior parte delle persone, non importa in che Stato tu viva».
Su SA potete accedere ai dettagli e agli ascolti finora disponibile di Triplicate sulla nostra pagina dedicata.
https://www.youtube.com/watch?v=9mlmwU7Fvys
