Le classifiche degli addetti ai lavori #1 Onga di Boring Machines

Stefano Pifferi ha contattato una serie di addetti ai lavori tra discografici, booking e altri operatori musicali in Italia, per farsi raccontare da loro un anno di (buona) musica. Prima puntata con Andrea Ongarato di Boring Machines.

Pur non amando molto le classifiche di fine anno e tutte le chiacchiere, polemiche, discussioni che vi girano intorno – nulla di snobistico: semplicemente la musica è una cosa che non può essere inscatolata in una griglia rigida – anche qui a SA non ci sottraiamo a quest’obbligo (vedi la nostra classifica dei migliori 100 brani del 2015). Per allargare la questione, abbiamo però chiesto ad alcuni personaggi che ruotano intorno alla musica a vario titolo (promoter, discografici, musicisti, giornalisti, ecc…) e che stimiamo come persone, prima ancora che come “ascoltatori”, di fornirci i loro 10 titoli dell’anno, con tanto di breve descrizione e/o motivazione. Prendetela sia come una curiosità che ci permetterà di scavare più a fondo nei gusti, anche segreti, dei prescelti, sia come una ulteriore guida all’ascolto nel mare magnum delle uscite del tecno-evo fornita da chi con la musica, a vario titolo, ci vive.

Cominciamo col primo ospite, ovvero Onga, deus ex machina di Boring Machines, etichetta “di musica noiosa” che si accinge a compiere 10 anni e che noiosa non è affatto, visto il catalogo corposo e vario tra songwriting depresso, electro d’avanguardia, psych che si direbbe “occulta” e moltissimo altro ancora. Di seguito la personale Top 10 di Onga, in rigoroso ordine alfabetico e che, come immaginabile, si muove su territori simili a quelli trafficati con l’etichetta.

Alessandro CortiniForse 3 (Important)

Si dice che se non fosse nei NIN e non fosse uscito su Important, Cortini non se lo filerebbe nessuno. Per me quello che fa è esattamente quello che voglio sentire tantissime volte di fila per staccare dal quotidiano. Suoni lunghi e distesi, spessi come la nebbia padana nelle notti di novembre.

Arbre Du TénéréLa Pelle Del Fantasma (Holidays)

L’incontro di due personalità forti e distinte come quelle di Maurizio Abate ed Ottaven poteva dare luogo al classico compitino inferiore alla somma delle parti, invece qui siamo di fronte ad un disco che nell’interplay amplifica all’infinito le caratteristiche dei due.

HelmOlympic Mess (PAN)

Luke Younger non fa noise, non fa musica dance e non fa ambient, eppure riesce a far convivere un certo romanticismo da landscape notturno e nebbioso con staffilate ruvide e precise poggiate su sequenze in continuo movimento, come se si sentissero da lontanissimo cavernosi beats di due diversi club, contemporaneamente.

Heroin In TahitiSun And Violence (Boring Machines)

Qui c’è del gran conflitto di interessi perché il disco l’ho pubblicato io, ma pure ad essere obiettivi non c’è storia: questo disco è talmente bello, vario, potente ed evocativo che non posso fare a meno di metterlo tra i dischi del 2015 e pure del 2016, che tanto sarà difficile che tanti riescano a fare di meglio, in barba ai dischi che vanno al top grazie alla spinta delle PR.

Jerusalem In My Heart & SuunsJerusalem In My Heart & Suuns (Secretly Canadian)

Ero indeciso se inserire l’ultimo album solista di JIMH in questa lista; alla fine ho scelto la collaborazione con i Suuns perché conserva sia le caratteristiche peculiari del lavoro di Radwan Moumneh, che l’immediatezza dei Suuns. Ai super viaggioni strumentali tipo 2amoutu I7tirakan si alternano pezzi come Seif, che per me è la canzone dell’anno.

KerridgeAlways Offended Never Ashamed (Contort)

A testimonianza che Kerridge, con questo violentissimo disco, ha segnato la via, all’Atonal di quest’anno il cliché imperante era fare l’ambient un po’ rumorosa con le staffilate noise ed il boom di bassi. Niente da fare, il suono di Kerridge non l’ha avvicinato nessuno.

Maurizio AbateLoneliness, Desire And Revenge (Black Sweat Records)

La potenza è nulla senza controllo, diceva un vecchio spot. La tecnica è nulla senza sensibilità e Maurizio Abate dispone di entrambe in quantità industriale. Questo disco di fingerpicking è carico di romanticismo ed idee, e rende in maniera perfetta il feeling live di questi pezzi. Appendete pure le sei corde al chiodo, non c’è gara.

M.E.S.H.Piteous Gate (PAN)

Tutta questa storia dell’accelerazionismo mi lascia un po’ così. Ho provato a seguirne le gesta guidato dagli esperti del settore ma niente, non funziona. L’unico disco incluso in quel giro che ho riascoltato mille volte è questo, forse perché al posto di plasticosissimi suonini e vocine innocue è scuro, contorto e minaccioso.

Squadra OmegaAltri Occhi Ci Guardano (Macina Dischi/Sound of Cobra)

Se non sapessi chi sono, sarebbe comunque il mio disco dell’anno, ma sapendo chi sono lo è il doppio. Il (free)rock come andrebbe suonato sempre, senza porre limiti di genere e di strumentazione. Sospesi nell’Oblio è addirittura un capolavoro.

Taylor Deupree & Marcus FischerTwine (12k)

Un infinito loop di nastro muto, con tutti i suoi scricchiolii e rumori meccanici. Pochi e dilatatissimi suoni che intervengono a dare un tocco di romanticismo, come quella sensazione quando attraverso un vetro appannato si guarda fuori dalla finestra la neve risplendere sotto il sole. Peccato che non sia inverno tutto l’anno.

Ristampa dell’anno

HarmoniaComplete Works (Grönland Records)

Vorrei non dover dire niente a riguardo.

Tracklist