Bandcamp, la piattaforma musicale che permette agli artisti indipendenti di promuovere e distribuire la loro musica online, ha annunciato che il 20 marzo, per 24 ore (a partire da mezzanotte), rinuncerà alle sue quote sulle vendite di musica per poter così «mettere più soldi direttamente nelle tasche degli artisti». La decisione è stata adottata in seguito all’emergenza Coronavirus, che sta avendo effetti devastanti anche sull’industria musicale a causa in special modo delle molteplici cancellazioni di concerti ed eventi.
«La pandemia di COVID-19 – recita il comunicato del CEO e cofondatore del servizio, Ethan Diamond – è nel pieno della sua dirompenza, e gli artisti in particolar modo ne sono stati colpiti duramente per via della cancellazione di tour e spettacoli per l’immediato futuro. Con le entrate che stanno diminuendo, trovare nuovi modi di supportarli nei prossimi mesi è adesso una priorità urgente per chiunque abbia a cuore la musica e gli artisti che la creano. La cosa buona è che vediamo già molti fan andare oltre e fornire il loro supporto via Bandcamp». Poi l’annuncio: «Da parte nostra, per richiamare l’attenzione sul tema dell’impatto della pandemia sui musicisti di ogni parte del mondo, venerdì 20 marzo rinunceremo alla nostra quota di introiti relativi alle loro vendite. Per molti di loro, un singolo giorno di entrate può fare la differenza tra il poter pagare l’affitto o no».
Ma Diamond guarda anche avanti: «Per noi questo è solo un punto di partenza – ha affermato nella nota – I musicisti continueranno a sentire gli effetti dei mancati tour per diversi mesi, pertanto svilupperemo alcune idee su come i fan potranno supportare gli artisti che amano e come questi ultimi possano fornire agli stessi fan nuovi e creativi modi di sostenerli. Sembra stupido, ma il modo migliore per aiutare chi vive di musica è col diretto supporto finanziario».
Del resto, non tutti sono Neil Young e Chris Martin, o magari Bono, che possono fare un concerto in diretta sul web e avere decine di migliaia di contatti. Sono state molte le misure che hanno impattato sull’industria musicale adottate in giro per il mondo a causa dell’emergenza COVID-19, dalla chiusura dei locali a New York allo spostamento del Coachella Festival, allo slittamento dei tour di varie band (ad esempio quello dei Metronomy, o anche quello dei Jethro Tull).