Dall’estero ci dicono «Italia, siamo con te», e li ringraziamo, per carità. E fanno piacere in particolare i messaggi di solidarietà espressi da R.E.M., Joan As Police Woman e J Mascis. Messaggi anche da Sarajevo, dalla Palestina, passando per Israele e altri Stati attorno al mondo (perlopiù extra UE, seppure parole al miele siano arrivate anche dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen), con i segni di vicinanza al popolo italiano espressi tramite proiezioni del tricolore su importanti edifici e monumenti nazionali, ma anche con sventolamento di bandiere italiane e quant’altro.
Tutto questo mentre i media britannici, tedeschi ed europei in generale dedicano ampi ed emozionali servizi a flash mob e dimostrazioni della resilienza del popolo italico serrato in casa a fare aperitivi in conference, organizzare concerti in streaming e rompere l’anima ai vicini suonando in loop It’s The End Of The World As We Know It (And I Feel Fine). Tutto bello, lo ripetiamo. Solo che forse, all’estero, non hanno compreso appieno che l’emergenza COVID-19 tra un po’ riguarderà pure loro. Se non si affrettano a prendere le nostre stesse misure – che forse neanche sono il massimo: probabilmente andrebbe presa a modello direttamente la Cina – il virus si espanderà ovunque.
Qualcosa, però, anche fuori dagli italici confini inizia a muoversi seriamente, anche se purtroppo solo in ordine sparso. Prendete gli Stati Uniti: il sindaco di New York, Bill de Blasio, ha chiuso – tra gli altri – tutti i locali per l’intrattenimento, dalle discoteche alle sale per i concerti, passando per cinema e teatri. Da martedì 17 marzo, nella Grande Mela resteranno aperti solo i bar, ristoranti e caffè che consegnano cibo a domicilio. Si tratta di un provvedimento simile a quello adottato in Italia e che ha come scopo quello di arginare il diffondersi del virus.
«Le nostre vite cambieranno in un modo che solo una settimana fa era impensabile – è il tweet del Comune di NY – Prenderemo una serie di provvedimenti nel tentativo di salvare le vite dei nostri cari e dei nostri cittadini. È il momento di decisioni drastiche. Il virus può espandersi molto velocemente attraverso le interazioni sociali che avvengono in ristoranti, bar e tutti quei posti in cui si sta vicini gli uni agli altri. Dobbiamo interrompere questo ciclo. Da domani, a partire dalle 9, resteranno aperti solo quei locali che consegnano cibo a domicilio, mentre dovranno restare chiusi discoteche, cinema, teatri e sale per concerti».
BREAKING: Statement from @NYCMayor on restaurants, bars and entertainment venues. pic.twitter.com/rMK5rhCPL4
— NYC Mayor's Office (@NYCMayorsOffice) March 16, 2020
Anche perché a preoccuparsi sono pure quelle stesse popstar internazionali protagoniste degli spettacoli che andiamo a vedere. Justin Bieber, per dirne uno, nel condividere su Instagram il video di uno dei numerosi flash mob italiani con protagonista un trombettista che suona il ritornello di Imagine di John Lennon, ha scritto: «Potreste avere il virus e non saperlo. Non diffondete il contagio e state a casa più che potete», per poi chiosare: «Se avete a cuore i vostri genitori, i vostri nonni o i vostri amici, restare a casa e non muovetevi».
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Anche Lady Gaga ha esortato i suoi fan a non avere contatti con gli altri: «Anch’io vorrei vedere i miei genitori e le mie nonne – ha scritto la cantante su Instagram – ma è meglio non farlo, potrei contagiarli, se fossi infetta senza saperlo».
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Il problema è che non tutti hanno afferrato la drammaticità del momento. Prendere il Regno Unito: stadi pieni per i concerti di Morrissey e Stereophonics. Forse perché secondo un esperto inglese sarebbe consigliabile che il 60% della popolazione britannica si infettasse per sviluppare l’immunità di gregge? Lo stesso premier Boris Johnson ha detto: «Molte famiglie perderanno i loro cari». Certo, caro Boris, ma il rischio riguarda anche te.
Nel resto d’Europa, invece, sembra che gran parte dei paesi sia avviata a prendere misure simili all’Italia. Quindi tutti a casa, e al massimo una cantatina dal balcone. Oppure tutti alla radio ad ascoltare l’inno di Mameli. Quando? Venerdì prossimo alle 11 di mattina, momento in cui tutte le emittenti nostrane trasmetteranno in contemporanea Fratelli d’Italia. La radio sì, e pensare che ai tempi della guerra erano gli inglesi ad avere Radio Londra.