La scorsa settimana davano le sue condizioni per gravi ma stabili ma, si sa, il decorso ospedaliero legato al COVID-19 in questi casi è caratterizzato da svolte repentine che non di rado portano alla morte. L’icona del country folk John Prine è deceduto oggi, 8 aprile, presso il Vanderbilt University Medical Center di Nashville per le complicazioni legate al Coronavirus. Aveva 73 anni e il suo quadro clinico risultava già compromesso da alcune patologie pregresse (tra cui un’operazione per cancro al collo) che lo rendevano in partenza un soggetto particolarmente a rischio.
Premiato e lodato con numerosi e importanti riconoscimenti dall’industria musicale (tra cui elenchiamo l’Americana Music Awards e due Grammy per gli album The Missing Years e Fair & Square, del 1992 e 2006), Prine ha iniziato la sua carriera discografica nel 1971 con un omonimo album già significativo per la presenza di brani come Angel from Montgomery e Paradise. Sono seguiti con cadenza regolare altre gemme country folk come Diamonds in the Rough (1972) e Pink Cadillac (1979), mentre risalgono al 1992 e al 2006 i sopracitati dischi premiati con il Grammy nella categoria legata al folk contemporaneo.
Del 2010 l’album tributo Broken Hearts & Dirty Windows: Songs of John Prine in cui figurano alcuni suoi illustri fan come Justin Vernon/Bon Iver, My Morning Jacket, Josh Ritter, Lambchop e altri ancora. Prine era tornato in attività dopo anni di silenzio nel 2017 e 2018, rispettivamente con un live set al Newport Folk Festival (in cui figuravano ospiti come Roger Waters e lo stesso Vernon) e l’album The Tree of Forgiveness. Nei giorni scorsi il folk singer ha ricevuto gli omaggi e le preghiere da parte di Adrianne Lenker dei Big Thief, Jim James dei sopracitati My Morning Jacket e Joan Baez.
