In un’intervista rilasciata al Washington Post, il leader dei Foo Fighters, Dave Grohl, ha affrontato vari argomenti, spaziando a 360 gradi sulla sua carriera. Scorrendo l’articolo, oltre agli inevitabili riferimenti all’infortunio alla gamba occorsogli a metà giugno durante un concerto svedese, si scopre che il musicista è un assiduo consumatore di caffè e un instancabile stacanovista (la sveglia è sempre alle 6:00 di mattina), oltre che – secondo i suoi estimatori – “l’uomo più cortese del rock“.
Pare che il Nostro abbia mollato tutte le droghe a vent’anni e che affronti la vita con un certo humor. Compreso un momento vissuto attorno ai 40 anni, quando alcuni dolori al petto gli fecero pensare di essere sul punto di morire. In ballo, in quel momento, c’era uno show alla Casa Bianca, e Grohl pensò bene di lasciar perdere il dottore e di affrontare l’appuntamento con un paio di aspirine nel portafogli, per poi scoprire successivamente che i dolori erano causati da un consumo eccessivo di caffeina. L’evento dà il metro di quale sia il rapporto dell’ex Nirvana con la musica, vista non tanto come una carriera, ma come una religione: «niente mi fa sentire un essere umano sul pianeta Terra come ascoltare i My Bloody Valentine, Al Green, i Beatles o gli Slayer».
Immancabili i ricordi del periodo con i Nirvana, soprattutto legati al momento successivo alla morte di Kurt Cobain, un periodo in cui il Nostro divenne terribilmente depresso: «non potevo nemmeno immaginare di tornare a suonare la batteria». Fu allora che cominciò a registrare i brani che poi costituirono il primo album dei Foo Fighters.
A proposito del documentario su Cobain, Montage Of Heck, Grohl rivela di non essere riuscito a guardarlo – se non per 10 minuti – e di aver pensato che tutti i filmati di Kurt da bambino lo avrebbero reso triste mentre i momenti più bui nel finale del film lo avrebbero irritato.
