A inizio maggio vi abbiamo dato notizia dell’uscita di OKNOTOKCOMPUTER, ristampa (con all’interno materiale inedito) del celeberrimo disco dei Radiohead, OK Computer, pubblicato in origine nel 1997 e recensito su queste pagine da Stefano Solventi. A tal proposito, Thom Yorke – assieme ai Radiohead – ha rilasciato un’intervista a Rolling Stone America, in cui ripercorre il periodo in cui la band concepì quel disco: «Ero più o meno catatonico [in quel momento]. Provavo una sorta di claustrofobia. Nessun senso del reale. Stavo entrando in una specie di overload informativo, e la cosa è piuttosto ironica, dal momento che ora è molto peggio».
In riferimento al tour che la band intraprese dopo la pubblicazione di The Bends come gruppo spalla di Alanis Morissette (che a quanto pare aveva molto apprezzato il disco), Yorke ricorda: «eravamo diventati esperti nel suonare davanti a persone a cui non interessava nulla di noi. E devo dire che mi piaceva». Il tour fu un banco di prova per alcuni brani di OK Computer, nonché l’apice di un periodo molto impegnativo per la formazione inglese, che partì nel 1992 con il successo ottenuto dal brano Creep, passò per la pubblicazione e il tour di The Bends (nel 1995 i Radiohead collezionarono ben 177 concerti), per poi arrivare alla registrazione del nuovo disco.
In merito al concept alla base di Ok Computer, Yorke rivela: «La paranoia che provavo in quel momento aveva più a che fare con il modo in cui le persone si relazionavano tra loro. Stavo usando una terminologia legata alla tecnologia per esprimere questa cosa. Tutto quello che scrivevo era solo un modo per cercare una connessione con altri esseri umani nonostante fossi[mo] costantemente di passaggio. Dovevo scrivere di quello, perché era ciò che stava accadendo, e si portava dietro una sorta di solitudine e di disconnessione dalla realtà». Un senso di alienazione che tuttavia il cantante provava fin da bambino, anche in seguito al problema all’occhio sinistro (chiuso dalla nascita) che venne risolto quando lui aveva circa sei anni, dopo cinque interventi chirurgici.
Le registrazioni del disco ebbero luogo alla St. Catherine’s Court, una villa elisabettiana piena di riverberi e – a quanto pare – di “presenze”: «a un certo punto, una mattina mi sono alzato, dopo aver ascoltato voci per tutta la notte, e ho deciso di tagliarmi i capelli». Una decisione che tuttavia non portò a un risultato ottimale, dal momento che per farlo Yorke usò le piccolissime forbici di un coltellino tascabile. Eppure, la cosa più soprannaturale che uscì da quelle mura – come giustamente sottolinea Andy Greene, il giornalista responsabile dell’articolo – fu proprio OK Computer.
Per un ulteriore approfondimento, vi rimandiamo alla pagina dedicata del sito internet di Rolling Stone America.

